Renault molla l’elettrico: i rischi per Roma
Getty Images

Ci sarà il «Piano Italia» al centro dell’incontro tra il gran capo di Renault, François Provost, e il ministro delle Imprese, Adolfo Urso. Il vertice in Italia (la richiesta sarebbe partita d’Oltralpe) è previsto tra la metà e la fine di maggio (secondo quanto risulta alla Verità la data del 19 è evidenziata con un circoletto rosso) e segna il culmine di una serie di altri colloqui preparatori tra le parti.

L’obiettivo è fare il punto sulle varie partite aperte nel Belpaese, partendo da un presupposto: l’intenzione della casa automobilistica francese a livello globale di fare una decisa retromarcia (il progetto «futuREady» si concentra sull’ibrido) rispetto agli obiettivi sull’elettrificazione della produzione che cozzano plasticamente con la realtà. Per carità, nulla che non sia in ballo anche tra gli altri grandi player dell’automotive. Perché la sbornia per le EV complice la spinta del Green deal europeo è stata collettiva e adesso un po’ tutti provano a metterci una pezza. Con una consapevolezza: far rientrare il dentifricio nel tubetto e assai più complicato che farlo uscire e quindi il riposizionamento per nessuno sarà indolore.

Torniamo quindi al Piano Italia, quello che il precedente ad, Luca de Meo, aveva disegnato su misura per il Belpaese. De Meo è un ex Marchionne boys (come Antonio Filosa, l’attuale ad di Stellantis, del resto) e aveva avuto un approccio meno «incauto» e più pragmatico sull’elettrico. Anzi, da presidente di Acea (l’associazione dei costruttori) era stato tra i primi a tirare il freno rispetto all’elettrificazione senza se e senza ma. Il suo mantra, purtroppo inascoltato, partiva dalla richiesta di una maggiore flessibilità normativa e arrivava fino all’idea che in mancanza di infrastrutture adeguate, la transizione sarebbe stata un bagno di sangue. E in effetti è andata proprio così. Questo per dire che i progetti di De Meo non erano una sorta di elenco utopistico di desiderata, ma obiettivi che a metà del 2022 sembravano realistici, e che poi con il reiterarsi degli errori politici di Bruxelles sono diventati complicati da raggiungere.

Ma cosa ha in ballo Renault in Italia? Da una parte c’era un rafforzamento significativo degli acquisti sulla filiera nazionale, soprattutto lato componentistica e siderurgia con volumi stimati per alcuni miliardi di euro in un arco temporale di 5 anni. Rafforzamento che aveva ben impressionato il governo. Il problema è che i riscontri, soprattutto lato industriale, parlano di un volume di commesse che sta disattendendo le attese. Non solo. Perché tra i dossier discussi con le istituzioni rientrava anche la possibilità di rafforzare le attività tecnologiche e le competenze sui software per l’automotive. E anche questa pratica è rimasta sulla carta, anzi, a dirla tutta, non è mai decollata.

Ma forse la partita più spinosa riguarda Free To X, la società strategica per la realizzazione di nuove colonnine di Autostrade per l’Italia. Le infrastrutture che De Meo considerava centrali e che contava di realizzare grazie alla collaborazione con Aspi, controllata da HRA (Holding Reti Autostradali), il veicolo che ha come socio di maggioranza Cdp Equity (51%) e come altri azionisti Blackstone Infrastructure Partners al 24,5% e i fondi gestiti da Macquarie Asset Management con il restante 24,5%. Insomma un mix pubblico-privato.

Renault ha una partecipazione praticamente paritaria con Aspi nel capitale di Free to X e il governo si aspetta che collabori attivamente al raggiungimento degli obiettivi originari che prevedevano la realizzazione di almeno 400 nuove stazioni di ricarica in tempi rapidi.

I numeri restano gli stessi? François Provost ha intenzione di garantire l’impegno di Renault nel progetto nonostante il ridimensionamento sull’elettrico? Sono questi alcuni degli interrogativi che dovrebbero trovare risposte adeguate dopo l’incontro con il ministro Urso. Questione di giorni e se ne saprà di più. Anche perché se i riscontri lato transalpino non dovessero essere convincenti, non è escluso che si vada alla ricerca di partner diverso sul mercato.

Da non perdere

I cinesi hanno rifatto la Fiat Tipo (ma senza tasti)
Auto&Motori

I cinesi hanno rifatto la Fiat Tipo (ma senza tasti)

Leapmotor, partner di Stellantis, vuole sbancare il mercato europeo con la B05. Prezzo, abitabilità e consumi sono da urlo. Ma ogni regolazione passa dal grande display centrale, scomodo mentre si guida. Il bagagliaio non è il massimo, il comfort sì.

Tiguan celebra 20 anni con la nuova edizione
Auto&Motori

Tiguan celebra 20 anni con la nuova edizione

Il suv, il cui nome deriva dalle parole «tigre» e «iguana», rappresenta uno dei modelli più longevi di casa Volkswagen. Sander (membro del cda del colosso di Wolfsburg): «Ha qualità e versatilità per i clienti». Il prezzo parte da 45.300 euro.

Basta una foto e subito scatta l’Alfa mania
Auto&Motori

Basta una foto e subito scatta l’Alfa mania

Emanuele Cappellano, responsabile delle attività europee di Stellantis, ha svelato al Mimit la prima immagine del prossimo Suv del Biscione. Sarà l’erede della Tonale e uscirà dalla fabbrica di Melfi. Per Cassino, l’ancora di salvezza è la Maserati.

Parilla, storia delle moto con il «levriero»
Auto&Motori

Parilla, storia delle moto con il «levriero»

Fondata nel 1946 da Giovanni Parrilla, tecnico della meccanica diesel, la casa milanese divenne simbolo di eleganza, innovazione e sportività. Dalla raffinata 250 alla celebre 175, dagli scooter ai motori da kart, una storia di eccellenza tecnica conclusa nel 1967 ma ancora viva tra gli appassionati.