Redbird si prende il Milan e prepara i botti
  • Siglato il preliminare col fondo Usa (che ha scalzato gli sceicchi): Elliott resta con il 30% e garantisce la conferma in blocco della dirigenza scudettata. Primo obiettivo trattenere Leao tentato dal Real, poi Botman, Berardi e un «derby» per Dybala.
  • Il belga Lukaku è un affare difficile ma l’Inter ci prova. Napoli: Mertens e Koulibaly se ne vanno?

Lo speciale contiene due articoli.

Meglio un preliminare da 1,3 miliardi che un preliminare di Europa league con 24 rigori. Dopo quattro anni di sacrifici e di oculata gestione culminata con lo scudetto, sul futuro del Milan è tornato a splendere il sole. Ieri Gerald Cardinale, proprietario del fondo americano Redbird Capital Partners, ha firmato il contratto per l’acquisto del 70% delle quote del club che appartengono al fondo Elliott. L’operazione è andata in porto nei giorni scorsi a Manhattan, sede delle due società di private equity, mentre il passaggio definitivo del pacchetto azionario (il cosiddetto closing) avrà una tempistica di un paio di mesi.

Il Diavolo finisce in mano a un Cardinale. Ovvia la felicità del Milan italiano, a cominciare dal presidente Paolo Scaroni: «Sono contento che il passaggio di proprietà sia arrivato in tempo, in modo da poter affrontare il mercato con una situazione definita». Ritardi e complicazioni in un’operazione così onerosa costituivano la maggior preoccupazione del management sportivo, impegnato nella costruzione della squadra che dovrà disputare la Champions da protagonista (parte dalla prima fascia a gironi nel rispetto della storia). Venerdì Paolo Maldini era uscito allo scoperto chiedendo chiarezza ed ora Scaroni può mettere la parola fine alla querelle: «Lui è stato un elemento chiave dello scudetto, figuriamoci se voglio che parta».

Si conclude la stagione di Paul e Gordon Singer, che rientrano in pieno dall’investimento di 800 milioni (necessari per coprire il default del misterioso Yonghong Li e gestire il club) e mantengono la quota di salvaguardia che fortemente volevano, convinti che il marchio possa dare altre soddisfazioni finanziarie ai loro investitori nei prossimi due-tre anni. Quel 30% è stato lo scoglio decisivo per far rimanere il Milan nell’orbita americana e allontanarlo dagli sceicchi del Bahrein di Investcorp, in vantaggio fino a dieci giorni fa nell’acquisto: gli arabi volevano comprare tutto il club e offrivano 1,2 miliardi.

Dopo aver loro aperto la porta, improvvisamente Elliott ha messo condizioni e alzato la posta fino a costringerli ad arrendersi. L’incrocio di interessi, la partita a scacchi con accenti da suk e l’arrivo improvviso di Redbird (con un portafoglio di 4,5 miliardi di dollari) lasciano intendere manovre strategiche tutte anglosassoni. Quella combattuta nelle segrete stanze dell’alta finanza è stata una vera battaglia geopolitica, che ha fatto rimanere la Milano rossonera in orbita occidentale. Dopo lo sbarco massiccio dei fondi sovrani qatarioti nell’immobiliare della metropoli lombarda e la cessione dell’Inter ai cinesi di Suning, anche nel magico mondo della globalizzazione sembrava quasi che un altro matrimonio fuori dal perimetro dell’Occidente «non s’avesse da fare».

Il Milan rimane americano e Gerry Cardinale, che domenica festeggiava in piazza Duomo il 19° titolo mescolato ai tifosi, avrebbe già appeso nel suo studio newyorkese la foto con le sette coppe dei campioni del diavolo. Con lui sono sette anche i proprietari statunitensi di squadre italiane in Serie A: Roma, Atalanta, Fiorentina, Spezia, Genoa e Bologna. Cognome italianissimo per via dei bisnonni partiti dalla Sicilia e sbarcati a Philadelphia, Cardinale è il classico self made man teorizzato dal sogno americano. Ha 53 anni, una laurea ad Harvard con lode, un master a Oxford in filosofia, un patrimonio personale di 1 miliardo, la statua dell’incredibile Hulk nell’atrio della sede. E alle spalle una scalata dentro la banca d’affari Goldman Sachs durata 20 anni: ne è diventato senior partner dopo aver gestito 100 miliardi di dollari di capitale privato.

Nel 2014, tre anni dopo il penultimo scudetto del Milan, il banchiere si è messo in proprio fondando Redbird e specializzandola negli investimenti sportivi. È questa la particolarità più interessante, che differenzia Cardinale da tanti miliardari attratti dal pallone: tutto il suo mondo professionale ha come fulcro il business sportivo. Come ha scritto Bloomberg: «Redbird ha l’obiettivo di trasformare la galassia Milan in una piattaforma industriale dello sport».

Negli Stati Uniti ha partecipazioni importanti nei Boston Red Socks di baseball, nei Pittsburgh Penguins di hockey su ghiaccio ed è proprietario della «On Location Experiences», una compagnia che organizza eventi dal vivo legata alla Nfl, lega di football americano. In India controlla la piattaforma sportiva Dream Sport specializzata nel cricket. Lo sbarco in Europa è avvenuto con l’acquisto del Tolosa (neopromosso in Ligue 1) e del 10% del trust Fenway che detiene la maggioranza del Liverpool.

Le priorità di Redbird sono il rinnovo dei contratti di Maldini e Massara, tre colpi di mercato (Sven Botman, Andrea Belotti, Domenico Berardi), la garanzia della permanenza di Rafael Leao richiesto dal Real Madrid e un regalo d’ingresso per far sognare i tifosi (Paulo Dybala). In generale la gestione non si discosterà da quella precedente, più improntata agli investimenti sui giovani talenti e ai profitti che alle spese folli stile Paris Saint Germain o Manchester City.

Il nuovo plenipotenziario di Cardinale in Italia dovrebbe essere Alec Scheiner, ex vicepresidente dei Dallas Cowboys e oggi nel cda del Tolosa. Il fondo Elliott rimane in consiglio con tre posti. La sua presenza garantirebbe la continuità nella gestione dello spinoso dossier stadio, vale a dire un asset da mezzo miliardo. Ma anche un rompicapo incomprensibile per un americano arrivato ieri, che di italiano ha solo il cognome.


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