2023-10-17
All’ambasciata d’Italia a Parigi, una cena di gala in onore di «Les Italiens»
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Dario Maltese
Al centro della serata, dopo un breve dialogo tra Dario Maltese e la corrispondente RAI da Parigi Giovanna Botteri, ci sono state le testimonianze dei protagonisti del libro.
Tredici incontri, tredici talenti, tredici storie di successo italiano in Francia. “Ognuno di loro nel proprio campo, rappresenta un’eccellenza di cui, come italiani, dobbiamo essere orgogliosi. Le loro storie dimostrano che con lavoro, impegno, passione e disciplina si possono raggiungere posizioni di grande autorevolezza e prestigio» ha detto Maltese.
L’ambasciatrice D’Alessandro ha reso un “omaggio alle vite di eccellenti italiane e italiani che, nei più diversi ambiti, hanno raggiunto posizioni apicali e di successo in Francia». Complimentandosi anche con la casa editrice Rizzoli, l’Ambasciatrice ha quindi brindato a Les Italiens, “un libro che sfata tanti e facili luoghi comuni» oltre che una bellissima e innovativa testimonianza della profondità dell’amicizia italo-francese.
Amici, cugini, ma anche competitor. In Italia abbiamo mille modi per chiamare i francesi e il nostro rapporto con loro è fatto di amore e odio, di stima reciproca, di competizione, di invidie, gelosie. È naturale perché non esiste un Paese nel mondo che sia così simile al nostro, per storia, cultura, tradizione. Si parla molto di quanto i francesi siano presenti in Italia nei loro ruoli da direttori, da imprenditori. Per quello che hanno conquistato e per ciò che bramano di possedere. Qualcuno di loro con incredibile tenacia, per usare un eufemismo. Poco si parla dei tantissimi italiani esempio di successo in Francia.
Dario Maltese con Les Italiens racconta tutto questo. Con incredibile grazia e discrezione entra nelle vite dei suoi protagonisti che riesce a raccontare facendone un esempio. Lo fa quando incontra Carla Bruni, premièr dame ai tempi di Nicolas Sarkozy all’Eliseo. “Due messaggini per telefono, senza sentire uffici stampa e poi l’appuntamento a casa sua nel XVI Arrondissment» racconta l’autore “la sua bambina ogni tanto si affacciava a salutarci». Nel libro grandi storie di successo manageriale soprattutto. Come quella di Francesca Bellettini, romagnola doc, originaria di Cesena, oggi a capo di una delle più grandi maison di moda mondiali: Yves Saint Laurent. La Bellettini finisce ad occuparsi di moda per caso nel 1999, veniva dalle banche d’affari “A me dei titoli non è mai importato nulla» spiega a Maltese. Alla Bellettini interessano gli ostacoli e come superarli. Così è diventata CEO. Poi c’è Luca De Meo, classe 1967, amministratore delegato di Renault. De Meo risolve problemi: così dice di sé. E ancora, interessante l’incontro con Giuliano da Empoli in un bar di Saint-Germain. Scrittore e professore, Il mago del Cremlino fu un caso letterario. Poi ancora Monica Bellucci, Pietro Beccari, Eleonora Abbagnato, Vittoria Colizza, Angelo Musa, Paolo Roversi, Philippine Leroy-Beaulieu, Giovambattista Valli e Claudia Ferrazzi.
Tutti gli italiani di Francia intervistati non rinnegano mai il loro forte legame con l’Italia, tanto che qualcuno di loro pensa di tornare. Les Italiens insegna a fare il tifo per i nostri connazionali, sempre e comunque perché il successo di un italiano è il successo dell’Italia nel mondo.
