Permesso di soggiorno alla vedova
Ansa
La moglie di Satnam Singh, il bracciante in nero morto dopo un incidente sul lavoro a Latina, ottiene una protezione speciale. Il sindaco: «Porteremo qui sua madre».

La terribile vicenda di Satnam Singh, il bracciante indiano di 31 anni morto dopo essere stato più di due ore col braccio amputato e le gambe lacerate, perdendo molto sangue – ed esser stato abbandonato in quelle tragiche condizioni davanti casa dal proprietario dell’azienda dove lavorava in nero in provincia di Latina – continua in queste ore ad essere al centro di nuovi sviluppi. A breve dovrebbero essere resi noti gli esiti dell’autopsia, svoltasi giovedì all’Ospedale San Camillo di Roma. Il referto è particolarmente atteso perché l’esame autoptico servirà a stabilire se, nel caso fossero stati chiamati con tempestività i soccorsi, l’uomo si sarebbe potuto salvare – ipotesi già accreditata come probabile da molti.

Nel frattempo, il macchinario avvolgi-plastica per coprire le piantine sul terreno che ha causato il tragico incidente è stato sequestrato insieme al trattore e a tutta l’area dove sorge l’azienda, mentre i carabinieri del Comando provinciale di Latina stanno ascoltando gli altri braccianti che erano al lavoro con Singh. In tutto ciò, dalla Procura di Latina resta indagato per omicidio colposo e omissione di soccorso Antonello Lavato, l’uomo di 37 anni – che al momento è anche l’unico indagato – cotitolare insieme al padre Renzo dell’azienda agricola di borgo Santa Maria dove, appunto, si sarebbe verificato l’incidente sul lavoro. Come si diceva, l’inchiesta, coordinata dal procuratore Giuseppe De Falco e dal pubblico ministero Marina Marra, ha già portato gli investigatori a interrogare numerosi testimoni. Fra questi, un altro lavoratore indiano che, ascoltato giovedì dai carabinieri, ha raccontato che Lovato non solo «non era in preda alla paura» ma, dopo aver lasciato Singh moribondo davanti a casa sua, si sarebbe fatto una doccia, lavando poi il pulmino sporco di sangue dell’uomo ed avrebbe cercato anche due avvocati; il tutto, ignorando le suppliche di quella che oggi è la vedova del bracciante, Alisha detta «Soni», che lo implorava di portare il marito in ospedale.

Diversa la versione data dai Lovato non solo sull’accaduto, attribuito a una «leggerezza» di Singh, ma anche su particolari come il compenso – che sarebbe stato di otto euro e mezzo l’ora, non quattro – e sulla sua mancata assunzione regolare, «solo perché non aveva i documenti. Stavamo cercando di sanarlo». Invece la moglie della vittima, da un lato ha confermato quanto detto da altri testimoni, dall’altro ha sottolineato come a tutti fossero stati tolti cellulari, appositamente per evitare che si chiamassero i soccorsi. A seguito di quanto accaduto, il questore della provincia di Latina, Fausto Vinci – dopo il parere positivo della Procura di Latina, e sula base di quanto recita l’articolo 18 del Testo unico dell’immigrazione – ha rilasciato alla vedova un permesso di soggiorno per motivi di protezione speciale. Per questo la donna ieri è stata accompagnata nell’ufficio passaporti di palazzo M, in pieno centro a Latina, da una mediatrice culturale e da Laura Hardeep Kaur, segretaria della Flai Cgil di Latina e Frosinone.

In questo modo «Soni» vede regolarizzata la sua posizione, dato che era irregolare in Italia da tre anni. Poco prima del rilascio del permesso di soggiorno, la donna ha avuto un incontro con il sindaco, Matilde Celentano, a cui ha espresso il desiderio di avere accanto a sé sua madre, che vive in India. «Mi sono presa carico della richiesta e mi muoverò con le istituzioni competenti per permetterle di avere accanto la sua famiglia», ha dichiarato la Celentano, manifestando vicinanza alla vedova.

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