Ci sono i conti del trimestre che hanno superato le previsioni della vigilia. C’è la strategia industriale che continua a puntare su depositi e mutui (e trova quindi terreno fertile nel Belpaese). C’è il legame storico con l’Italia, perché Ing resterà l’istituto di credito che ha sdoganato, attraverso il conto Arancio nel 2001, i conti di deposito on line e il sistema delle banche digitali. E ci sono le dichiarazioni dell’amministratore delegato, Steven van Rijswijk, che non nasconde la delicatezza del momento, ma ammette che le mire espansive della sua banca non sono cambiate: «Naturalmente terremo conto dell’incertezza», spiega, «ma questo non ci ha distolto dalla ricerca di opportunità per eventuali acquisizioni». Ecco perché da quando, poche settimane fa, si era vociferato di un interesse di Ing per la Banca Popolare di Sondrio, durante la presentazione del nuovo piano industriale di Unipol che detiene il 19,7% dell’istituto valtellinese e il 24,6% di Bper, quelle indiscrezioni non si sono mai del tutto sopite. Nonostante lo scorso febbraio Bper abbia annunciato un’offerta di scambio da 4,3 miliardi su Sondrio. Offerta che peraltro, agli attuali prezzi, è a forte sconto.
Cosa può succedere adesso? Un mese fa il presidente di Unipol, Carlo Cimbri, aveva fatto intendere che la corsia preferenziale restava quella del consolidamento interno, ma al tempo stesso non aveva escluso nulla. Quindi neanche l’arrivo di un terzo incomodo. «Pare che un gruppo dai colori arancioni», aveva detto Cimbri, «abbia dato mandato a legali locali di studiare un’operazione sulla Popolare di Sondrio. Non abbiamo amici o nemici eterni, eterni sono solo i nostri interessi, se ci fanno commuovere (evidentemente con un’offerta al rialzo, ndr) siamo aperti a qualsiasi cosa. Poi come italiano preferirei un consolidamento del sistema finanziario italiano piuttosto che una scorribanda di stranieri». Più chiaro di così.
Ecco perché le voci che vogliono la banca dei Paesi Bassi pronta a una controfferta restano così attuali. Lo studio legale al lavoro per una possibile contro Opa sarebbe stato Erede. Ma restiamo nell’ambito delle voci, perché nessuna conferma era ed è arrivata dai diretti interessati.
Le novità però dicono che Ing è in salute e che il suo rapporto con l’Italia è sempre più solido. Gli olandesi hanno chiuso il primo trimestre 2025 con un utile netto di 1,455 miliardi di euro, in calo del 7,8% su anno ma superiore al consensus, pari a 1,4 miliardi. I ricavi sono saliti dell’1% a 5,64 miliardi di euro, battendo le previsioni di 5,62 miliardi. E il Common Equity Tier 1 si è attestato al 13,6% ed è stabile rispetto al trimestre prima. Così, alla luce di questi risultati Ing ha annunciato un’operazione di riacquisto azioni proprie da 2 miliardi di euro, in linea con quanto atteso dal mercato. L’istituto di credito ha confermato la guidance per il 2025 e ha affermato che è sulla buona strada per raggiungere gli obiettivi al 2027.
In Italia, sono cresciuti clienti (1 milione 272.000), raccolta diretta (+3,4%) e impieghi (+14,8%), grazie soprattutto alle ottime performance di mutui, prestiti personali e finanziamenti destinati alla clientela corporate. Insomma, i piani vanno avanti, e le strategie della banca orange prevedono una crescita anche attraverso il canale dell’M&A. Sicuramente per Ing l’Italia è un mercato molto attraente, ma anche il più complicato, viste le grandi operazioni in gioco e la mannaia del Golden power pronta a entrare in partita, facendo le pulci a qualsiasi operatore straniero (e anche non straniero) dovesse affacciarsi nel grande risiko del credito tricolore.
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