Aboliti gli Euro 5 in tutto il Torinese. La Regione fa spallucce: lo chiede l’Ue
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  • Dal 15 settembre al 15 aprile, stop anche agli Euro 2 e ai motori a gas Euro 1. L’amministrazione si difende citando una sentenza della Corte europea. E ai 600.000 lavoratori appiedati promette abbonamenti ai bus.
  • La località ligure si vuole «carbon free»: previsti rincari per le vetture più inquinanti e sconti per quelle a batteria. Con il ricavato, il Comune sovvenziona dei progetti green.

Lo speciale contiene due articoli.

Per chi vive in Piemonte, a fine estate non ci saranno solo aumenti di prodotti alimentari, benzina e mutui ma arriverà pure la stangata di una nuova auto da acquistare. La Regione, infatti, ha imposto il blocco dei diesel Euro 5 e di quelli Euro 2 dal 15 settembre al prossimo 15 aprile, con due anni di anticipo rispetto all’entrata in vigore delle nuove limitazioni previste nel 2025. Ci rimetteranno le famiglie a reddito medio basso, che non potranno certo permettersi di cambiare auto.

Circa 140.000 Euro 5, compresi i veicoli per il trasporto merci, dovranno restare fermi dal lunedì al venerdì in fascia oraria 8-19. Stop completo, invece, sette giorni su sette, per diesel e benzina fino a Euro 2 incluso e i Gpl e metano Euro 1. Di conseguenza, saranno oltre 600.000 i lavoratori che restano appiedati a Torino e in altri 76 Comuni del territorio amministrato da Alberto Cirio.

Il semaforo antismog non c’entra nulla, è il green senza limiti che bloccherà la circolazione. Il governatore sostiene che si tratta di un obbligo imposto dalla normativa europea. La Corte europea di giustizia, nel 2022, aveva condannato l’Italia per non aver rispettato «in modo sistematico e continuato», il valore limite annuale fissato per il biossido di azoto, dal 2010 al 2018 per le aree urbane di Torino, Milano, Bergamo. Brescia, Genova, Firenze e Roma; e per periodi più ridotti per Catania e zone industriali della provincia di Reggio Emilia. La Commissione aveva chiesto alla Corte di dichiarare che l’Italia non rispettava la direttiva del 2008 sulla qualità dell’aria, superando il valore limite annuale (di 40 microgrammi per metro cubo fissato) e di non aver adottato, a partire dall’11 giugno 2011, misure per mantenere le emissioni di questo gas sotto la soglia indicata.

Ma qui si parla di anticipare di due anni una svolta, sulla pelle dei lavoratori. Vengono fatte passare come misure necessarie «per garantire la qualità dell’aria e la salute, che è un bene assoluto su cui l’attenzione della Regione è massima», ha tentato di spiegare l’assessore regionale all’Ambiente, Matteo Marnati, precisando di aver già «varato bonus per gli abbonamenti ai mezzi pubblici», che altri fondi saranno impiegati «per la costruzione di ciclabili» oltre a fornire «sostegno economico per il cambio delle caldaie inquinanti e la rottamazione delle stufe a biomassa».

Ai cittadini, servono risposte concrete sui mezzi con i quali potersi muovere. E che non arrivano assieme allo stop. «Il servizio di trasporto pubblico è peggiorato, che alternative ha chi si troverà senza automobile?», chiede il presidente di Federconsumatori Piemonte, Giovanni Prezioso.

La decisione segue le brillanti iniziative prese da altre Regioni, Lombardia in primis. A Milano, dallo scorso ottobre è vietato l’accesso in Area B per auto Euro 2 benzina, Euro 4 ed Euro 5 diesel e dal prossimo anno non potranno più circolare tutti gli Euro 3, inclusi quelli a benzina. Inoltre, ci sono blocchi per le auto diesel Euro 3 dal lunedì al venerdì in tutta la Lombardia (con orario 7.30-19.30), in Veneto ed Emilia Romagna (dalle 8.30 alle 18.30).

Bisogna rottamare l’auto che si ha, anche se funziona bene ed è stata acquistata di seconda mano con grandi sacrifici. Lo impone la politica ambientalista, che procede per slogan incurante delle necessità dei cittadini. A Roma, dal prossimo novembre ci saranno varchi elettronici per far rispettare la limitazione in zona Verde dei veicoli diesel fino a Euro 3 e benzina fino a Euro 2. I trasgressori saranno puniti con un’ammenda da 163 euro a 658. In caso di violazione ripetuta nell’arco di due anni arriverà pure la sospensione della patente fino a 30 giorni.

Rientra tutto nella logica di incentivare solo l’elettrico. Il 14 febbraio scorso, il Parlamento europeo aveva approvato la norma che dal 2035 vieta di vendere nell’Unione europea auto a benzina e diesel per ridurre le emissioni di CO2, regolamento poi ratificato dal Consiglio europeo con astensione dal voto dell’Italia perché i biocarburanti, che avrebbe voluto fossero affiancati ai combustibili sintetici, restano esclusi dalla deroga concessa a questi ultimi.

Eppure, tre anni fa l’ingegnere Giovanni Ferrara, professore associato presso il dipartimento di ingegneria industriale dell’Università di Firenze, docente del corso Motori e macchine volumetriche e di Sviluppo e innovazione nei motori a combustione interna, così commentava su Arpav news Toscana, blog dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale: «Possiamo considerare un motore diesel immesso sul mercato equivalentemente “pulito” rispetto ad un motore benzina. Risulta quindi assolutamente scorretta la recente campagna di “demonizzazione” del motore diesel che risulta senza dubbio una delle migliori “macchine di conversione energetica”». Aggiungeva che «la scelta di penalizzare le auto a gasolio sta portando ad un effetto paradossale: l’aumento delle vendite dei motori a benzina ha portato ad un incremento della CO2 emessa in media dalle auto di nuova immatricolazione». Inoltre, perché la transizione verso l’elettrico «sia efficace in termini di contenimento delle emissioni di CO2, bisogna per prima cosa proseguire e potenziare l’impiego di energie rinnovabili» e considerare «gli aspetti più impattanti sull’utente finale, come l’autonomia dei veicoli, il loro costo e la disponibilità delle colonnine per la ricarica».

Nella corsa a far piazza pulita dei diesel, sembra invece che gli amministratori siano accecati dal green.

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