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È la padrona di casa, l’ambasciatrice Emanuela D'Alessandro ad ospitare l’evento cui ha partecipato Dario Maltese autore del libro Les Italiens edito da Rizzoli, giornalista, inviato (spesso dalla Francia) e conduttore dell'edizione delle 20 del Tg5. Con lui tante altre personalità: il ministro dei Trasporti, Clément Beaune, il ministro della Giustizia, Eric Dupond-Moretti, il Presidente e Ad del gruppo Kering, François Henri-Pinault, politici, esponenti di spicco del mondo dei media, dell’arte e della cultura. Presente anche Massimo Turchetta direttore generale di Rizzoli.Al centro della serata, dopo un breve dialogo tra Dario Maltese e la corrispondente RAI da Parigi Giovanna Botteri, ci sono state le testimonianze dei protagonisti del libro.Tredici incontri, tredici talenti, tredici storie di successo italiano in Francia. “Ognuno di loro nel proprio campo, rappresenta un’eccellenza di cui, come italiani, dobbiamo essere orgogliosi. Le loro storie dimostrano che con lavoro, impegno, passione e disciplina si possono raggiungere posizioni di grande autorevolezza e prestigio» ha detto Maltese.L’ambasciatrice D’Alessandro ha reso un “omaggio alle vite di eccellenti italiane e italiani che, nei più diversi ambiti, hanno raggiunto posizioni apicali e di successo in Francia». Complimentandosi anche con la casa editrice Rizzoli, l’Ambasciatrice ha quindi brindato a Les Italiens, “un libro che sfata tanti e facili luoghi comuni» oltre che una bellissima e innovativa testimonianza della profondità dell’amicizia italo-francese.Amici, cugini, ma anche competitor. In Italia abbiamo mille modi per chiamare i francesi e il nostro rapporto con loro è fatto di amore e odio, di stima reciproca, di competizione, di invidie, gelosie. È naturale perché non esiste un Paese nel mondo che sia così simile al nostro, per storia, cultura, tradizione. Si parla molto di quanto i francesi siano presenti in Italia nei loro ruoli da direttori, da imprenditori. Per quello che hanno conquistato e per ciò che bramano di possedere. Qualcuno di loro con incredibile tenacia, per usare un eufemismo. Poco si parla dei tantissimi italiani esempio di successo in Francia.Dario Maltese con Les Italiens racconta tutto questo. Con incredibile grazia e discrezione entra nelle vite dei suoi protagonisti che riesce a raccontare facendone un esempio. Lo fa quando incontra Carla Bruni, premièr dame ai tempi di Nicolas Sarkozy all’Eliseo. “Due messaggini per telefono, senza sentire uffici stampa e poi l’appuntamento a casa sua nel XVI Arrondissment» racconta l’autore “la sua bambina ogni tanto si affacciava a salutarci». Nel libro grandi storie di successo manageriale soprattutto. Come quella di Francesca Bellettini, romagnola doc, originaria di Cesena, oggi a capo di una delle più grandi maison di moda mondiali: Yves Saint Laurent. La Bellettini finisce ad occuparsi di moda per caso nel 1999, veniva dalle banche d’affari “A me dei titoli non è mai importato nulla» spiega a Maltese. Alla Bellettini interessano gli ostacoli e come superarli. Così è diventata CEO. Poi c’è Luca De Meo, classe 1967, amministratore delegato di Renault. De Meo risolve problemi: così dice di sé. E ancora, interessante l’incontro con Giuliano da Empoli in un bar di Saint-Germain. Scrittore e professore, Il mago del Cremlino fu un caso letterario. Poi ancora Monica Bellucci, Pietro Beccari, Eleonora Abbagnato, Vittoria Colizza, Angelo Musa, Paolo Roversi, Philippine Leroy-Beaulieu, Giovambattista Valli e Claudia Ferrazzi.Tutti gli italiani di Francia intervistati non rinnegano mai il loro forte legame con l’Italia, tanto che qualcuno di loro pensa di tornare. Les Italiens insegna a fare il tifo per i nostri connazionali, sempre e comunque perché il successo di un italiano è il successo dell’Italia nel mondo.
«Quando ci si adopera per una cura adeguata della nostra Casa comune e di tutti, deve essere considerato un approccio integrale», scrivono i cardinali Michael Czerny e Kevin Joseph Farrell - prefetti rispettivamente dei due citati dicasteri - nell’introduzione al testo dove, peraltro, non manca una citazione di papa Benedetto XVI.
Certo, ci sono pure vari richiami a papa Francesco, com’è inevitabile avendo egli dedicato all’ecologia un’intera enciclica, la Laudato si' (2015). Tuttavia, il testo è del tutto coerente con la linea di papa Leone XIV, il quale, pur citando spesso papa Bergoglio, guida ora la Chiesa su acque dottrinalmente ben più tranquille. Prova ne è il fatto che L’ecologia integrale nella vita della famiglia non si limita, si potrebbe ironizzare, a invitare a fare la raccolta differenziata, ma dedica più passaggi a richiamare il ruolo stesso di quella che, per i cattolici, è la cellula fondamentale della società. Il documento infatti non parla genericamente di famiglia, ma lo fa sempre in riferimento al sacramento matrimoniale; non è un caso che il termine «matrimonio» ricorra ben dieci volte.
