Spalletti ct ombra «dribbla» la clausola. Ma Napoli si schiera con De Laurentiis
Luciano Spalletti (Ansa)
Atleti preconvocati prima dell’insediamento del mister: così si lima qualche settimana di penale. La città però sta con il patron.

C’è un signore a San Gregorio Armeno, napoletanità profonda, zona di maestri artigiani specializzati in statuette del presepe con i volti più noti dell’attualità, quelli che impreziosiscono un evento trascendente come la Natività col gusto materico delle beghe terrene. Si chiama Genny Di Virgilio. Ha da poco realizzato la statuetta di Aurelio De Laurentiis: il patron del Napoli è all’impiedi, con la postura orgogliosa del capitano di lungo corso, elegante. Ha l’aria da padreterno. Un braccio è alzato mezz’asta, con una mano fa il segno del tre, somiglia a uno di quei santi che testimoniano la verità trinitaria. Solo che quel tre, in mano a don Aurelio, significa altro. Vuol dire che la clausola per liberare Spalletti dalla panchina partenopea è ancora valida e il presidente non intende mollare l’osso. A Napoli lo sanno. E tutti, tifosi compresi, sembrano parteggiare per De Laurentiis. Poco importa che la Figc abbia annunciato l’accordo col mister toscano. Napoli talvolta non è una città, è un’idea platonica incastrata tra l’iperuranio e il mondo, e il fatto che la tifoseria campana veda nell’abbandono del proprio allenatore, sebbene accasato alla Nazionale, una sorta di tradimento degli impegni siglati in precedenza, la dice lunga su quanto Gabriele Gravina e i dirigenti federali dovranno muoversi con i piedi di piombo nel trattare una faccenda che rischia di seminar zizzania pure nel futuro. Mettendo in ordine gli avvenimenti: Spalletti ormai dovrebbe essere il nuovo ct tricolore. Il suo contratto partirebbe dal primo settembre di quest’anno e andrebbe in scadenza nel 2026, lo stipendio si aggirerebbe sui 3,2 milioni di euro netti all’anno. Ma la Nazionale dal 9 settembre dovrà vedersela con la Macedonia del Nord e con l’Ucraina nei gironi di qualificazione a Euro 2024. Il tempo stringe, il nuovo tecnico si dice già al lavoro nel diramare le convocazioni dei giocatori. Una riunione con i vertici della Figc sarebbe già avvenuta: all’ordine del giorno, il completamento dello staff (in cui entrerebbero, su indicazione dello stesso Spalletti, Domenichini, Baldini e Sinatti), e la compilazione della lista non vincolante dei preconvocati, con chiamata obbligatoria per gli atleti impegnati all’estero e per gli oriundi, facoltativa per quelli di Serie A e B. Il raduno ufficiale a Coverciano si terrebbe il 3 settembre. Qualcuno storce il naso: se l’intesa tra allenatore e Nazionale fosse operativa dal primo settembre, ma Spalletti fosse già oggi alle prese con la messa a punto del suo progetto, convocazioni comprese, ecco allora che il suo lavoro cozzerebbe con l’impegno contrattuale che ancora nel mese di agosto lo legherebbe al Napoli. Resta peraltro da capire in che modo verrà sciolto il vincolo di contratto. De Laurentiis pretende la somma di poco meno di 3 milioni versata fino all’ultimo centesimo, la Figc pare si sia defilata formalmente, offrendo però pieno supporto al Ct, impegnato in un contenzioso diretto con la sua ex società. L’avvocato esperto di diritto sportivo Mattia Grassani ha commentato: «Spalletti non pagherà spontaneamente la clausola», confermando che si andrà verso una controversia legale per dimostrare che la Nazionale non fa parte delle squadre concorrenti del Napoli per cui la clausola era stata creata e con cui il mister aveva assunto l’impegno di non trattare fino all’anno prossimo. A Napoli la tifoseria è schierata col presidente. Non per scarso amor di patria, ma per comprensibile strenua difesa della dignità locale. Significherebbe, in buona sostanza, non beneficiare in toto del supporto di una delle curve più calorose ed entusiaste d’Italia in caso di partite decisive: è già capitato del resto in passato che persino Maradona, totem cittadino, venisse fischiato ai Mondiali. Non sono pagliuzze facili da rimuovere, sono travi nell’occhio. Un commissario tecnico dovrebbe iniziare a carburare con la sua selezione di calciatori contando sul supporto di un intero Paese, dimodoché la sua investitura non risulti divisiva. E, beninteso, nessuno sta criticando Spalletti come allenatore tout-court: preparato e lavoratore indefesso, plasmerà l’Italia a sua immagine e somiglianza. Ma la genesi del suo arrivo, l’abbandono in una notte di mezza estate di Roberto Mancini con dinamiche dialettiche ancora non del tutto chiare, pongono ancora una volta Gravina sotto la lente d’ingrandimento di una condotta tattica poco accorta. C’è chi osserva come la clausola potrebbe essere pagata subito dalla Federazione per evitare ulteriori polemiche, ma è evidente che la scelta non venga contemplata ai vertici del pallone nostrano per non innescare precedenti (non è mai successo in Italia che una federazione abbia pagato liberatorie per accaparrarsi i servigi di un nuovo tecnico azzurro). Nei gironi di qualificazione a Euro 2024, l’Italia annovera 3 punti con due partite disputate (una vittoria, una sconfitta). La Macedonia del Nord ne ha a sua volta tre, con un match giocato in più. L’Ucraina ne ha 6 su tre gare. Pur non essendo avversarie irresistibili, c’è da stare in campana e vincere entrambe le sfide, se si vuole contare su una qualificazione che non è un’eventualità, ma un imperativo categorico a salvaguardia della reputazione tricolore.

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