- Riempiono le piazze di proclami ma poi si comportano all’opposto di quanto dicono. Con lo stesso «bla bla» rimproverato ai grandi
- Lo storico della politica Alessandro Campi: «Sfruttano tutti i vantaggi del sistema che sostengono di voler distruggere. Sono loro i veri populisti»
- Il sociologo Nicola Piepoli: «È una minoranza chiassosa che si spegnerà presto come altri movimenti di contestazione nel corso della storia»
Lo speciale contiene tre articoli
Imbrattano di vernice la sede di Microsoft ma poi fanno la fila di notte per assicurarsi l’ultimo modello di smartphone. Chiedono soluzioni drastiche contro le emissioni di CO2 ma non sanno rinunciare allo scooter. Accusano i genitori di rapinare il loro futuro ma al tempo stesso li criticano per essere poco tecnologici. Reclamano l’energia sostenibile ma hanno imposto i condizionatori d’aria in tutti gli ambienti. Dicono basta alle miniere e allo sfruttamento del sottosuolo ma non sanno dove andare a prendere i minerali che alimentano le batterie di computer e cellulari. Sul banco degli imputati mettono i governi perché si limitano al «bla bla bla» ma poi, in piena crisi economica, mantengono intatti i consumi e in fatto di marketing arrivano a determinare le scelte di acquisto dei genitori. La causa della salvaguardia del pianeta contro il rischio della sua distruzione, data come imminente a causa dei cambiamenti climatici, è certamente nobile ma le modalità attraverso le quali i giovani seguaci della svedese Greta Thunberg stanno conducendo la loro battaglia hanno una buona dose di populismo. Stridono infatti i proclami di battaglia per un pianeta pulito con uno stile di vita poco sostenibile, forse a maggiore impatto ambientale di quello della generazione precedente. Il confronto di queste pagine tra gli slogan lanciati nelle piazze e i comportamenti reali dei «gretini» è impietoso.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >