In Europa il settore soffre per le follie green e la concorrenza di Tesla e case cinesi. Ferrari però cresce grazie all’attesa della nuova F80. Bene Renault. E ora arriva lo tsunami delle nozze Honda-Nissan.

Il settore automobilistico resta sempre sotto la lente degli investitori, specialmente ora che Honda e Nissan sono in procinto di fondersi. Questa operazione, se confermata, rappresenterebbe il più grande consolidamento nel settore dal 2021, quando Fiat Chrysler e Psa diedero vita a Stellantis. Honda e Nissan occupano rispettivamente il secondo e il terzo posto tra le case automobilistiche giapponesi dopo Toyota. La mossa sembra dettata dalla necessità di competere nel mercato globale delle auto elettriche, dove i produttori cinesi stanno diventando predominanti: il Dragone ha rappresentato quasi il 70% delle vendite mondiali di veicoli elettrici nel mese di novembre.

In Europa un clamoroso autogol è stato quello dell’Ue sulla transizione verso i veicoli elettrici. Queste politiche stanno contribuendo alla deindustrializzazione, lasciando campo libero ai produttori cinesi e a Tesla, ovvero a nuovi attori. Non ci voleva molto a capirlo, ma l’ideologia verde dei politici europei ha prevalso e a questo punto sarà difficile uscirne, se non con pesanti ristrutturazioni o sostegni pubblici all’industria sotto il ricatto di massicci licenziamenti.

In Cina (e non solo) brilla la stella di Byd ma tutti i produttori cinesi stanno facendo progressi significativi nel settore delle auto elettriche e ibride, concentrandosi su autonomia e dotazioni tecnologiche avanzate. Questi veicoli, come quelli di Byd e Xiaomi, offrono funzionalità di intrattenimento innovative e capacità avanzate di guida autonoma. Il mercato cinese, caratterizzato da acquirenti giovani ed esperti di tecnologia, sta guidando questa evoluzione, lasciando le case automobilistiche occidentali in ritardo.

L’andamento delle quotazioni in Borsa nell’ultimo anno mostra chiaramente chi sono i perdenti e vincenti, con le case europee quasi tutte a picco (a eccezione di Renault dove Luca de Meo sta lavorando bene e ha in Dacia il cavallo vincente). Stellantis e Volkswagen non se la passano bene nemmeno nei marchi di punta come Porsche, in forte difficoltà di vendite e di strategie.

Corre un altro campionato Ferrari che ha ottenuto ottimi risultati, con un aumento del 30% in Borsa grazie anche alle aspettative positive della nuova F80. Quest’auto, dal costo di 3,6 milioni di euro, ha attratto giù numerosi collezionisti disposti a pagare cifre molto più elevate sul mercato grigio. Ferrari si aspetta che la F80 contribuisca significativamente al suo fatturato nei prossimi anni, con margini di profitto elevati. Entro il 2026, si prevede che questo modello rappresenterà il 2% delle vendite in termini di volume, ma ben il 20% dell’utile operativo, migliorando la redditività a livelli paragonabili a marchi di lusso come Hermès.

Nel Regno Unito, Jaguar, parte del gruppo Tata motors, sta cercando di reinventarsi con il lancio del modello Type 00 «Barbie», sebbene la sua campagna pubblicitaria abbia suscitato un’ondata di critiche senza precedenti. L’azienda ha abbandonato il simbolico giaguaro sul cofano per puntare sulla diversità e l’arte, suscitando reazioni contrastanti.

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