Cosa sarebbe accaduto se la Germania avesse continuato ad investire nel nucleare anziché abbandonarlo in favore delle energie rinnovabili? Sarebbe successo che avrebbe risparmiato un sacco di soldi ed anche un’enormità di emissioni di gas serra. A dirlo non siamo noi «negazionisti» de La Verità, bensì l’esperto norvegese Jan Emblemsvag della Norwegian University of Science and Technology. E lo afferma con uno studio che sta facendo il giro del mondo. Il paper smonta infatti un luogo comune molto diffuso nell’immaginario collettivo e duro a morire: quello che i tedeschi siano gente razionale e che sappia far di conto. Ebbene non è così! Almeno in questo caso.
«Die Energiewende» (che tradotto significa «Rivoluzione energetica») è il pomposo nome affibbiato alla politica energetica tedesca. Questa consiste sostanzialmente nello sbarazzarsi del nucleare oltre che delle odiate fonti fossili (carbone, petrolio e gas) per sostituirle con l’energia del sole, del vento e con quella derivante dalla combustione dei rifiuti organici (Variable renewable energy o Vre). Insomma, il verde che più verde non si può. Quanto costa tutto questo (delirio)? Anzi quanto è costato visto che la rivoluzione è iniziata nell’ormai lontano 2002? Più o meno 700 miliardi; 387 miliardi sono gli investimenti pubblici e 310 miliardi i sussidi perché i privati ne facessero altri di questi investimenti. Che evidentemente un gran bell’affare non dovevano essere altrimenti a che sarebbe servito l’aiutino pubblico? Non che in Germania fossero tutti d’accordo. Un organismo dal nome impronunciabile (Bundesrechnungshof) esattamente due anni fa scriveva che «la transizione energetica conosciuta con il nome “Energiewende” minaccia l’economia tedesca e schiaccia la capacità finanziaria delle imprese tedesche energivore ma anche delle famiglie». Insomma, la tocca pianissimo. E non stiamo parlando proprio degli ultimi arrivati visto che è l’organo in questione è la Corte Federale dei Conti. L’abbandono del nucleare da parte della Germania (detto «phase out») si concentra in tre date chiave: il 2011, il 2021 ed il 2023. In questi tre anni la Germania si sbarazza infatti di quasi il 75% della propria capacità produttiva in termini di energia atomica. E la sostituzione col verde è stata praticamente perfetta visto che gli impianti nucleari dismessi producevano quasi 186 miliardi di Kwh. Giusto per darvi un’idea oltre il 50% della corrente che l’Italia consuma in un anno. Sostituiti appunto con circa 182 miliardi di energia rinnovabile Vre. I cantori del verde reclamano in proposito un successo in termini di emissioni di gas serra: quello (indiscutibile) di aver ridotto le emissioni di gas serra dal miliardo di tonnellate del 2002 ai 746 milioni del 2022. Una riduzione del 25% circa. Ma sempre sul tema quei guastafeste della Corte dei conti tedesca non sembrano essere affatto d’accordo: «Già nel 2016» scrivevano sempre nel 2021 «ci siamo occupati di transizione energetica. E siamo arrivati alla conclusione che il Bmwi (ministero degli Affari economici e della politica climatica, ndr) stesse coordinando e gestendo la transizione energetica in modo inadeguato. Lo sforzo enorme e il grande fardello imposto ai cittadini ed all’economia erano sproporzionati rispetto ai magri risultati ottenuti fino a quel momento». Allo stesso risultato arriva tre anni più tardi Emblemsvag con questo articolo pubblicato sull’International Journal of Sustainable Energy.
L’esperto norvegese ovviamente premette quali siano state tutte le difficoltà nel reperire i dati per effettuare la simulazione ed avverte il lettore che la cautela è d’obbligo. Ma arriva poi a delineare un programma di investimenti di ben 364 miliardi. Sottolineo ancora, qualora ce ne fosse bisogno, che stiamo parlando di quasi il 50% di quanto invece la Germania ha effettivamente speso per la sua Energiewende nello stesso periodo. Con questo programma di investimenti, le cui stime sono basate sui più recenti investimenti effettuati nel settore, la produzione annua di energia elettrica ottenuta con gli impianti nucleari sarebbe passata dai 186 miliardi di KWh del 2002 ai 372 del 2022. In pratica la produzione di energia elettrica grazie all’atomo sarebbe esattamente raddoppiata. Ma alla Germania per andare avanti servono poco meno di 500 miliardi di KWh ogni anno per alimentare la sua economia. Mancano cioè all’appello 121 miliardi di KWh che sarebbero potuti tranquillamente arrivare dai tanto odiati fossili. Ma la cosa assolutamente incredibile e sorprendente è che oggi la Germania con la sua transizione verde non ottiene 121 miliardi di KWh bruciando i fossili bensì 216 miliardi.
Avete capito bene. La Germania avrebbe risparmiato la metà dei soldi che ha speso e le emissioni di gas serra derivanti dagli odiati carbone, gas e petrolio si sarebbero addirittura ridotte della metà. In altre parole, invece di un risparmio del 25% nelle emissioni -come effettivamente ottenuto- si sarebbero potute risparmiare emissioni nel 2022 in misura pari a quasi l’80% rispetto a quanto veniva emesso nel 2002. Detta in maniera semplice, un fallimento economico ma soprattutto ambientale. La circostanza appare indirettamente ma robustamente confermata dalle statistiche pubblicate dal ministero tedesco dalle quali si evince come le emissioni di gas serra siano aumentate dal 2021 al 2022; l’anno in cui il governo tedesco chiude i reattori nucleari Grohnde, Gundremmingen C e Brokdorf. L’energia di quegli impianti ad emissioni zero con cosa è stata sostituta? Con quella ottenuta bruciando il sudicissimo carbone. E certo. La sanno lunga i tedeschi, come no!
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