«Il caro affitti, contro cui gli studenti protestano a Milano, è una problematica a cui il governo deve partecipare, dopodiché Milano anticipa i problemi e non li nasconde». È tornato così sul tema del caro locazioni il sindaco Giuseppe Sala, ormai abituato a intervenire sui problemi solo quando può scaricare su altri la palla. Sostenuto da una campagna mediatica dei grandi giornali, il primo cittadino arcobaleno sembra essersi accorto solo da poco dell’andamento del mercato immobiliare di Milano. Nessuna analisi delle attività non portate avanti dal suo omonimo Giuseppe Sala che governa il capoluogo meneghino da quasi sette anni. Nessun esame di coscienza in relazione al fatto che in tutto questo tempo non siano stati costruiti studentati, magari in accordo con i Comuni della cerchia. Nessun esame di coscienza sull’aumento dei costi dei mezzi pubblici e sulla contestuale riduzione delle corse. È legittimo immaginare che gli studentati non siano in centro, bene che siano in periferia o in un altro Comune purché siano ben collegati. Di questo una amministrazione locale si dovrebbe occupare. Invece dal palco dell’auditorium Verdi presentando la nuova stagione sinfonica, il sindaco ha aggiunto: «Oggi leggo che stanno protestando anche a Firenze e a Roma, purtroppo diventerà una questione che si diffonderà in Italia. Ma noi cerchiamo di affrontarla, giovedì (domani, ndr) incontriamo i rappresentanti degli studenti e dei rettori dell’università a Palazzo Marino». Chiaro l’intento. Le giovani che hanno finto di protestare accampandosi nella piazza antistante il Politecnico non sono altro che quarte colonne del Pd. Un po’ come lo sono state le sardine prodiane a Bologna. Le campeggiatrici sono servite ad alzare la palla. Ed ecco che il Pd e i suoi sindaci sono pronti a schiacciare. L’ex manager di Expo ha già fatto sapere che intende allinearsi con i colleghi di Firenze, Roma e Bologna.
Attenzione, il rischio che passi una sorta di intervento pubblico contro la proprietà privata è elevato, in quanto sostenuto in modo trasversale. Venezia è capofila. Per prima ha imposto vincoli stringenti agli affitti brevi. Ma l’altro ieri il ministro dell’Università, Anna Maria Bernini, è andato in scia. Ha fatto sapere di essere pronta a creare un tavolo interministeriale per valutare la calmierazione dei prezzi. Anche il ministro del Turismo, Daniela Santanchè, ha comunicato l’intenzione di intervenire a livello nazionale con nuove normative per l’utilizzo di abitazioni private per ospitare i turisti. Tutte le parti in causa esprimono sfumature diverse ed è, in aggiunta, innegabile che l’inflazione abbia riacceso i prezzi e travolto i costi degli affitti. Non vogliamo in alcun modo negare l’esistenza di problemi abitativi (in Italia ci sono oltre 500.000 persone con sfratti esecutivi contro le quali nessuno interviene) ma è certo, senza entrare nel sottile delle sopraddette sfumature, che la strada dei prezzi calmierati è un errore.
Basti prendere ad esempio come è andata in Germania. Nel 2015 il governo fece approvare la legge «Mietendeckel» che imponeva a Berlino un tetto massimo degli affitti. I proprietari si trovano a subire l’imposizione, salvo dare mandato alle associazioni di categoria di fare ricorso. Molti locatori hanno rilasciato contratti che indicavano i due prezzi, quello di mercato e quello calmierato. Nel 2021 la Corte di Karlsruhe ha dichiarato la legge incostituzionale e ha imposto agli affittuari di restituire lo sconto di cui avevano beneficiato. Imposizione valida anche in caso di disdetta del contratto. Per sopperire al caos e alla mancanza di liquidità da parte di molti affittuari, fu la città di Berlino, e quindi i contribuenti, a versare il dovuto. Nel frattempo il governo, per placare gli animi, ha inventato un sistema di comparazione dei prezzi a cui i proprietari sono in parte vincolati. Nulla a che vedere con l’esperienza fallimentare dei sei anni di affitti calmierati. Basterebbe questo per voltare pagina e capire che il mercato ha leggi che si regolano perfettamente e che lo Stato può aiutare i cittadini su una strada parallela: costruire abitazioni pubbliche. Il clima complessivo in Europa non è però rassicurante.
Il governo della Catalogna ha deciso proprio ieri di espropriare gli appartamenti vuoti dei grandi proprietari. (che cosa significhi grandi ancora non è dato sapere). «Una volta espropriati gli immobili verranno messi a disposizione dei cittadini vulnerabili e a rischio di esclusione», si legge in una nota che anticipa il nome dei 14 Comuni catalani che avvieranno il percorso di matrice sovietica. In Italia giace da circa quattro anni un emendamento al Senato a firma Pd che mira a fare esattamente la stessa cosa. Antenne alzate, e soprattutto è bene che il centrodestra non si faccia trascinare in un dibattito dal quale uscirebbe perdente e che lederebbe uno dei capisaldi dei suoi elettori: la proprietà privata.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >