Dorothea Lange: l’America in bianco e nero in mostra a Verona
Dorothea Lange, Toward Los Angeles, California, 1937. The New York Public Library – Library of Congress Prints and Photographs Division, Washington.

Guardare le foto di Dorothea Lange è come leggere un libro di John Steinbeck. Furore per esempio, o Uomini e Topi. Stessi luoghi, stessi protagonisti. Agricoltori, operai, raccoglitori di cotone. Tutti miserabili, tutti nullatenenti, tutti  uniti dallo stesso destino di miseria e povertà, tutti sfrattati dalle loro terre (inaridite dalle siccità o sommerse dalle alluvioni) e per questi condannati a migrazioni perenni e disumane.

La speranza di un Eldorado – o forse solo di un futuro migliore- soffocata dall’ombra della Grande Depressione. Tutti ne fanno le spese, i più poveri soprattutto: le liste degli « ultimi» si allungano a dismisura.

E se Steinbeck, della Grande Depressione, è stato definito il « cantore», la Lange, nei suoi biglietti da visita, si definiva «photographer of the people», la fotografa della gente. Dove il termine gente non stava per vips , aristocratici o altoborghesi, ma indicava quell’umanità dimenticata che lei – nata nel New Jersey da una famiglia benestante di origini tedesche – sapeva immortalare senza pietismo o compassione, ma con sguardo lucido e profondo, comprensivo e partecipe.

A Dorothea Lange, che con il suo obiettivo ha saputo catturare le sfumature di un’epoca cruciale e che  il noto fotografo americano John Szarkowski ha definito «..per scelta un’osservatrice sociale e per istinto un’artista…», il  Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri di Verona dedica una grande retrospettiva curata da Walter Guadagnini e Monica Poggi.

La Mostra

In un percorso espositivo di oltre 200 scatti ( tutti provenienti dalle collezioni della Library of Congress di Washington e della New York Public Library), a sfilare sotto gli occhi dei visitatori una panoramica completa delle fotografie più significative della Lange, con un focus sul suo «periodo d’oro », quello che va dagli anni Trenta alla Seconda Guerra Mondiale.

Immagini potenti e ricche di pathos, che raccontano di file di disoccupati davanti agli uffici di collocamento, di contadini dai volti rugosi, di giovani che sembrano vecchi, di agricoltori senza terra sfruttati nelle grandi piantagioni di cotone, tabacco e mais, di segregazione razziale, di donne sfatte e segnate dalla fatica, di bambini senza cibo, di paesaggi rurali degradati, di tuguri indecenti di legni marci e lamiere.

Che la Lange immortali le conseguenze umane e sociali della Grande Depressione o i campi di prigionia per cittadini giapponesi presenti sul territorio americano dopo l’attacco di Pearl Harbor (uno dei capitoli più intensi e meno conosciuti della carriera di Dorothea Lange), ogni immagine è una finestra aperta sulla vita di chi, in quegli anni difficili, ha lottato duramente.

E spesso ha perso. Anche se, altrettanto spesso, lo ha fatto con dignità e fierezza. Quella stessa fierezza che si ritrova nello sguardo della donna ritratta in Migrant Mother, la foto  scattata nel 1936 a Nipomo, in California e diventata senza ombra di dubbio la più celebre della Lange, la «foto perfetta », un’icona con cui scrisse una pagina indelebile della storia della fotografia, imponendosi come pioniera della documentazione sociale americana.

Tuttavia, soffermandosi su quelle immagini potentemente evocative, ci si accorge che vi è qualcosa di più. Ci si accorge che la Lange , da artista colta e raffinata qual’era, non si è limitata a documentare la realtà, ma ha catturato l’anima di chiunque fosse di fronte al suo obiettivo.

E con una forza e modernità sorprendenti, ha raccontato fatti e persone, crisi climatiche, migrazioni, ingiustizie e  discriminazioni.

Temi ancora di assoluta attualità, che  fanno riflettere e discutere sul nostro presente e sulla condizione umana in generale, ricordandoci che dietro ogni mutamento storico, politico, climatico, economico e sociale ci sono sempre le vite, i volti e la dignità delle persone che li attraversano.

Dorothea Lange, A Large Sign Reading “I Am an American,” Oakland, California, 1942. The New York Public Library – Library of Congress Prints and Photographs Division, Washington.
Dorothea Lange, Migrant Mother, Nipomo, California, 1936. The New York Public Library – Library of Congress Prints and Photographs Division, Washington.
Dorothea Lange, Migratory Cotton Picker, Coolidge, Arizona, 1940. The New York Public Library – Library of Congress Prints and Photographs Division, Washington.
Dorothea Lange, Nisei Girl with Baggage, Oakland, California, 1942. Courtesy of the National Archives and Records Administration.
Rondal Partridge, Dorothea Lange, Resettlement Administration Photographer, California, 1936.

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