Influencer, commentatori e cospirazionisti si scatenano: gli spari all’Hilton sarebbero stati una messinscena per santificare il presidente americano per fare dimenticare guerre e scandali.
Influencer, commentatori e cospirazionisti si scatenano: gli spari all’Hilton sarebbero stati una messinscena per santificare il presidente americano per fare dimenticare guerre e scandali.
Il Cold War Museum Regan Vest viene inaugurato a Rebild, in Danimarca, il 10 febbraio 2023. Al centro del museo si trova il bunker antiatomico, costruito segretamente negli anni Sessanta per ospitare il governo danese, funzionari e il reggente danese in caso di guerra nucleare (Ansa)
Nel 95% delle simulazioni belliche, Claude, Gemini e ChatGpt hanno gestito l’escalation minacciando o usando armi nucleari tattiche. Vincoli morali? Nessuno.
Nei conflitti in corso, da quello in Ucraina a quello in Medio Oriente, di certo l’Intelligenza artificiale è ampiamente impiegata. Tuttavia, in guerra sarebbe opportuno moderare il ricorso all’IA, perché rischia – anche più di quanto già non faccia l’uomo – di portare il mondo verso l’apocalisse nucleare. Non è purtroppo uno spauracchio, bensì una evidenza piuttosto solida. È quanto si evince dalle 46 pagine di Ai arms and influence, un recente studio del King’s College London, condotto dal professor Kenneth Payne del dipartimento di studi sulla Difesa.
In breve, questa ricerca è frutto d’un esperimento con cui si è voluto esaminare una cosa molto semplice e al contempo drammatica, vale a dire in che modo modelli avanzati di IA - come ChatGpt Claude Sonnet 4 e Gemini 3 Flash - reagiscano in simulazioni di crisi nucleari. Per testare lo scenario, e comprendere come questi sistemi valutano l’escalation del conflitto, si sono inseriti i tre diversi dispositivi di IA in 21 scenari strategici simulati, con oltre 300 decisioni e circa 780.000 parole di ragionamento generate, un numero superiore alla lunghezza complessiva di Guerra e pace di Lev Tolstoj e dell’Iliade di Omero.
A tanta attività non è però corrisposto un esito confortante. Payne ha difatti riscontrato come nel 95% delle simulazioni almeno uno dei modelli abbia minacciato o avviato l’uso di armi nucleari tattiche e il 76% abbia optato per minacce nucleari strategiche. Claude e Gemini hanno trattato le armi nucleari in particolare come opzioni strategiche legittime, senza considerazioni morali, in genere discutendone solo in termini strumentali. Anche ChatGpt ha rappresentato un’eccezione solo in parte, limitando gli attacchi agli obiettivi militari, evitando i centri di popolazione o inquadrando l’escalation come «controllata» e «una tantum».
In generale, come si può ben comprendere, è stata allora non piccola la sorpresa nel registrare dunque come modelli apparentemente passivi, allorquando messi di fronte a scadenze temporali critiche, si trasformino in strateghi aggressivi e incuranti degli scenari apocalittici cui il loro atteggiamento conduce. Sembra insomma lontano quanto raccontato nel film Wargames diretto da John Badham e Matthew Broderick, dove un cervellone informatico, interpellato proprio sulla guerra e i suoi scenari, alla fine affermava: «Strano gioco. L’unica mossa vincente è non giocare». Una saggezza che, a distanza di oltre 40 anni, l’Intelligenza artificiale pare ignorare.
Viceversa, di tale saggezza l’uomo – proprio di fronte allo scenario nucleare – ha già dato prova. La mente corre al 26 settembre 1983, quando nella base militare di Serpukhov a circa 150 chilometri da Mosca scattò un allarme per mezz’ora rischiando di annientare decine di milioni di esseri umani, fino alla possibile estinzione dell’uomo. L’allarme scattò perché un computer, connesso a un sistema antimissilistico segnala la partenza di alcuni missili da una base Usa diretti verso l’Unione Sovietica.
Il colonnello Stanislav Petrov ritenne che fosse un falso allarme e decise di aspettare quei 15-20 minuti che all’epoca servivano a un missile balistico per arrivare dagli Usa in Unione Sovietica. Furono minuti salvavita; se il militare avesse informato i superiori sarebbe partito un contrattacco con la distruzione del mondo. Ma Petrov è morto nel 2017 e altri militari con la sua prudenza ultimamente pare scarseggino. Invece avanza l’uso bellico dell’IA che, se fosse stata applicata quella volta nella base di Serpukhov, chissà quali abissi avrebbe spalancato.
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Due agenti della Polizia di Stato sono rimasti feriti ma sono riusciti a salvare la vita a un uomo di 60 anni che stava tentando il suicidio alla periferia di Lecce.
L’intervento è scattato dopo che l’uomo aveva contattato la sala operativa dichiarando di volerla fare finita, interrompendo poi bruscamente la telefonata. Le pattuglie della squadra volante della questura di Lecce si sono immediatamente dirette verso il casolare dove si trovava.
