Speranza vuole un bambino su due
Il ministro auspica il 50% di vaccinati nella fascia 5-11 anni subito dopo l’ok al siero. La percentuale è arbitraria, e mezzo mondo invita alla cautela. Ma i talebani della puntura hanno un alleato: i giornali, pronti a bere balle e applaudire pure il green pass ai bebè

Quello scienziato politico che risponde al nome di Roberto Speranza e che ahinoi da due anni, cioè da quando Giuseppe Conte prima e Mario Draghi dopo lo hanno voluto ministro della Sanità, si occupa della Salute degli italiani, ha davvero intenzione di vaccinare i bambini dai 5 anni in su. Lo ha annunciato lui stesso ieri, al Corriere della Sera, auspicando che si inizi a iniettare il siero nei pargoli già dal mese di dicembre. Dei 3,2 milioni di fanciulli che rientrano in quella fascia, il segretario del minuscolo partito comunista che risponde al nome di Articolo 1 vorrebbe inocularne il prima possibile almeno il 50%. «Lavoreremo con i pediatri per parlare con le famiglie», ha assicurato l’ex assessore all’urbanistica del Comune di Potenza, sua unica esperienza amministrativa prima di prendere in mano le redini della sanità italiana. Dalle parole che sono seguite durante il colloquio con il quotidiano di via Solferino, si è capito che Speranza considera i bambini dei piccoli untori e dunque spera di neutralizzarli con il vaccino, evitando che nei contatti a scuola o all’asilo contraggano il virus e poi lo trasmettano ai familiari. Dopo aver dichiarato ai quattro venti che il vaccino avrebbe restituito la libertà agli italiani e che l’immunità di gregge era a portata di mano, Speranza ora mette mano ai minori, nell’illusione che questo basti a frenare i contagi che, nonostante la percentuale di immunizzati in Italia sia più alta che altrove, continuano a salire.

Già mesi fa, alle perplessità di chi si interrogava su quanto fosse giustificata questa corsa al vaccino per bambini e adolescenti, i quali come è noto non sono né grandi diffusori del virus né sviluppano gravi complicazioni, il ministro rispondeva che «vaccinare i più giovani era altamente strategico ed essenziale per la riapertura in sicurezza dell’anno scolastico». Peccato che i dubbi degli italiani non si riferissero solo alla possibilità di svolgere le lezioni con regolarità, ma riguardassero principalmente gli effetti collaterali del siero e se il gioco, cioè l’iniezione, valesse la candela, ossia i rischi di una vaccinazione le cui conseguenze sono poco conosciute. La rete Sostenibilità e salute e varie associazioni mediche, oltre a un migliaio fra operatori sanitari e ricercatori, avevano lanciato un appello per convincere Speranza e compagni a ripensarci. Non perché fossero contrari ai vaccini, ma perché ritenevano che iniettare il siero in un adolescente non fosse necessario e lo esponesse a troppe incognite sul medio e lungo periodo. «La vaccinazione non comporta sostanziali benefici ai bambini, data la bassa incidenza e le manifestazioni cliniche moderate della malattia nelle fasce pediatriche e non comporta neppure benefici di rilievo per la collettività, poiché i bambini non hanno un ruolo rilevante nella trasmissione del Sars Cov 2». Ma nonostante la sollecitazione di medici ed esperti, Speranza non ha inteso ragioni e ora si appresta a raddoppiare. Vaccini non solo per chi ha 12 anni, pena impedire agli adolescenti non vaccinati di andare in palestra o in piscina, ma anche ai bimbi dell’asilo.

Che il Murdoch children’s reasearch institute e l’Università di Friburgo, oltre che le associazioni pediatriche tedesche, consiglino prudenza, non pare scalfire le certezze del ministro. Nessun ripensamento neppure dopo che la rivista americana Time ha pubblicato la notizia che, pur senza essersene accorto, almeno il 40% dei bambini fra i 5 e gli 11 anni avrebbe già contratto il Covid, e questo renderebbe ancor più inutile una vaccinazione di massa.

In tutto il mondo si segnalano inviti ad andarci piano con i minori. In Nuova Zelanda alcuni ricercatori hanno espressamente richiesto, dopo una serie di studi clinici, lo stop all’immunizzazione anti Covid nei confronti di minori e donne incinte, ritenendo che le stime dei rischi fossero viziate da alcuni errori. Dello stesso parere l’endocrinologo Giovanni Frajese, dell’Università degli studi di Roma, che in un intervento al Senato ha sostenuto senza mezzi termini che da medico e ricercatore, pur essendo favorevole ai vaccini, non avrebbe vaccinato la propria figlia. Tutti pazzi costoro? Tutta gente convinta che la terra sia piatta e che la teoria del complotto delle scie chimiche non sia campata in aria? Dall’Università di Friburgo al Murdoch children’s reasearch institute, dal professor Nigel Curtis nell’Università di Melbourne a Frajese, tutti irriducibili no vax? L’unico genio, anzi scienziato da premio Nobel per aver salvato l’Italia dalla pandemia, è il nostro Speranza? Ma fateci il piacere. Chiunque facesse con un minimo di decenza questo mestiere, cioè il giornalista, invece di genuflettersi davanti alle dichiarazioni del ministro, gli chiederebbe in base a quali studi scientifici e a quali evidenze annunci l’intenzione di vaccinare i bambini di 5 anni. Chiunque gli chiederebbe conto di errori e sottovalutazioni. Ma la stampa italiana no: quella si beve e digerisce tutto, perfino che il portavoce del Comitato tecnico scientifico che ispira Speranza dica il falso sui ricoveri negli ospedali. Tra poco, vedrete, i giornali accetteranno senza batter ciglio anche il green pass per i bebè.

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