Siamo solo al terzo giorno del nuovo Mondiale per club, ma i primi segnali parlano chiaro: le squadre europee, fresche di successi continentali, sono arrivate negli Stati Uniti con un chiaro obiettivo, vincere, fare più strada possibile nel torneo milionario della Fifa e assicurarsi una buona fetta di premi, oltre che di gloria. E lo stanno dimostrando sul campo. A partire dal Paris Saint-Germain, che ha inaugurato il torneo con lo stesso strapotere visto nella finale di Champions League dello scorso 31 maggio a Monaco di Baviera, dove travolse l’Inter 5-0. La squadra di Luis Enrique ha replicato contro l’Atlético Madrid con un secco 4-0 che la candida già a favorita assoluta per la conquista del titolo. A proposito di goleade, ancora più eclatante è stato il 10-0 rifilato dal Bayern Monaco all’Auckland City, compagine dilettantistica neozelandese inserita nello stesso girone di Boca Juniors e Benfica, che si sono affrontate ieri all’Hard Rock Stadium di Miami pareggiando 2-2.
Una sconfitta così pesante, però, non cancella la straordinaria storia dell’Auckland City, che merita di essere raccontata. Con sede nei sobborghi di North Shore, alla periferia di Auckland, il club rappresenta la quintessenza del calcio dilettantistico: tutti i suoi giocatori studiano o lavorano a tempo pieno, alternando allenamenti serali a una vita fatta di sveglie all’alba, turni in magazzino, vendite porta a porta e riunioni in ufficio. Come raccontato dalla Cnn, il capitano Mario Ilich, per esempio, è rappresentante di vendita per la Coca Cola: la sua giornata tipo inizia alle 5 del mattino in palestra, prosegue in ufficio dalle 8 alle 17 e si chiude con due ore di allenamento prima di rientrare a casa alle 21. Stesso copione per il portiere Conor Tracey, impiegato in un’azienda veterinaria, costretto spesso a fare i conti con infortuni dovuti alla natura fisica del suo lavoro. Il club si è guadagnato la qualificazione alla Coppa del Mondo vincendo l’Oceania Champions League, ed è l’unico rappresentante del continente. Quando il sorteggio ha decretato il loro inserimento in un girone con Bayern Monaco, Benfica e Boca Juniors, i giocatori e lo staff tecnico si sono radunati negli spogliatoi alle sei del mattino e sono partiti abbracci e lacrime: «È il tabellone dei sogni», ha raccontato Tracey. «Ci misuriamo con squadre piene di campioni del mondo, contro cui probabilmente non giocheremo mai più». Una storia che sembra uscita da una sceneggiatura di Hollywood – tanto per restare in tema Usa – e che rende ancora più poetica, pur nella disfatta, la loro presenza in questo torneo.
Tra le big d’Europa ha ben figurato anche il Chelsea di Enzo Maresca, reduce dalla vittoria in Conference League contro il Betis. I Blues hanno battuto 2-0 il Los Angeles FC, ex squadra di Giorgio Chiellini, oggi dirigente della Juventus, attesa mercoledì a Washington (alle 3 del mattino italiane) dal debutto contro gli emiratini dell’Al-Ain. 24 ore prima toccherà invece alla nuova Inter guidata da Christian Chivu: al Rose Bowl di Los Angeles – lo stadio di Pasadena in cui l’Italia perse la finale mondiale del 1994 contro il Brasile – i nerazzurri affronteranno il Monterrey, club messicano che annovera tra le sue fila un Sergio Ramos ancora affamato. Attesa anche per gli esordi di Real Madrid e Manchester City, rispettivamente contro l’Al-Hilal di Simone Inzaghi e contro i marocchini del Wydad Casablanca.
Se da una parte il dominio europeo è fin qui evidente, dall’altra l’unica reale alternativa sembra arrivare dal Sudamerica. Le brasiliane in particolare stanno confermando ambizioni e qualità. Il Palmeiras, pur fermato sullo 0-0 dal Porto, resta una delle squadre più esperte e solide del torneo. Il Botafogo dell’ex interista Joaquin Correa ha superato 2-1 i Seattle Sounders, mentre il Flamengo ha superato agevolmente l’Esperance di Tunisi. Oggi tocca anche al Fluminense, campione della Libertadores 2024, impegnato contro il Borussia Dortmund. Capitolo Argentina. Il Boca Juniors, pur sempre iconico, non è più quello dei tempi di Martin Palermo e Carlos Tevez, e in questo torneo deve fare a meno anche di Edinson Cavani: contro il Benfica si è fatto rimontare da 2-0 a 2-2 nonostante la superiorità numerica per l’espulsione di Belotti e ha subito anche la beffa dei gol segnato dai due argentini della squadra portoghese, Angel Di Maria e Nicolás Otamendi, quest’ultimo fischiatissimo da inizio a fine partita dai tifosi Xeneize presenti sugli spalti dell’Hard Rock Stadium in quanto dichiarato tifoso del River Plate. River Plate di Marcelo Gallardo, che potrà contare sul talento più chiacchierato del calcio argentino e non solo: Franco Mastantuono, 17 anni, protagonista con un gol da cineteca nel Superclásico e già acquistato dal Real Madrid per una cifra record di 72,6 milioni di dollari, la cessione più costosa nella storia del calcio argentino. Il River debutterà oggi contro i giapponesi dell’Urawa Red Diamonds, nel gruppo dell’Inter.
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