Nascosero le prove nel processo Eni. Condannati a 8 mesi i due pm di Milano
De Pasquale e Spadaro non depositarono gli atti che svelavano le bugie del supertestimone e scagionavano gli imputati.
De Pasquale e Spadaro non depositarono gli atti che svelavano le bugie del supertestimone e scagionavano gli imputati.
Il tribunale di Terni ha riconosciuto il carattere calunnioso e diffamatorio delle false accuse orchestrate dal faccendiere siciliano sul presunto complotto. Ma è solo l’inizio: l’azienda prepara una nuova causa.
Due nastri, che «La Verità» ha potuto ascoltare, dimostrano che l’avvocato siciliano si è più volte contraddetto nel tentativo di far saltare il presidente del collegio che doveva giudicare i vertici dell’azienda petrolifera, accusati di mazzette e poi assolti.
Le chat del pm sui colleghi («Cani incapaci») e sul testimone del processo contro Eni, alla fine assolta: «Pagava i testi».
Il faccendiere ha chiesto al tribunale di Potenza di concordare la pena di 3 mesi. Così arriverà al record di 47 accuse negoziate.
Sulla stampa spuntano presunte nuove rivelazioni del faccendiere che servono soltanto a restituirgli credibilità. In particolare, grazie alle vecchie accuse contro Massimo D’Alema e i vertici del Cane a sei zampe.
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