
Da quando è tornato alla Casa Bianca, Donald Trump ci ha dato numerosi esempi di quella che è stata definita la strategia del pazzo. Per sorprendere gli avversari, o anche solo gli interlocutori, il 47° presidente degli Stati Uniti ha infatti usato spesso la tecnica affinata negli anni da imprenditore: prima l’attacco, anche sgangherato, con calci negli stinchi a chi ha davanti, e poi l’invito a trattare, con la certezza di aver intimidito e messo in serio imbarazzo la controparte, che dunque è costretta a discutere in condizioni di disagio.
Tuttavia, a distanza di oltre un anno dal suo insediamento, possiamo dire che Trump non sembra più applicare la strategia del pazzo, ma solo la follia.
La sensazione, che giorno dopo giorno lascia spazio alla certezza, è che il commander in chief della prima potenza mondiale non abbia alcun disegno politico nel momento in cui decide di attaccare a testa bassa, ma dia sfogo solo al suo umore del momento, pronto a cambiare opinione appena se ne presenti l’occasione. L’attacco a freddo al presidente del Consiglio probabilmente rientra in questa fase, perché, comunque si valutino le parole rilasciate dal presidente americano al corrispondente de La7, si capisce non soltanto che non hanno nulla di diplomatico, ma che non hanno alcun obiettivo. Dire che Giorgia Meloni lo ha implorato di fare una foto insieme, come una fan qualsiasi di fronte a un influencer, a che serve se non a incanaglire i rapporti tra Stati Uniti e Italia? Che senso ha aggiungere di essere dispiaciuto per lei? Così come non aveva avuto alcuna utilità attaccare Papa Leone XIV, perché quando si parla di conflitti un Pontefice non può fare altro che condannare la guerra, Trump insulta il premier.
Del resto, avevamo già avuto modo di testare questo modo di fare con altri leader, a partire da Volodymyr Zelensky. Ma se l’aggressività mostrata nei confronti del presidente ucraino in visita alla Casa Bianca poteva essere scattata in seguito all’insistenza del leader in mimetica, quella nei confronti dei partner europei non ha alcuna spiegazione. Uno dopo l’altro non c’è capo del governo europeo che non sia stato raggiunto dagli strali di Trump: da Keir Starmer a Emmanuel Macron, da Pedro Sánchez a Friedrich Merz, non un solo leader si è salvato, salvo poi all’occorrenza essere riabilitato, come accaduto a Macron, passato in pochi mesi dall’essere bollato come uno che sbaglia sempre (e che la moglie prende a pugni in faccia) a diventare il miglior amico.
Sì, le opinioni sui partner di Trump sono molto mutevoli e quasi mai rispondono a un disegno. Semplicemente, alla Casa Bianca c’è un presidente senza filtri, ma con cui, essendo comunque il capo della prima potenza economica e militare, si devono fare i conti.
Proprio per questo, stupisce che ci sia una sinistra che, invece di reagire compatta di fronte a un attacco immotivato e squinternato, si mostra sotto sotto compiaciuta, come se le offese al presidente del Consiglio non siano in sostanza offese al nostro Paese. Qualcuno pensa davvero che se a Palazzo Chigi ci fossero stati Elly Schlein o Giuseppe Conte, Trump sarebbe stato più carino? Che ci sia un premier di destra o uno di sinistra, il commander in chief avrebbe detto le stesse cose e magari anche peggio. Dunque, gioire per le offese gratuite rivolte a Meloni e per le difficoltà che possono rappresentare, non solo è sbagliato, ma contro gli interessi nazionali. Ci si può dividere fin che si vuole sulle scelte di politica interna e l’opposizione ha tutto il diritto di criticare le decisioni del governo. Ma a nessuno dev’essere consentito di mancare di rispetto a chi rappresenta l’Italia, perché significa offendere tutti gli italiani. I quali non supplicano Trump per avere un selfie, ma perché metta fine alle follie che nell’ultimo anno ci hanno costretti a vivere sull’ottovolante. La guerra all’Iran poteva avere delle motivazioni giuste se si fosse posta l’obiettivo di spazzare via un regime canaglia, ma se invece rischia di consolidarlo, le mosse degli Stati Uniti rischiano di condannare gli iraniani e l’intera area a una dittatura ancora più feroce. Altro che dirci, senza che nessuno glielo chieda, che Meloni lo ha supplicato di fare un’istantanea con lui: ci dica come intende uscire dal pantano del Golfo, dove l’America rischia di lasciare la faccia più di quanto non l’abbia persa in Corea, in Vietnam e in Afghanistan.
Un tempo gli Stati Uniti erano definiti i gendarmi del mondo, adesso tra insulti e giravolte come li si può definire? I giullari?






