Tiziano e il paesaggio, un’inedita mostra a Pieve di Cadore
tiziano mostra

Nell’ambito delle celebrazioni per i 450 anni dalla scomparsa del grande Maestro, Pieve di Cadore, sua città natale, omaggia Tiziano con un’originale mostra (sino al 18 ottobre 2026) interamente dedicata al ruolo innovativo del paesaggio nell’opera del Vecellio.

Dire Tiziano è come dire Rinascimento. Italiano ed europeo. Ma non solo: il Vecellio, principale esponente della «pittura tonale» e della «scuola veneta», è universalmente riconosciuto come uno dei più grandi nomi dell’intera storia dell’arte, una di quelle figure apicali la cui arte (in questo caso meglio dire «rivoluzione pittorica») influenzò sia gli artisti suoi contemporanei che le generazioni future.

Tiziano, il genio del Rinascimento che rivoluzionò il paesaggio

Allievo (forse) del Giorgione, sicuramente di Giovanni Bellini, e incontrastato dominatore della scena artistica della Venezia rinascimentale, non c’era artista della Serenissima che non si «inchinasse» al suo cospetto e alla sua pittura innovativa, fatta di colore e di pennellate veloci ed aggraziate, senza passaggi netti tra luce e ombra, dove a definire forme e contorni non è più il disegno ma le graduai sovrapposizioni «tono su tono».

La sua pittura potente, teatrale e drammatica, lo eleva al rango di pittore ufficiale della Repubblica di Venezia (siamo ne 1516), fa innamorare nobili, Papi e sovrani, gli Estensi e i Gonzaga. E persino l’imperatore Carlo V, che fa del Vecellio il suo ritrattista di fiducia.

Le sue committenze sono infinite. I suoi capolavori anche: dal celebre Amor Sacro e Amor Profano (1515-1516) alla straordinaria Assunta dei Frari (1516-1518), passando per la sensuale Venere di Urbino (1538) e la toccante Crocifissione (1555).

Non c’è opera che non contribuisca a diffondere nel mondo allora conosciuto la fama di questo Genio, che anche in età matura (Tiziano nacque a Pieve di Cadore fra il 1488 e il 1490 e si spense a Venezia nel 1576) non smise mai di lavorare e di sperimentare nuove tecniche, arrivando persino a dipingere con le dita, mischiando i colori direttamente sulla tela.

Una fama che lo ha reso immortale, regalando anche a noi, generazione dell’Intelligenza Artificiale, il piacere e il privilegio di ammirare l’inestimabile patrimonio artistico che ci ha lasciato in eredità: non solo i suoi innumerevoli e formidabili ritratti, le scene religiose e mitologiche, il sacro e il profano, ma anche una serie di composizioni paesaggistiche di straordinaria modernità, paesaggi fatti di luce e di colore, lontanissimi dall’essere dei semplici fondali.

La mostra di Pieve di Cadore dedicata al paesaggio di Tiziano

Ed è proprio questo, il tema del «Paesaggio in Tiziano», il filo conduttore della mostra in corso (sino al 18 ottobre 2026) al Palazzo della Magnifica Comunità di Cadore nella città natale di Tiziano, un’esposizione che si propone di approfondire il ruolo innovativo svolto dall’artista nello sviluppo della concezione moderna del paesaggio nell’arte veneta ed europea.

Va detto subito: la mostra a Pieve di Cadore non è una «mostra – evento». E’ una mostra più intimista, direi quasi «di ritorno», che riporta Tiziano nei suoi luoghi natii, le terre di Cadore, fra immensi boschi e cieli azzurri, paesaggi fiabeschi che, come scrisse André Felibién, scrittore d’arte nella Francia del Re Sole «A parte Tiziano, abile nel far bene ogni tipo di paesaggio e nel renderli così gradevoli e naturali, non esiste nessun altro pittore che ne abbia creati di paragonabili ai suoi […]».

Da Dürer a Rembrandt: l’eredità del paesaggio tizianesco

Tiziano il genio, Tiziano l’artista che fa scuola, nel Rinascimento come nei secoli a venire, in qualunque genere si cimenti, paesaggi compresi. E questa nuova, affascinante mostra, che mette in dialogo tre celebri dipinti del Vecellio Il Battesimo di Cristo (1511-1512), Orfeo ed Euridice, 1515 c.) e San Giovanni Battista (1540 – 1542) – con oltre trenta opere grafiche tratte da suoi disegni o di precursori ed eredi del suo stile, tra cui Dürer, Cranach, Rembrandt, Watteau e Marco Ricci, lo dimostra ampiamente.

Anche se le tele di Tiziano sono solo 3, il confronto con un numero importante  di acqueforti, incisioni, disegni e xilografie, che si snodano in un percorso espositivo suddiviso in tre diverse sezioni ( Origini, Elaborazione e Diffusione), soddisfa pienamente i 3 obiettivi di questa esposizione.

Cercare di capire il ruolo della parte paesaggistica nella costruzione delle opere figurative tizianesche, comprendere quanto (e se) i paesaggi realizzati da Tiziano e dai suoi diretti collaboratori abbiano contribuito in modo così rivoluzionario all’affermazione del paesaggio come genere autonomo, tracciare un breve ed inedito profilo dell’influenza che il modello paesaggistico del Vecellio ha avuto nell’arte del paesaggio europeo sino al XVIII secolo, epoca in cui Tiziano era ancora considerato il miglior paesaggista in assoluto.

Sarebbe interessante, ma estremamente complesso ( e anche parecchio noioso), analizzare singolarmente le molteplici opere grafiche – derivate o ispirate da Tiziano – capaci di fare da modelli per le generazioni successive: mi limiterò a segnalarne una, in mostra, il Paesaggio con suonatore di ghironda del pittore cinquecentesco Domenico Campagnola, uno dei più influenti modelli veneziani di genere paesaggistico.

Gli acquerelli di Josiah Gilbert e il mito delle terre di Tiziano

A completare il percorso che Pieve di Cadore dedica al suo concittadino più illustre, nella Casa Natale di Tiziano è stata allestita la mostra «Paesaggi cadorini negli acquarelli di Josiah Gilbert», diario di viaggio de letterato e artista inglese alle origini del mito ottocentesco di Tiziano e delle sue terre natie.

Tiziano Vecellio, San Giovanni Battista, 1540-1542 circa. © Archivio fotografico G.A. VE, su concessione del Ministero della Cultura – Gallerie dell’Accademia, Venezia.
Tiziano Vecellio, Battesimo di Cristo, 1511-1512. Roma, Musei Capitolini – Pinacoteca Capitolina. © Roma – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.
Casa di Tiziano, interno, Pieve di Cadore. © Alessandra Masi.
Casa di Tiziano, esterno, Pieve di Cadore. © Alessandra Masi.
Albrecht Dürer, Sant’Eustachio. Incisione a bulino su carta. Bassano del Grappa, Musei Biblioteca Archivio (MBA).
Domenico Campagnola (?), Fuga in Egitto, XVI secolo. Bassano del Grappa, Musei Biblioteca Archivio (MBA).
Cornelis Cort, da Tiziano Vecellio, San Girolamo leggente nel deserto, 1566. Venezia, Fondazione Musei Civici di Venezia, Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, Ca’ Rezzonico.

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