A caccia con il falco, l’antica arte nobile divenuta popolare

La falconeria, antica arte venatoria riconosciuta nel 2016 patrimonio culturale immateriale dell’umanità dall’Unesco, è regolata in Italia dalla legge 157/1992. Nel Medioevo era prerogativa di re, signori e dame. Oggi è un hobby diffuso in tutto il mondo.

In Italia, secondo la legge 157/1992, è consentito praticare l’attività venatoria solamente in tre modi: attraverso l’uso del fucile, con canna ad anima liscia o rigata, dell’arco e del falco. Qualunque altro strumento utilizzato per cacciare è illegale, così come lo è farlo di notte. Per quanto riguarda, infatti, nello specifico la falconeria, ossia la caccia con l’ausilio di un falco, deve svolgersi con un rapace diurno, addestrato per cacciare alcune specie di uccelli in volo oppure a terra.

Andare a caccia con un falco significa conoscere a fondo l’animale con cui si ha a che fare, instaurare un rapporto basato su fiducia e amicizia reciproca. Le caratteristiche del falco e le sue abilità si apprendono principalmente all’interno di scuole e club dedicati alla formazione per falconieri, ma anche e soprattutto sul campo. Basti pensare che in alcuni Paesi, per diventare falconieri qualificati, è necessario superare un esame nazionale. L’arte della falconeria riveste un ruolo molto importante anche nella salvaguardia dell’ambiente e nella tutela della biodiversità, tema tanto caro agli ambientalisti, ma troppe volte trattato con superficialità da chi si nutre di finti slogan che puntano all’abolizione della caccia come soluzione alle problematiche relative all’ambiente e alla fauna selvatica. È importante sapere, infatti, che la caccia con il falco, che negli anni si è evoluta anche come sport da campo, non solo rispetta tutte le forme di tutela dei rapaci, ma ha dei risvolti impliciti anche per le prede e i territori dove si svolge questa pratica. Si tratta di una caccia ecologica e sicura, dove i protagonisti sono l’uomo, il falco e la natura.

Il falco è addestrato per predare in volo gli uccelli di medie dimensioni, dai piccioni, perlopiù in città, alle anatre e agli uccelli marini. Avere un falco ha anche un costo non proprio irrilevante: il prezzo di un rapace addestrato per la caccia può oscillare dai 700 ai 3.000 euro. La fase di addestramento è molto importante e oggi, con l’innovazione tecnologica, si è evoluta non poco. Grazie all’utilizzo di un drone, il falconiere appende a questo un’esca e fa spiccare il volo al falco che avrà il compito di staccare l’esca dal drone in volo e riportarla al falconiere planando indietro. Ci sono falchi di alto e basso volo, in base alle caratteristiche di caccia. Quelli di alto volo hanno la capacità di volteggiare sulla testa del cane del cacciatore e quando percepiscono il frullo, ossia il vorticoso battito d’ali prodotto dagli uccelli nel levarsi in volo, partono in picchiata per cacciare la preda. D’altro canto, invece, quelli di basso volo spiccano il volo direttamente dal braccio del falconiere.

Quella della falconeria è un’arte antichissima, nata più di 4.000 anni fa nelle steppe dell’Asia Centrale, tra Cina e Mongolia e, secondo le ricostruzioni storiche, è stata portata in Italia e in Europa nel Medioevo. Nel nostro Paese è arrivata inizialmente per mano degli arabi e dei normanni attraverso la Sicilia con Ruggero II prima e Federico Barbarossa poi, entrambi falconieri, con il nipote di quest’ultimo, Federico II di Svevia, imperatore del Sacro Romano Impero tra il 1220 e il 1250, diventato il principale esponente di questa pratica nell’Italia medievale, tanto da scrivere il De arte venandi cum avibus, uno dei più importanti trattati di falconeria. In quel periodo andare a caccia, in particolar modo con un falco, era prerogativa della classe sociale alta, re, signori, dame e vescovi. Con il passare dei secoli l’arte della falconeria si è poi evoluta in un hobby comune capace di coinvolgere tutte le classi sociali e nel 2016 è arrivato il prezioso riconoscimento culturale da parte dell’Unesco che l’ha inclusa nel patrimonio immateriale dell’umanità con questa motivazione: «Un patrimonio vivente e creativo ricco di significati ed espressioni culturali che formano, in un territorio geografico relativamente contenuto, un corpus culturale straordinariamente vasto che spazia dall’architettura, alla storia, alla letteratura, all’arte, ai toponimi e i nomi di famiglia, fino a poesia, musica e teatro». In concomitanza di questo importante e prestigioso riconoscimento, l’Unesco ha anche redatto una scheda indicando le aree in Italia dove l’arte della falconeria è maggiormente praticata: si va dalle antiche corti rinascimentali ai palazzi comunali toscani, fino ai castelli federiciani nel Sud Italia, lì dove tutto ebbe inizio nel Medioevo.

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