«Altre scuderie dicevano che non meritava di correre in F1». Il sibilo da crotalo arriva da Toto Wolff, il super manager della Mercedes che per primo ha creduto in Kimi Antonelli e adesso si diverte a ripercorrere le 50 sfumature di scetticismo che accompagnavano il baby fenomeno mondiale. Si riferisce ai guru di Ferrari e Red Bull che lo guardavano con condiscendenza mentre il «suo» ragazzino bolognese l’anno scorso non riusciva a mettere insieme un punto in nove Gp consecutivi. Dopo aver ballato sulla pista messicana Sarà perché ti amo dei Ricchi e Poveri, il pigmalione austriaco – per una volta descamisado dalla felicità – fa notare che «è lo stesso numero di corse che ha vinto quest’anno» stracciando tutti. E giù a ridere.
Kimi Antonelli, la famiglia e il ricordo del nonno
Kimi è lì a due passi, circondato da papà Marco che prima di fare il collaudatore ha stretto bulloni e cambiato valvole nell’officina meccanica di famiglia; da mamma Veronica che lavorava alle Poste; dalla sorellina Maggie con il viso pitturato per Halloween. Classica famiglia italiana, ceto medio risparmioso, che si presenta così: «Non avremmo mai potuto finanziare la sua ascesa in F1 senza la Mercedes» (papà Marco). Con un’appendice folcloristica e buona per i titolisti: «Gli diamo ancora la paghetta e deve farsela bastare. Comprerebbe solo macchine» (mamma Veronica). Non specifica che sarebbero bolidi veri, non le Hot Wheels che si faceva regalare da marmocchio. Altro che paghetta. In realtà hanno costruito per tempo la cassaforte: una holding a San Marino che si chiama Aka, acronimo di quell’Andrea Kimi Antonelli destinato a rivaleggiare con Jannik Sinner anche nella corsa all’oro.
Con loro nella foto del cuore c’è idealmente nonno Giordano, che faceva il meccanico a Casalecchio e lo portava a girare sui go kart a quattro anni. Quando l’altoparlante spara nel paddock il Nessun dorma con la voce di Luciano Pavarotti (anche lui figlio di quel gran pezzo dell’Emilia) Kimi piange come non ha mai pianto, si asciuga il viso con la bandiera italiana. E spiega singhiozzando in mondovisione: «Quel brano è molto emozionante per me, il nonno lo ascoltava sempre. Non c’è più e sarebbe stato orgoglioso». Valori forti trasmessi da gente seria, testimoniati da un altro flashback del papà. «Quando mi ha comunicato che avrebbe pilotato una Formula 1 gli ho detto: prima porti a casa il diploma di maturità e poi vediamo».
Quanto guadagna Antonelli: ingaggio e premi in Formula 1
Scommessa vinta, ma se nella classifica mondiale «il topo» (altro diminutivo del golden boy) è lassù davanti a tutti, in quella dei guadagni è solo 17º su 22, zona retrocessione, perché il circo dei motori non elargisce premi in denaro a decrescere e lui ha ancora un contratto da rookie (esordiente) che vale 1,9 milioni. Per F1 Salaries finora ha guadagnato in tutto 3,4 milioni di dollari in bonus della Mercedes comprensivi dei 9 Gp vinti, delle 7 pole position e dei 7 giri più veloci. Praticamente una mancia a cottimo per chi rischia la vita a ogni curva, rispetto ai 70 milioni totali fra ingaggio e premi incassati da Max Verstappen, ai 60 di Lewis Hamilton, ai 34 dell’altro ferrarista Charles Leclerc. Campioni consumati, giusto così.
Gli sponsor di Kimi Antonelli e l’impero economico in costruzione
Anche Kimi è destinato a entrare nel club grazie agli sponsor personali che stanno facendo la fila davanti alla porta del garage. I marchi Sky Italia, Iwc Schaffhausen, Monster Energy, Alpinestars, Adidas sono già in cassaforte, quest’anno grazie al titolo arriveranno 15 milioni. Prepariamoci a vederlo in tutte le salse negli spot come Sinner. L’impero economico prende forma, si parla di un upgrade di 75 milioni da qui al 2030 per questo ragazzo della Generazione Z, l’anti-maranza dal volto pulito, che non ostenta, lava la macchina a mano con la spugna, non è schiavo dei social e ha rivelato: «Ho chiuso l’account per oscurare gli haters». Così spontaneo da diventare un testimonial naturale di qualunque cosa. Una decina di giorni fa a un evento Mercedes ha innestato la retro invece della prima e ha centrato il muro fra le risate (le ultime) del compagno di squadra George Russell, il grande sconfitto.
Vasco Rossi, Valentino Rossi e Tomba incoronano il talento
Nella galassia di Motortown c’è chi osserva il pianeta Kimi col telescopio e chi col microscopio. «Vai al massimo!». Il primo non poteva che essere il suo vicino di casa Vasco Rossi, impazzito per il topo volante. «Vent’anni e la testa da veterano, ha la stoffa del fuoriclasse ed è speciale come Valentino Rossi. Quest’anno mi ha lasciato lì, incollato alla poltrona. Monza è indimenticabile e penso resterà una delle più magiche imprese di tutta la carriera: partire 19º e arrivare primo è roba da fenomeni».
È proprio Valentino, il Dottore su due ruote, a incoronarlo senza dubbi. Lo conosce da quando era piccolo, giravano insieme sui kart e alla fine Kimi gli chiedeva l’autografo. «Questo è uno dei momenti in cui ci ricorderemo dov’eravamo. Questo ragazzo è un cannibale in pista, mi piace paragonarlo a me. Mi aspettavo che potesse lottare, ma la differenza che è riuscito a fare è stata impressionante. La Mercedes è stata la macchina migliore ma non ha dominato come negli anni di Hamilton. Tanto di questo campionato è merito del pilota».
C’è un altro bolognese pronto fare spazio nell’Olimpo. È Alberto Tomba. «Siamo della stessa pasta emiliana, tagliatelle e tortellini che ci hanno cucinato le nostre famiglie. Anch’io ho iniziato a vincere giovanissimo. Kimi è diretto, genuino. Si commuove, ha portato gioia nell’ambiente. Mi rivedo in lui». Alla perfezione che allinea i pianeti manca qualcosa, ci arriva Vasco: «Vorrei vederlo su una Ferrari». Il contratto con i bolidi d’argento scade nel 2028. Sarà un’asta. E forse Toto Wolff smetterà di ballare.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >