Su Prime Video «Gen V», lo spin-off di «The Boys»
«Gen V» (Amazon Prime Video)

Disponibile da venerdì 29 settembre, «Gen V» è la costola felice di «The Boys», di una serie che ha riscritto i canoni di genere immaginando un mondo in cui i superpoteri non siano al servizio della giustizia, dunque del «Bene» in senso assoluto, ma del «Bene» in senso lato, nel senso relativo che ogni fortunato «eroe» ha inteso attribuirgli.

Vedere supereroi in ogni dove, al cinema e in televisione, declinati come film e spin-off, alti, bassi, buoni e meno buoni, è diventato così comune da produrre un effetto accumulo: quell’insofferenza tremenda che prende gli stufi, i pieni, gli stanchi. Sono diventati un fastidio i supereroi, prezzemolini di una serialità che non sa più a cosa attingere. E che barba le nuove produzioni, lanciate con toni falsamente entusiasti. Che noia sorbirsele, tutte, ma non proprio: perché qualche gemma nel mare immenso della banalità si può ancora pescare. Gen V, spin-off di The Boys, è il contrario di quel che l’abitudine ci ha insegnato ad aspettarci. Sfacciata, dinamica, originale. È una serie a tema supereroi, ma dietro ogni maschera e potere non c’è un cliché. C’è un essere umano, colto nelle sue meravigliose contraddizioni, c’è la sua morale personalissima, l’etica degli egoisti, non delle persone straordinarie.

Gen V, su Amazon Prime Video da venerdì 29 settembre, è la costola felice di The Boys, di una serie che ha riscritto i canoni di genere immaginando un mondo in cui i superpoteri non siano al servizio della giustizia, dunque del Bene in senso assoluto, ma del Bene in senso lato, nel senso relativo che ogni fortunato «eroe» ha inteso attribuirgli. Corruzione, malefatte, perseguimento cieco e ostinato del benessere individuale hanno popolato questo mondo, e l’universo dei giustizieri si è capovolto: un Sottosopra di cinismo e bassezze. The Boys (ad oggi rinnovato per una quarta stagione) è stato geniale. Gen V non lo ha tradito. Lo spin-off, tratto dal fumetto omonimo, ha espanso l’universo della serie madre, portandone indietro l’orologio biologico. Gli eroi sono diventati tardo-adolescenti, iscritti alla Godolkin University, lo strumento accademico attraverso il quale l’agenzia Vaught International recluta i giustizieri del domani. L’università è il luogo in cui i ragazzini con poteri vengono plasmati. Lì, viene detto loro come usare questi poteri, come massimizzarne l’efficacia, come metterli al servizio della comunità. È la Vaught a dirglielo, scegliendo minuziosamente chi tra loro possa entrare a far parte dei magnifici Sette. Del gruppo che Marie ha sempre sognato. Ma il sogno non è la realtà e, una volta entrata alla Godolkin, la ragazza si rende presto conto di quanto puzzino quei suoi corridoi, di quanto marcio ci sia oltre la superficie luccicante dell’accademia, di quanto lungo sia il pelo sullo stomaco di coloro che reputava eroi.

Gen V, all’interno della quale non mancano le tappe ormai obbligate di ogni narrazione, vale a dire le tematiche calde dell’oggi, è satira allo stato puro. È ironia e velocità, e fra lo splatter di certe scene si ride e deride. Tutto. Il mondo inflazionato dei supereroi e il mondo nostro, in un intrecciarsi efficacissimo di realtà e finzione, di fragilità adolescenziali e virtuosismi machisti. Gen V è riuscito: come serie e, soprattutto, come spin-off. A riprova che, quando le idee e i contenuti ci sono, il resto viene (ancora) da sé.

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