- Sarà la rete di telecomunicazioni del prossimo ventennio e rivoluzionerà la nostra vita dal lavoro al divertimento, dalla medicina al modo in cui viaggeremo. Ma è una tecnologia assetata di canali radio e sulla quale bisogna investire molto. Resterà da capire il pericolo elettrosmog per la salute: andranno rivisti al rialzo i limiti di legge?
- La tecnologia ha velocità e modalità rivoluzionarie. Tutti gli strumenti (anche medicali) saranno connessi h24 e trasmetteranno tutte le nostre informazioni.
- Una mattina potremmo scendere in garage e accorgerci che la nostra automobile elettrica con guida autonoma non si accende perché l’aggiornamento non è andato a buon fine a causa di un problema di collegamento di rete
- I nuovi dispositivi non dovranno più passare dal collegamento Wifi alla modalità dati telefonica, che si tratti del telefonino o dello smartwatch. la basa della rete sta nelle microcelle.
- Stanno arrivando gli smartphone compatibili. Samsung con il Galaxy S10, LG con lo One Plus, Xiaomi con il Mi, Motorola (Lenovo) con il Moto Z3. Apple invece intende presentare lo iPhone 10 per il 5G nel 2020 mentre Huawei arriverà a giugno.
Lo speciale contiene quattro articoli
Quella che ci attende nel corso di quest’anno è una rivoluzione nelle telecomunicazioni pari soltanto a quanto accaduto nell’Ottocento con quella industriale e insieme a questa come accadde nei primi anni Novanta, quando la telefonia mobile passò dagli apparecchi da portare a tracolla ai primi cellulari con i messaggi di testo. Si chiama 5G, da «quinta generazione delle reti mobili». Ma se da un lato le possibilità offerte dalla nuova tecnologia permetteranno di fare cose prima impensabili, dall’altra rischia di farci vivere letteralmente immersi nei campi elettromagnetici delle onde radio, molto più di quanto lo siamo già oggi. Con la radiofrequenza si scherza, tanto che sempre più persone utilizzano auricolari per telefonare e spengono le reti Wifi di casa quando non le utilizzano. Perché anche se si cerca costantemente di non dimostrare che fanno male alla salute, e qualche volta non ci si riesce, certamente nessuno è finora riuscito a dimostrare che invece siano del tutto innocue o salutari.
Ciò premesso, il 5G non sarà soltanto un nome per indicare qualcosa che viene dopo la tecnologia attuale, ovvero il 4G ma con alte velocità di trasmissione dei dati (voce, filmati, informazioni, eccetera), bensì un differente standard che permetterà centinaia di migliaia di connessioni contemporanee e una qualità di rappresentazione video fedele quasi come la realtà, grazie alla caratteristica definita di «bassa latenza», cioè niente più ritardi o visualizzazioni a scatti. E soltanto questo porta a potersi collegare a mezzi in movimento, a poter lavorare da casa come fossimo davvero in ufficio, ma anche di mandare in giro al posto nostro delle macchine controllate da remoto. Parlando strettamente di velocità di connessione e interscambio dati, il 5G raggiungerà anche i 20.000 Mbps, mentre sebbene l’attuale 4G possa arrivare a 4.000 Mbps, nell’uso normale siamo già molto soddisfatti se ci avviciniamo ai 100 Mbps. Per raggiungere queste prestazioni i segnali emessi sono molto più larghi di prima ovvero occupano più radiofrequenza, e da qui la necessità di nuove bande radio. Per fare un esempio semplificato: oggi sintonizzando l’autoradio troviamo una stazione ogni 0,5 Megahertz. Tra un canale 4G e l’altro ci sono 18 Megahertz e tra un canale 5G e il successivo ancora più Megahertz, secondo la banda utilizzata.
L’asta per l’assegnazione delle bande di frequenza dedicate in Italia si è svolta dal 13 settembre al 2 ottobre 2018 con la partecipazione di sette soggetti: Tim, Vodafone, Wind-Tre, Iliad, Open Fiber, Linkem (nessuna assegnazione) e Fastweb. Il ministero dello sviluppo economico ha previsto cinque bande: 700 Megahertz (la più ambita per le caratteristiche di propagazione), 3,7 Ghz e 26 Ghz. Il totale che le aziende verseranno allo Stato è di oltre 6,4 miliardi di euro. Con tali prestazioni la tecnologia 5G rappresenta una grande occasione per il mondo degli affari, e secondo l’americana Qualcomm, tra i pionieri di questa architettura, entro il 2035 il volume d’affari mondiale si aggirerà attorno ai 12,2 trilioni di dollari generando oltre duecento milioni di posti di lavoro. Oltre alle possibili ripercussioni sulla salute, ad alimentare gli scettici c’è la grande invasività del 5G nella vita delle persone, laddove tutto sarà connesso con tutti generando non pochi problemi di privacy e di sicurezza cibernetica. Pensiamo, per esempio, se i dati personali di una persona ricavati da un dispositivo come una protesi medica venissero trafugati o ne fosse fatto mercimonio alle compagnie di assicurazione, oppure se il controllo dell’elettronica di un mezzo di trasporto non potesse più ricevere comandi dal suo utente ma soltanto da chi l’ha prodotto. Tra internet delle cose e 5G, banalmente una mattina potremmo scendere in garage e accorgerci che la nostra automobile elettrica con guida autonoma non si accende perché l’aggiornamento non è andato a buon fine a causa di un problema di collegamento di rete, oppure che l’auto non c’è più perché un hacker l’ha rubata stando davanti al suo computer. Altri rischi e ritardi nello sfruttamento delle reali possibilità delle nuove reti possono derivare dalla disparità di tecnologia tra le nazioni che adotteranno e svilupperanno il 5G e quelle che lo faranno con grande ritardo o non lo useranno proprio, anche soltanto perché l’orografia e l’ampiezza del loro territorio o la distanza tra utenti e ripetitori non è compatibile con la propagazione delle onde millimetriche. Nel 2018 Ulf Ewaldsson, capo della tecnologia di Ericsson, che insieme a Tim e Qualcomm realizzarono la prima connessione 5G in Italia, spiegò infatti che alla base del successo del 5G dove esserci una standardizzazione mondiale: «Per cogliere questa opportunità serve decidere un unico standard globale; ogni diversità porterà a lunghi rallentamenti e differenze di competitività».
L’Italia è la nazione europea con i limiti massimi di emissione più stringenti. Per questo motivo quasi tre quarti delle attuali postazioni dei ripetitori telefonici non possono essere usate per creare la nuova rete 5G. Così oltre a grandi investimenti per realizzarle di nuove serve un controllo capillare dei livelli di radiofrequenza che raggiungono gli utenti. La legge raccomanda che i campi elettromagnetici non superino un livello di 6 volt/metro nelle stanze dove si permane a lungo, come la camera da letto, e consente valori maggiori in altre situazioni. Siamo, insieme alla Bulgaria, la nazione con la norma più severa, ma con l’arrivo del 5G gli operatori chiedono un aggiornamento del metodo di misurazione. Insomma, sarà la rete di telecomunicazioni del prossimo ventennio e rivoluzionerà la nostra vita dal lavoro al divertimento, dalla medicina al modo in cui viaggeremo. Ma è una tecnologia assetata di canali radio e sulla quale bisogna investire molto. Resterà da capire il pericolo elettrosmog per la salute: andranno rivisti al rialzo i limiti di legge?
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