Tutto pronto per la quarta stagione di «The Bear»
«The Bear» (Disney+)

Lo show, il cui capitolo conclusivo, il quarto, sarà disponibile su Disney+ a partire da giovedì 26 giugno, non è banale come sarebbe lecito attendersi dall’ennesima produzione a tema culinario. Al contrario. È movimento, angoscia, è la frenesia del fare, un po’ scomposta e caotica, quella frenesia tesa alla conquista di un obiettivo ambizioso, cervello e cuore contro la naturale paura che ogni sfida comporta.

Non un ristorante, ma un micromondo, capace di raccontare – attraverso l’espediente ormai iper-rodato della cucina – fragilità e complessi dell’universo umano. The Bear, le cui prime tre stagioni hanno portato a casa una miriade patinata di riconoscimenti, aggiudicandosi nel 2023 l’Emmy come Miglior serie commedia dell’anno, ha sfruttato il trend televisivo più inflazionato dell’epoca recente per sostanziare una trama ben più complessa, originale e accattivante di quanto le premesse permetterebbero di aspettarsi. Lo show, il cui capitolo conclusivo, il quarto, sarà disponibile su Disney+ a partire da giovedì 26 giugno, non è banale come sarebbe lecito attendersi dall’ennesima produzione a tema culinario. Al contrario. The Bear è movimento, angoscia, è la frenesia del fare, un po’ scomposta e caotica, quella frenesia tesa alla conquista di un obiettivo ambizioso, cervello e cuore contro la naturale paura che ogni sfida comporta. Carmine, della frenesia, è la personificazione: un italo-americano con insicurezze radicate nell’anima, una famiglia difficile, il fratello morto suicida e l’imperativo morale di riabilitarne il nome. Carmine, che l’istinto di sopravvivenza aveva portato a murarsi nelle cucine più fagocitanti del mondo, completamente assorbito dal ritmo e dalla pressione dei ristoranti stellati, è tornato a Chicago dopo la morte del fratello Michael. Lo ha fatto per finire quel che Michael aveva iniziato, per ridare una dignità al suo progetto: quello di aprire un localino carino, i cui piatti fossero celebrativi della tradizione locale e, al contempo, capaci di attrarre una clientela di qualità. Michael non ce l’aveva fatta. The Bear, il suo ristorante, aveva finito per diventare un buco semi-sudicio e trascurato, sede di pasti veloci, consumati in piedi, un flipper polveroso poggiato alla parete. Carmine lo ha rivoluzionato, dentro e fuori, personale compreso. Ci ha investito tempo, denaro. Ha lasciato la propria carriera in ascesa, il prestigio delle stelle Michelin, per ristrutturare The Bear. E, sul finale della terza stagione, con uno staff cambiato quanto il ristorante, c’è riuscito.The Bear ha aperto le proprie porte ad un pubblico diverso, ha sostituito ai panini un menù pretenzioso, studiato. Lunghe cotture, materie prime d’eccellenza, ricette segrete, tramandate di generazione in generazione, dolci cucinati a mano, da una persona dedicata. Ma tanto non è bastato a convincere il Chicago Tribune. Il giornale ha stroncato il locale con una recensione violenta e brutale. L’ambizione è diventata tracotanza, la sperimentazione follia. Ed è delle conseguenze di questa recensione, del suo impatto sugli affari che tratta il quarto e ultimo capitolo dello show, all’interno del quale, ancora una volta, non è la cucina il cuore. The Bear 4, con Jeremy Allen White di nuovo nei panni di Carmy, è la chiusa, l’ultima scommessa. Chiudere, rinunciando ad onorare la memoria di Michael e a credere in se stessi, o proseguire, puntando la Stella. Non è data una terza opzione, ed è Carmy ad avere su di sé l’onere della scelta, ogni responsabilità. Carmy che, come nelle stagioni passate, deve volgere lo sguardo all’interno, risolvere ogni suo complesso, per poter portare equilibrio e armonia all’esterno. Il tutto, mentre i finanziamenti scarseggiano e Sydney, sua seconda in cucina, minaccia di andare altrove.

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