
Il gruppo Bf mette a segno un’operazione che segna uno spartiacque nel settore agroindustriale italiano con la nascita di un gigante da 3 miliardi di euro. Ieri Bf ha infatti formalizzato l’acquisizione della F.lli Martini per 220 milioni di euro segnando il cambio di scala: non più semplice filiera agricola, ma piattaforma integrata dell’alimentare, dal seme alla proteina.
La F.lli Martini non è un nome qualsiasi. È una holding industriale con oltre 100 anni di storia. È nata quando Enrico Martini vendeva granaglie ed è diventata un gruppo strutturato su tre assi: mangimistica, zootecnia e alimentare. Un «ecosistema produttivo» con un fatturato di circa 1,2 miliardi e un margine operativo di 72 milioni. Numeri che spiegano perché, oggi, valga molto più di una semplice operazione di M&A: è un pezzo di filiera che cambia proprietario industriale, ma non identità.
L’architettura finanziaria è più articolata di un semplice assegno. I soci venditori reinvestiranno 20 milioni nella newco, mantenendo così circa il 15% del capitale. Una scelta che sa di continuità controllata: si esce, ma non del tutto. Anche la governance viene declinata nel segno della continuità operativa. Antonio Montanari e Filippo Martini resteranno al loro posto: il primo presidente, il secondo amministratore delegato. Una scelta che in questi casi vale quanto una clausola finanziaria. I senso dell’operazione va ben oltre il perimetro finanziario. Per Bf si tratta di un tassello decisivo nella strategia di integrazione verticale e crescita dimensionale. L’obiettivo dichiarato è quello di arrivare a 3 miliardi di fatturato, costruendo un modello che non si limiti a produrre, ma controlli l’intera catena del valore agroalimentare.
La lettura strategica è chiara: presidiare la filiera delle proteine animali, oggi uno dei punti più sensibili dell’equilibrio alimentare globale. Non è un caso che Federico Vecchioni, presidente esecutivo di Bf, abbia sottolineato come il gruppo intenda rafforzare il presidio su questo segmento, considerato «strategico per la crescita del valore economico e sociale dei contesti produttivi di riferimento». Tutto questo perché chi controlla le proteine, controlla una parte sempre più rilevante della geopolitica del cibo. E infatti lo sguardo non si ferma all’Italia. Bf International sta accelerando investimenti in Africa anche grazie al Piano Mattei, sviluppando modelli operativi integrati e sostenibili. In questo scenario, le competenze e i volumi di F.lli Martini diventano un asset esportabile: soprattutto in un continente dove la domanda di carne avicola è destinata a crescere in modo esplosivo nei prossimi decenni. Il quadro che emerge è quello di un gruppo che si sta progressivamente spostando da logiche agroalimentari tradizionali a una dimensione più industriale, quasi infrastrutturale. Non più solo produzione agricola, ma sistema organizzato di approvvigionamento globale. Un salto che si riflette anche nei numeri: l’integrazione di F.lli Martini potrebbe spingere il margine operatiovo complessivo di Bf oltre la soglia dei 300 milioni, segnando un cambio di taglia. Un salto importante mentre la società si appresta a uscire dalla Borsa ma con l’intenzione però di tornarci rapidamente.
F.lli Martini, con i suoi 107 anni di storia, entra in una nuova fase, dentro un progetto che prova a trasformare la filiera italiana del cibo in una macchina e globale.