A tal proposito, sovvengono le parole di papa Prevost, che nell’omelia in occasione della Messa per il giubileo delle Famiglie, nelle prime settimane del suo pontificato, aveva precisato, esprimendo una linea cristallina, che «il matrimonio non è un ideale ma il canone del vero amore». Non stupisce, allora, che nelle pagine del documento appena pubblicato la famiglia fondata sul sacramento del matrimonio sia richiamata così spesso. Ma c’è più. In un testo che si presenta come di «ecologia integrale», con cioè una prospettiva che si prende cura del creato nel suo insieme, traspare con forza l’idea che non esista cura dell’ambiente senza quella dell’uomo, tanto che viene sottolineata con forza la necessità di far «rispettare la vita umana dal concepimento alla morte naturale dicendo no all’aborto, all’eutanasia, alla maternità surrogata e alle tecniche di fecondazione assistita e alla loro promozione» (p. 34).
Poco prima, anche una condanna all’ideologia antinatalista: «Oggi c’è la tendenza a considerare la crescita demografica come la principale minaccia per l’umanità» (p. 29). A seguire, un ammonimento ai governi che «operano attivamente per la diffusione dell’aborto, promuovendo talvolta l’adozione della pratica della sterilizzazione» e impongono «un forte controllo delle nascite» (p. 30).
Anche le proposte educative alle giovani generazioni, sia pure calibrate sul tema ambientale, sposano sempre un’antropologia cristiana. Così, nelle pagine dedicate all’istruzione, troviamo sì riferimenti all’importanza di «chiedere alla scuola di aggiornare le proprie attività e manuali didattici in materia di ecologia» e a quella di «educare a non sprecare il cibo» (p. 58); ma quest’ultimo impegno arriva comunque dopo l’esortazione a «parlare in maniera adeguata all’età della necessità di proteggere la vita umana da aborto, maternità surrogata ed eutanasia» (p. 57). Il solco tra l’ecologia integrale cristiana e l’ambientalismo caro al mainstream è davvero lampante.
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Il professor Pier Luigi Petrillo ha dato l’anima per questo traguardo. Ieri 27 aprile s’è scoperto grazie alla mobilitazione della Coldiretti - ha portato al passo del Brennero 10.000 agricoltori - che alcuni piatti simbolo di questa cucina sono fatti con ingredienti che d’italiano hanno solo l’etichetta. Una rivelazione scioccante riguarda le mozzarelle campane della serie «tu vulive a pizza c’ha mozzarella e a pummarola in coppa e niente chiù». Secondo l’analisi di Coldiretti e Centro Studi Divulga su dati del ministero della Salute, «l’Italia ha importato nel 2025 circa 1,5 milioni di quintali di cagliate su un totale di 6,4 milioni di quintali di formaggi che arrivano nel nostro Paese (+9% rispetto al 2024)». Passano quasi tutti dal Brennero e «oltre la metà delle cagliate importate finiscono a Napoli (306.000 quintali) a Benevento (183.000 quintali), Campobasso (134.000) e Salerno (92.000)». Due terzi delle cagliate tedesche e polacche sono lavorate al Sud con la Campania che ne assorbe il 46,7%. Ieri al Brennero – Coldiretti aveva il supporto della Guardia di Finanza - hanno scoperto i «Tir dell’orrore». Correva il 9 gennaio 2026 quando sempre il ministro Francesco Lollobrigida annunciava che contrariamente a quanto sostenuto per anni l’Italia diceva sì al Mercosur - il trattato commerciale col Sud America – perché si erano ottenute da Ursula von der Leyen stringenti garanzie sulle clausole di reciprocità, sull’applicazione dell’etichetta d’origine e sullo stabilire in Italia l’autorità doganale europea visto che nessuno si fida dei controlli che fanno gli olandesi. La dogana europea ora sta Lille in Francia che ha detto no al Mercosur. Ursula forse s’è distratta. Al Brennero sono saltati fuori kiwi cileni (l’Italia è il primo produttore al mondo di questi frutti avendo superato anche la Nuova Zelanda) fettine di pollo sudamericano che diventano crocchette italiane, carciofi egiziani, lavorati e venduti come sottaceto italiani, arance sudafricane che diventano succhi di frutta italiani, grano canadese trasformato in pasta italiana. Tutta roba che passa da Rotterdam mentre i nostri partner europei ci danno le cosce di maiale fresche – sono le più «spacciate» al Brennero - che arrivano dalla Germania, dall’Olanda, dalla Danimarca, dalla Francia e diventano prosciutti italiani, così come tonnellate di miele tedesco, centinaia di migliaia di litri di latte francese e polacco e le mozzarelle tedesche già confezionate col tricolore. Un danno enorme alla nostra agricoltura, ma anche alla nostra reputazione commerciale dovuto al codice doganale europeo che consente di etichettare come italiano il prodotto che subisce in Italia anche solo il confezionamento.
