Le nozze di Mps diventano un salasso per il Tesoro
I crolli di Borsa impongono enormi minusvalenze all’azionista pubblico. E la data della vendita si avvicina.

La quarantena da Coronavirus per le banche in Borsa rischia di costare cara al Tesoro che entro fine anno deve uscire dal capitale del Monte dei Paschi di cui ancora oggi controlla quasi il 70 per cento. Il titolo dell’istituto senese ieri ha lasciato sul terreno di Piazza Affari un altro 5% a 1,73 euro. Il prezzo di carico di Mps per l’azionista pubblica era stato di 6,49 euro per la prima tranche della ricapitalizzazione, e di 8,65 euro per il burden sharing. Non solo. Quando il titolo Mps era in procinto di tornare in Borsa a fine ottobre 2017 dopo dieci mesi di stop, la banca senese aveva indicato un valore «prudenziale» delle sue azioni di 4,28 euro. Agli attuali valori il Mef rischia dunque di portare a casa una minusvalenza miliardaria.

Il Coronavirus sta complicando anche un’altra partita calda del risiko bancario, cioè l’operazione Intesa-Ubi. Alcuni fra i principali soci di Ubi hanno già alzato le barricate di fronte al blitz di Carlo Messina: il patto di consultazione Car sta arrotondando la sua quota dal 17,8% fino al 20% circa, grazie all’ingresso di Cattolica assicurazioni. Contrari, ma meno rigidi, quelli del Patto dei Mille, che ha l’1,6%. Questi due gruppi sperano che anche il Sindacato azionisti bresciani (8,5%) si aggreghi fra gli oppositori per arrivare così a quel 33,4% che sbarrerebbe la strada a Messina. Con il 50% più uno delle azioni favorevoli all’Ops, Intesa determinerebbe comunque il nuovo cda di Ubi e potrebbe fare piazza pulita di tutta la prima linea dei manager. Nel frattempo c’è chi insiste a considerare tra le possibili alternative di Ubi una liaison con il Monte. Gli azionisti di Ubi dovrebbero però convincere i fondi stranieri (20%) e i soci più piccoli (50%) ad aprire il portafoglio e finanziare un matrimonio complicato con Siena mentre con l’Ops di Intesa diventerebbero soci della prima banca italiana a costo zero. Secondo: nei conti di Rocca Salimbeni, oltre alle sofferenze da vendere (il progetto di cessione a Amco è in attesa del via libera Ue), ci sono 4-5 miliardi di cause legali e, per sterilizzare il fondo rischi, sarebbe necessario un intervento dello Stato. Terzo: accettando la staffetta con Ubi sul Monte, il governo farebbe uno sgarbo clamoroso alla banca «di sistema» Intesa, che in pancia ha qualche decina di miliardi di debito pubblico.

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