Una volta sul posto, gli agenti hanno visto il 60enne dirigersi verso il retro dell’abitazione armato di un coltello da cucina. Nonostante i ripetuti tentativi di instaurare un dialogo, l’uomo si è portato la lama alla gola procurandosi una ferita.
A quel punto i poliziotti sono intervenuti: nel tentativo di disarmarlo sono rimasti feriti, ma sono riusciti a bloccarlo e a metterlo in sicurezza.
Il personale del 118 ha prestato le prime cure e disposto il ricovero del 60enne. In un video diffuso dalla Polizia di Stato, gli agenti hanno raccontato di aver provato una «gioia incommensurabile» per essere riusciti a salvargli la vita.
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Manifestazione di Coldiretti contro i rincari e per la tutela delle filiere agroalimentari italiane.
«Siamo qui oggi in diecimila per chiedere trasparenza sulle filiere agroalimentari, cancellando tutto ciò che riguarda il codice doganale e l’ultima fase di trasformazione, una norma europea che permette di trasformare e poi vendere come italiano sui mercati internazionali ciò che italiano non è. Ciò diventa una sottrazione di valore ai nostri agricoltori: 20 miliardi che potrebbero entrare direttamente nelle loro tasche in un momento particolarmente difficile, anche legato agli scontri bellici», ha detto il presidente nazionale di Coldiretti, Ettore Prandini, in occasione della maxi-manifestazione al passo del Brennero. Presenti migliaia di agricoltori provenienti da tutta Italia per protestare contro i rincari e chiedere misure più incisive a tutela del Made in Italy.
Ansa
A Bari una decina di persone si riunisce davanti a una clinica per recitare il rosario. Un giornale scrive che l’iniziativa ha spaventato le donne, che adesso temono «future» aggressioni. È un modo per suggerire l’arresto dei pro life, come già avviene in altri Paesi.
Il femminismo misandrico odia la nascita, la vita, odia la gravidanza, odia le donne e la potenza ancestrale del loro diventare madri, odia il bambino, odia chi lo difende, odia l’amore tra un uomo e una donna, che avvelena con eterno vittimismo e criminalizzazione degli uomini della civiltà occidentale cristiana, l’unica dove la donna possa vivere in pace, salvo poi precipitarsi appena possibile a inondare di affetto stupratori di Hamas e impiccatori di donne della Repubblica islamica dell’Iran. Chiunque cerchi di difendere la vita dei bambini che le donne fanno smembrare da vivi nel loro ventre, a spese della comunità, per il femminismo misandrico è un carnefice non solo della delicata anima della donna che abortisce, ma della delicatissima anima di tutte le donne, angeliche vittime di ogni sopruso. Il sopruso dei soprusi, ben più grave delle lapidazioni iraniane e degli stupri di Hamas, è dichiarare che quello che viene bestialmente assassinato nelle nostre cliniche ostetriche è un bambino, e che questo è un crimine che grida vendetta a Dio secondo il cristianesimo. La colpa è dire alle donne che quello che uccidono è il loro bambino, un bambino che aveva nella madre, anzi nella proprietaria dell’utero, colei che doveva essere il suo primo angelo protettore, e invece ha trovato il suo carnefice, un bambino che doveva trovare schiere di paladini in tutti noi, appartenenti alla civiltà che lo ha ridotto a poltiglia in un aspiratore. E invece ha trovato dei complici che con le loro tasse pagano il suo assassinio.
L’aborto è una pratica violentemente antifisiologica, al punto che è sufficiente che qualcuno preghi davanti alle cliniche dove si uccidono i bimbi per diminuire il numero degli assassinati del 70/80%. Il 70/80% delle proprietarie dell’utero che vogliono svuotare il loro utero, vedendo che qualcuno prega per loro e per il loro piccolo, si risveglia bruscamente dall’eclissi della ragione che è l’aborto, per tornare all’umanità di essere madre. Quindi coloro che pregano, che parlano del bimbetto, che parlano del diventare madri, sono «il nemico» da abbattere. L’odio contro l’associazione Pro vita e famiglia si esplica con sedi vandalizzate, bombe incendiarie, e scritte che augurano che le sedi possano bruciare con gli attivisti dentro. I cartelloni di Pro vita e famiglia sono tolti dai sindaci perché «offendono» la delicata sensibilità e «sono violenti». C’erano fino a 16 uomini della polizia, tre camionette, a proteggere le mie conferenze dalle esagitate fanciulle dell’associazione Non una di meno, che dimostrano il loro affetto alle donne adorando i migranti islamici, gruppo etnico con maggiore percentuali di stupri contro le donne italiane. Gianluca Martone, che distribuisce volantini davanti alle cliniche abortiste, quando li ha distribuiti davanti ai licei è stato fisicamente aggredito e ha dovuto salvarlo la polizia. L’ultimo episodio riguarda l’associazione Ora et Labora in Difesa della vita. Dal maggio 2025, a Bari, si è costituito un gruppo di volontari di Ora et Labora con lo scopo