«Al centro della mobilitazione che da mesi ha coinvolto almeno 100.000 agricoltori e ha la sua tappa finale qui al Brennero», spiega il segretario generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo, «c’è la battaglia per la revisione della normativa sull’ultima trasformazione che penalizza il lavoro agricolo nazionale e altera profondamente la trasparenza del mercato. E poi vogliamo l’etichetta di origine». Ettore Prandini, che di Coldiretti è il presidente, ribadisce: «L’agroalimentare rappresenta una filiera strategica per il Paese, che vale 707 miliardi di euro e garantisce 4 milioni di posti di lavoro, assistiamo a meccanismi che alterano la concorrenza, comprimono il reddito degli agricoltori e compromettono l’immagine del vero Made in Italy. Vogliamo un intervento europeo immediato. A partire da tre elementi: la sicurezza alimentare, la salute dei consumatori, il reddito degli agricoltori». E giovedì in Coldiretti si replica. A Roma si parla di cibo e salute con il commissario europeo Olivér Várhelyi.
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Matteo Salvini e coniugi Trevaillon (Ansa)
Dopo un colloquio di un’ora nel Municipio dove ha incontrato il sindaco Giuseppe Masciulli, Salvini si è recato nella casa nel bosco dove tutto ha avuto inizio. E dove, dopo la scadenza del contratto con il B&B che la ospitava, la coppia ha fatto ritorno proprio in questi giorni. Ma senza figli. «Ci sono i pannelli solari, il bosco, il fiume, le piante, l’asino. È stato chiesto loro di sistemare casa, fatto. La questione sanitaria, c’è il pediatra, le vaccinazioni, fatto. Sistemate le domande educative, c’è l’insegnante pronta. Non capisco cosa si deve aspettare!», ha detto ancora Salvini. «Io sono sicuro che tutti hanno agito in buona fede ma probabilmente qualcuno ha sbagliato valutazione», ha proseguito riferendosi alla decisione del tribunale per i minorenni dell’Aquila dello scorso 20 novembre con cui aveva sospeso la responsabilità genitoriale della coppia sui tre figli. E all’odissea che ne è seguita. Come l’allontanamento di mamma Catherine dalla casa famiglia deciso lo scorso 6 marzo, in quanto ritenuta un possibile ostacolo al percorso educativo dei minori.
Da allora gli incontri sono stati limitati al massimo. Solo negli ultimi giorni è arrivata la concessione di una videochiamata, forse un piccolo segnale di riavvicinamento, mentre per un incontro in presenza si dovranno attendere ulteriori sviluppi nel percorso stabilito dal tribunale. Che ancora non è chiaro. Come ha sottolineato il sindaco, che ha puntato il dito contro l’assenza di un programma che faccia intravedere un esito finale positivo della vicenda. Una lacuna inaccettabile, spiega, a cinque mesi dall’ordinanza e dopo la soluzione di gran parte delle criticità. Anche perché la gestione dell’intera vicenda è costata al Comune di 850 abitanti già 50.000 euro. Una spesa che, in assenza di un percorso definito, potrebbe raddoppiare.
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Ecco #DimmiLaVerità del 28 aprile 2026. Il nostro Alessandro Da Rold ci spiega perché giovedì sarà il giorno cruciale per l'inchiesta su Rocchi e gli arbitri.