• Il gruppo Leonardo sta per siglare un accordo con Comac per partecipare alla produzione del nuovo Cr929: il cambio di rotta arriva dopo anni in cui i rapporti internazionali erano finiti in secondo piano. Si aprono spazi anche in India, dove ora spadroneggia la Francia.
  • Il Dragone vuole nuovi grandi droni sia per il trasporto di merci, sia per impiego militare e cerca partner tecnologici in tutto il mondo. La volontà, oltre quella della difesa, è poter trasportare da una a cinque tonnellate di merci rapidamente all’interno del grande Paese.

Lo speciale contiene due articoli.

Grandi manovre e ottime possibilità in vista per l’industria aerospaziale italiana. Leonardo (Finmeccanica) starebbe formalizzando un accordo con il colosso cinese Comac (Commercial aircraft of China), per la fornitura di strutture e parti della fusoliera del nuovo aeroplano per trasporto passeggeri Cr929, un bireattore con cabina larga (classe wide body) che sulla carta farebbe concorrenza al Boeing 787. Un aeroplano che la Cina sta sviluppando insieme con la russa United aircraft corporation (Uac), ovvero il grande consorzio di aziende aerospaziali voluto da Vladimir Putin, che raggruppa i nomi più illustri della tradizione aerospaziale dell’ex Unione sovietica.

L’occasione per l’Italia è ottima sia dal punto di vista industriale, sia da quello politico, poiché internazionalizzare le attività aerospaziali è un’attività che paga sul lungo periodo e nella quale l’Italia, dopo gli anni Ottanta, l’Italia ha progressivamente ceduto terreno ad altre nazioni.

Per Leonardo, che sul versante atlantico vanta consorzi importanti (tra tutte, le attività negli Usa), questa rappresenta una porta d’ingresso nell’industria aeronautica cinese, un colosso da quasi 200.000 dipendenti che per precisa missione governativa deve portare la Repubblica popolare al passo con le industrie occidentali entro il 2035. Nessuna nazione vuole perdere questo treno, ma l’Italia stavolta si trova in una posizione di lieve vantaggio poiché ha già maturato ampia esperienza grazie alle attività di Superjet international (Sji), la joint venture creata tra l’italiana Alenia Aermacchi e la russa Sukhoi nel 2007 con un rapporto azionario del 51% a favore degli italiani.

L’intento, allora, era quello di creare e commercializzare l’aeroplano da 100 posti. Nel 2016, quando Alenia Aermacchi era confluita nella divisione aerostrutture di Leonardo, il 90% delle quote era stato ceduto ai russi mantenendo soltanto un 10%. I russi hanno sempre dimostrato grande apprezzamento per la qualità del lavoro italiano, ed essendo storicamente legati alla Cina per le forniture aeronautiche, civili e militari (la produzione cinese è ancora ampiamente realizzata su licenze russe) vedono con favore l’ingresso di Leonardo nel programma Cr929.

Insomma, come se, 40 anni dopo e nonostante i successi raggiunti da nostro Paese con la produzione di velivoli Atr (il cui ad e parte della governance sono italiani), stessimo cercando di riparare all’errore di non essere voluti entrare direttamente e con decisione nel consorzio europeo Airbus.

Ma l’Europa dell’industria aeronautica è sempre divisa. Uno schiaffo alla politica della difesa unica europea e al tempo stesso un monumento alle politiche industriali nazionali è quanto sta facendo la Francia in India: la Dassault, che nel settembre 2016 aveva stipulato un accordo intergovernativo per la fornitura di 36 velivoli militari Rafale, si è impegnata a compensare all’India il 50% del valore dell’acquisto dei jet attraverso una serie di joint venture, utilizzando il consorzio creato nel febbraio del 2017 e chiamato Dassault reliance aerospace ltd (Dral), che dall’ottobre 2017 si sta organizzando per produrre a costo inferiore rispetto a quanto avvenga in Francia, dapprima parti per i jet d’affari Falcon 2000 e, in una seconda fase, anche elementi per i velivoli Rafale. Non a caso una squadra formata da diversi manager e capireparto indiani si è trasferita per sei mesi a Biarritz, presso gli stabilimenti di Dassault, al fine di completare l’addestramento intensivo ai processi produttivi francesi. E proprio con l’India potrebbe essere arrivata anche la grande occasione italiana dopo sette anni di rapporti molto tesi per le vicende dei nostri fucilieri e degli elicotteri Agustawestland: la presidenza del Consiglio ha confermato la visita della delegazione italiana a Delhi nell’ambito dei lavori dell’India Italy technology summit che si svolgerà il 29 e 30 ottobre prossimi. Occasione nella quale il nostro premier Giuseppe Conte incontrerà il primo ministro indiano Narenda Modi.

Un viaggio che vedrà anche la partecipazione di diverse aziende italiane operanti in più settori, dall’Ict per la sicurezza cibernetica e le telecomunicazioni, all’aerospazio, con progetti su satelliti, componentistica aeronautica, sistemi elettronici ed aeroporti, ma anche iniziative per la creazione di progetti congiunti nell’ambito dell’energia pulita, della sanità, dei trasporti e della cultura. Comprese le opportunità di riconoscere i titoli di studio tra i due Paesi, scambiarci ricercatori e condividere i risultati di progetti di ricerca. Un treno da non perdere per nessun motivo.


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