E Sergio Mattarella dov’è finito? Negli ultimi giorni si è pronunciato sulla qualunque, dall’eccesso di giornate nazionali alla necessità di accelerare l’ingresso di Ucraina e Moldavia nell’Unione europea, ma sulle proteste che infiammano mezza Italia sembra aver perso la voce. Eppure, la democrazia, il rispetto dell’altro, la priorità degli argomenti diplomatici sull’uso della forza e contro i sovranismi di ogni tipo sono i suoi temi forti. Stavolta, però, a proposito delle violenze delle mobilitazioni giovanili per il «No Meloni day» e «contro il carovita», niente. Non una sillaba.
A sinistra il disegno è cavalcare la protesta. Anzi, fomentarla. Ogni mezzo è buono pur di fermare la Meloni. Com’è noto, l’ideologo con agganci locati anche al Quirinale è Matteo Renzi. A livello più operativo, negli ultimi giorni abbiamo letto Concita De Gregorio esortare i giovani italiani a scuotersi e imitare i casseurs francesi o gli «scarafaggi» indiani. E abbiamo sentito Tomaso Montanari dire che le «proteste di Madrid e Parigi sono la meglio gioventù». E dunque, qui in Italia, che cosa aspettano i nostri ragazzi a muoversi? Non vorranno essere i più pigri del pianeta?
Detto fatto, ecco ripartire dopo tre anni di letargo il movimento delle tendine. E, scattanti alla parola d’ordine, gli incappucciati e i black bloc mettono a ferro e fuoco le piazze delle principali città italiane. Ma, assicura Silvia Salis, sindaco di Genova con vista sul campo largo, «le proteste dei giovani sono legittime e motivate». Maurizio Landini, invece, segretario della Cgil finanziatrice dell’Udu (Unione degli universitari), ha già annunciato uno sciopero generale perché «la finanziaria fa schifo», e pazienza se è ancora meno che una bozza.
L’attivismo del Quirinale e il silenzio sulle violenze
In questa situazione stupisce il silenzio dell’uomo del Colle. Com’è evidente, il capo dello Stato è protagonista di un attivismo inesausto che affanna i quirinalisti di tutte le testate nazionali. Il Tg1 lo marca stretto come neanche Claudio Gentile con Diego Armando Maradona e ogni edizione ha il suo bel servizio di Nadia Zicoschi.
Mattarella va al Villaggio della Protezione civile di Villa Borghese e riceve il «passaporto del cittadino informato» da Fabio Ciciliano. In occasione della Giornata nazionale (a proposito) per le vittime degli incidenti sul lavoro, Mattarella sottolinea che nella Costituzione ci sono i principi che assicurano la tutela della salute e della sicurezza. Mattarella presenzia all’inaugurazione della mostra «Pontormo. La maniera italiana». Mattarella stoppa il varo della legge anti maranza. Guai a discriminarli, povere stelle.
Invece, sul fronte delle violenze dei centri sociali e dei maranza (a proposito) islamici che assaltano piazza Duomo a Milano, devastano le librerie a Torino e fanno le barricate a Roma, il silenzio è d’oro. Da giorni assistiamo alla guerriglia urbana con arresti, violenze, popolazione intimidita e milioni di danni che finiscono sul conto dello Stato. Ma sul Colle tutto tace.
E così, ricordando il «provvidenziale scossone» anti Meloni auspicato da Francesco Saverio Garofani, alto consigliere del Quirinale, viene da pensare che, forse proprio perché il disegno è chiaro, il presidente della Repubblica può permettersi di tacere sulle proteste che dalle capitali dell’amata Europa hanno finalmente contagiato gli Askatasuna di casa nostra.
Era ora, ci si frega le mani nel campoletargo (copyright Fabio Dragoni) improvvisamente destato. Bisogna fermare la Meloni con ogni mezzo e a qualsiasi prezzo, anche quello di qualche vetrina e testa rotta, che sarà mai.
La strategia delle piazze e il ruolo degli editorialisti
Quatto quatto, il Corriere della Sera pilota l’operazione con i suoi editorialisti. «Piazze a sinistra, urne a destra», ha scritto, preoccupato, Antonio Polito nell’ultimo numero di Sette. Parlava principalmente di Francia e Spagna, ma prefigurava lo stesso scenario anche per la nostra Italietta. Ieri, a stretto giro, gli ha risposto Carlo Verdelli: «E adesso si deve recuperare chi ha deciso di astenersi». Cioè, quegli elettori che hanno bocciato il referendum sulla giustizia.
Tutto chiaro, no? Quasi. Perché Renzi, De Gregorio, Montanari, Garofani e Verdelli potrebbero leggere quello che ha scritto nel fondo intitolato «Protesta globale» un altro editorialista del Corriere, tratteggiando la contraddizione della generazione Gaza a stelle e strisce, in realtà al potere non solo con Zohran Mamdani a New York.
In America, osserva Federico Rampini, «c’è un’ironia. Gli Stati Uniti sono la terra del giovanilismo, tanti ventenni e trentenni sono alla guida di startup, creano ricchezza, cavalcano la rivoluzione dell’Intelligenza artificiale. Anche tra loro, però, qualcuno ha imboccato la variante distopica, denuncia l’Apocalisse dietro l’angolo, lo sterminio della razza umana. Qui sta uno dei fili rossi che uniscono le giovani generazioni americane, europee, asiatiche: una narrazione catastrofista è un’ideologia potentissima, irresistibile, totalizzante. Certe profezie hanno il potere di autoavverarsi».
Ecco, dopo anni di emergenzialismo diffuso stiamo passando al nuovo catastrofismo, una profezia che ha il potere di autoavverarsi. Anche su questo niente da dire, presidente Mattarella?
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