Oltre 4 milioni di italiani praticano sport d’acqua
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  • La grande eco delle Olimpiadi pone l’interesse su alcune discipline da praticare in piscina, al mare o al lago. Non solo nuoto: dal canottaggio alla canoa e al kayak, passando per il surf, la vela e i tuffi. Senza scordare i non olimpici: rafting, sci nautico e snorkeling: ce n’è davvero per tutti i gusti.
  • Sempre più persone programmano le vacanze in base ai posti dove potersi divertire sull’acqua.

Lo speciale contiene due articoli.

In Italia il 21,1% degli sportivi, ovvero 4 milioni e 265.000, pratica uno sport d’acqua. E per sport d’acqua non si intende soltanto il nuoto. Quando si associano le parole «acqua» e «sport», immediatamente e automaticamente si pensa infatti al nuoto, declinato in tutti i suoi stili e le sue forme, che sia in piscina o in mare aperto. Ma è proprio in mare, o nei laghi e nei fiumi, che gli sport acquatici trovano tantissime altre discipline, spesso poco conosciute e poco praticate, ma che, una volta scoperte, appassionano tantissimi sportivi e amanti dell’acqua. L’elenco è lungo: dal canottaggio alla canoa e al kayak, passando per il surf, la vela e i tuffi, il rafting, lo sci d’acqua, lo snorkeling: ce n’è davvero per tutti i gusti.

Facendo un tuffo nel passato si scopre come già nell’antichità l’uomo praticasse il nuoto: in Egitto, per esempio, nella cosiddetta Valle delle pitture, sono stati scoperti disegni che ritraggono immagini di nuotatori e tuffatori, tanto che la zona è stata ribattezzata Grotta dei nuotatori, visibile tra le altre cose nel film del 1996 diretto da Anthony Minghella, Il paziente inglese. Nell’880 a.C., a Ninive, città irachena situata sulla riva sinistra del Tigri nel Nord della Mesopotamia, fu ritrovato un bassorilievo raffigurante tre guerrieri che nuotano lungo un corso d’acqua. E rimanendo in Italia, a Paestum, è possibile ammirare la Tomba del tuffatore, risalente al 480 a.C.

Tra le discipline più seguite e apprezzate ci sono quelle che riguardano la canoa. E qui occorre subito fare una distinzione tra canoa, canottaggio e kayak. La canoa, le cui radici affondano proprio nel nostro Paese, quando nel 1892 venne fondata a Torino la prima Federazione Internazionale di canoa, ha un solo remo e il sedile fisso e il vogatore sta in ginocchio. Il canottaggio, invece, ha remi separati e sedili mobili. Per quanto riguarda il kayak, si ha a che fare con un’imbarcazione dove il canoista è seduto e rema con una pagaia con due pale. Esistono poi altre varianti, meno conosciute, ma comunque interessanti. Uno è la canoa polo, ovvero una gara dove due squadre, composte da cinque canoisti ciascuno a bordo di una canoa lunga tra i due e i tre metri, si affrontano in una partita di due tempi da 10 minuti con lo scopo di segnare il maggior numero di gol, avvicinandosi concettualmente alla pallanuoto. Un altro è il dragonboat, sport nato in Cina dove su una canoa lunga 12 metri e larga un metro e mezzo salgono a bordo 20 canoisti per un peso di 250 chilogrammi.

Passando alla vela, rispetto agli altri sport d’acqua, è un po’ meno accessibile dal punto di vista economico. È necessario inoltre conoscere bene alcune nozioni base per imparare a gestire tutti gli aspetti che riguardano la navigazione e poter cimentarsi in regate, sia amatoriali che professionali. Capitolo surf. Il surf è una delle grandi novità alle Olimpiadi di Tokyo 2020. Cavalcare le onde in piedi su una tavola, planando lungo la parete dell’onda e riuscire a rimanere in piedi sulla tavola è l’obiettivo di questa disciplina. Da nopn confondere con il windsurf e il kitesurf. Il primo è una specialità della vela, dove bisogna muoversi sull’acqua su una tavola grazie all’azione propulsiva del vento sulla vela montata su un albero fissato alla tavola. Il secondo, invece, è anch’esso una specialità della vela ma anche una variante del surf e consiste nel farsi trainare da un aquilone spinto dalla propulsione del vento e manovrato impugnando una barra collegata al kite, l’aquilone appunto, da cavi lunghi tra i 22 e i 27 metri. E poi c’è lo stand up paddle. Si tratta di un’altra variante del surf dove l’obiettivo è rimanere in piedi sulla tavola, più grande rispetto a quella del surf vero e proprio, aiutandosi con una pagaia.

Lo sci nautico è stato ideato nel 1928 dall’americano Ralph Samuelson, che nel tentativo di fondere due sue passioni, lo sci e il surf, si inventò un traino da agganciare a un motoscafo attraverso una corda con impugnature di ferro ricoperte di gomma, alle quali uno sciatore può agganciarsi, scivolando sulla superficie dell’acqua sugli sci. Una variante dello sci d’acqua è il wakeboard, una disciplina che mischia lo sci nautico e lo snowboard.


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