trentino valsugana
(Daniele Montigiani)

Quando l’estate si ritira dalle valli trentine, la Valsugana non si spegne, ma inaugura un tempo di straordinaria intensità. I colori caldi dei boschi del Lagorai trovano uno specchio perfetto nelle acque pulite dei laghi di Levico e Caldonazzo, mentre i sentieri richiamano al cammino e la bicicletta si conferma lo strumento ideale per attraversare il territorio in profondità.

A pochi chilometri da Trento, questa destinazione si distingue nel panorama alpino per essere stata la prima a ottenere la prestigiosa certificazione per il turismo sostenibile secondo i severi criteri internazionali del Global sustainable tourism council, dimostrando una capacità di far convivere in un unico distretto l’elemento liquido del lago, la verticalità della montagna, il benessere termale e i sapori schietti del territorio.

I laghi di Levico e Caldonazzo

I veri protagonisti di questo scenario autunnale rimangono i laghi di Levico e Caldonazzo, fieri custodi del riconoscimento della Bandiera blu. Anche dopo la chiusura della stagione estiva, le loro sponde offrono innumerevoli occasioni per trascorrere del tempo all’aria aperta: dalle passeggiate sul bagnasciuga ai picnic con vista, fino agli aperitivi o alle cene nei locali affacciati direttamente sull’acqua.

Le temperature miti del bacino rendono in particolare il lago di Caldonazzo uno dei laghi alpini più caldi d’Europa e, nelle giornate meteo favorevoli, permettono ai frequentatori di prolungare la stagione con un ultimo bagno rigenerante o un’escursione a bordo di un sup.

La ciclabile lungo il Brenta

L’asse portante della mobilità dolce in valle è rappresentato dal fiume Brenta. Questo corso d’acqua nasce proprio dai laghi di Levico e Caldonazzo e, dopo un percorso di 175 chilometri, raggiunge la laguna di Venezia. Fin dall’antichità il suo corso ha costituito una via di comunicazione fondamentale tra le montagne e l’Adriatico, favorendo l’incontro e lo scambio tra culture, tradizioni e comunità diverse.

Oggi questo storico legame rivive lungo la pista ciclabile della Valsugana, conosciuta anche come Via del Brenta, che collega il lago di Caldonazzo alla cittadina di Bassano del Grappa. Il percorso si sviluppa per circa 80 chilometri tra Trentino e Veneto, accompagnando i ciclisti attraverso paesaggi naturali, piccoli borghi e luoghi di interesse storico. Nel 2020 il tracciato ha ricevuto l’Italian green road award, il premio della stampa dedicato alle vie verdi italiane.

Tra le proposte figura anche il classico giro dei laghi di Levico e Caldonazzo, un itinerario che permette di attraversare alcuni dei paesaggi più caratteristici dell’Alta Valsugana. Il tracciato alterna pista ciclabile e strade secondarie, con un breve tratto sterrato lungo le rive del lago di Levico.

Le salite verso le montagne

La Valsugana sa però trasformarsi anche in una palestra esigente per gli appassionati di ciclismo su strada che cercano distanze più lunghe e salite impegnative verso i valichi e i panorami delle montagne trentine. Il tour del Passo Manghen attraverso la Val Calamento si sviluppa per circa 110 chilometri, con partenza e arrivo a Levico Terme. L’ascesa concede poche occasioni di recupero e richiede una buona preparazione, presentando quasi 1.700 metri di dislivello totale; un tracciato entrato nella storia del ciclismo grazie al passaggio del Giro d’Italia 2019.

Un’altra proposta per gli amanti delle grandi salite è l’ascesa che da Pergine Valsugana porta alla Panarotta. Dal centro si percorre la provinciale 228 in direzione di Levico fino al bivio degli Assizzi. Qui comincia la parte più impegnativa dell’itinerario, con una successione di stretti tornanti che risalgono il bosco fino a Vetriolo Terme. Da Vetriolo la salita prosegue verso il parcheggio della Panarotta e raggiunge la zona dello chalet, a una quota prossima ai duemila metri. Lo sforzo è ripagato da una vista sulle Dolomiti di Brenta e sulla Valle dei Mòcheni, portando in pochi chilometri dal fondovalle all’ambiente alpino e offrendo una prospettiva privilegiata sui colori della Valsugana. L’itinerario si conclude così in quota.

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