di pregare davanti ai tanti ospedali abortisti di Bari e scuotere le coscienze sui temi della difesa della vita e della famiglia naturale attraverso convegni, conferenze o giornate di ritiro. Recentemente si sono tenuti due momenti di preghiera nei pressi dell’entrata dell’ospedale San Paolo di Bari, il 20 marzo e il 18 aprile, sempre segnalati alla Questura. Una decina di volontari circa hanno partecipato ai singoli momenti di preghiera che consistono nella recita del santo rosario e di preghiere per la vita e in riparazione al delitto dell’aborto. I volontari indossano pettorine con immagini sacre e frasi sulla vita, attraverso le quali vogliono testimoniare la loro contrarietà all’aborto e al suicidio assistito. Dato il freddo, tutti avevano sciarpe e berretti, pur essendo ovviamente a volto scoperto. Una volontaria ha appoggiato un cartello a favore della vita sulla grata della recinzione dell’ospedale rendendo poco leggibile un cartello sulla viabilità. È stato chiesto di spostare il cartello che è stato prontamente spostato. Tutto qui. Questo è stato «il filo d’erba», di cui poi è stata fatta «una montagna». Dopo un altro momento di preghiera del sabato scorso, lunedì 20 aprile veniva pubblicato un articolo della Gazzetta del Mezzogiorno con una foto ambigua che dava l’impressione di un volto coperto nel quale si menzionava la presenza di «donne a volto coperto», falso, che affiggono cartelloni antiabortisti la cui presenza costituisce una «pressione sui sanitari e sulle donne che accedono all’ospedale, temendo per future aggressioni fisiche». Sul cartello era scritto: «Avrà il tuo sguardo… il tuo sorriso… e sarà coraggioso perché tu lo sei stata». In effetti può fare pressione su chi vuole uccidere il proprio bambino.
«Future aggressioni fisiche» è un processo alle non intenzioni. L’assoluta gentilezza è un caposaldo di queste associazioni. I volontari si impegnano ad ascoltare chi avesse dubbi sull’aborto, offrendo alternative con aiuti concreti, indirizzandoli ad altre associazioni a tutela della vita. L’articolo dimostra tutta la desolante pochezza dello scrivente con la geniale operazione di screditamento degli uomini e delle donne che pregano davanti ai luoghi dove vengono macellati i bambini tacciandoli con appellativi come «fanatici oltranzisti» che operano sull’«onda dell’ignoranza». I medici sono in grande maggioranza obiettori perché un aborto è ripugnante, non c’è bisogno di essere fanatici di nessuna religione per trovare mostruosa la boccia dell’aspiratore che si riempie di sangue e pezzi di piccoli corpi, e quale sarebbe l’ignoranza? Queste persone ignorano che la piccola figuretta che nell’ecografia cerca disperatamente di allontanare la sonda che sta per smembrarla deve essere considerato un «ammasso di cellule», perché così lo ha definito seduto alla sua scrivania un qualche imbecille che non ha mai visto un aborto in vita sua e non sa un accidente del feto. In realtà, la maggior parte dei presenti sono professionisti. Gli attivisti sono accusati di mancanza di «empatia», sono indelicati verso chi smembra i bambini senza anestesia. Al contrario: gli abortisti non solo calpestano il diritto alla vita e alla non sofferenza della più indifesa delle creature, ma calpestano il dolore di tutte le donne che soffrono per aver abortito, un aborto involontario o un aborto volontario seguito dal rimpianto.
L’ articolo parla di «un clima pesante»: chi smembra i bambini con l’aspiratore deve poterlo fare serenamente, senza che l’attivista con il suo cartello che ricorda che ha appena ucciso una creatura umana gli rovini la pausa caffè. Ora et Labora in Difesa della Vita ha diffuso un comunicato per smentire con fermezza quanto riportato dall’articolo della Gazzetta del Mezzogiorno, e chiarire che tutto questo non è un caso, fa parte di una strategia per distruggere anche in Italia ogni diritto di critica all’orrore dell’aborto volontario. In altre nazioni gli attivisti che pregano sono arrestati. Perché le loro preghiere funzionano e salvano. Le nostre élite sono neomalthusiane e adorano l’aborto, unico «diritto» riconosciuto alle donne. Un donna non può scegliere di non vaccinare il suo bambino, di allevare i suoi bambini in un bosco. Ma può abortire, sempre, gratis, comodamente, vicino casa. Perché l’aborto è la chiave di tutto: se un bambino può essere assassinato a spese dello Stato, zittendo chi prega per lui, può essere anche venduto, deportato, abusato, smembrato per trasformarlo in linee cellulari di ricerca. Noi vogliamo che l’aborto diventi impensabile. Chi prega davanti alle cliniche è la soluzione, la soluzione perché l’aborto, che è l’eclissi della ragione, dell’etica dell’umanità, scompaia. È scritto nel Vangelo: «In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me». Il fratellino più piccolo è quello che deve ancora nascere.
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