Sinistra pro reddito di cittadinanza solo se lo avranno pure i migranti
Ansa
Tiziano Treu, presidente del Cnel, contro Luigi Di Maio. Che conferma: «L’assegno è per gli italiani».

Il Cnel esiste ancora e il suo presidente, l’inossidabile Tiziano Treu, ha avvertito l’esigenza insopprimibile di entrare in polemica diretta contro il governo. Sotto la confortevole ombra dei pini di Villa Lubin, l’ex ministro del Lavoro ha infatti tenuto a far sapere che il reddito di cittadinanza e in generale le prestazioni assistenziali dovranno essere estese anche agli stranieri. E, come pezza d’appoggio, ha evocato la giurisprudenza internazionale, in particolare quella della Corte di giustizia europea. Di parere opposto, il vicepremier Luigi Di Maio: «È chiaro che è impossibile, con i flussi immigratori irregolari, non restringere la platea».

Morale: per il M5s, il reddito di cittadinanza andrebbe assegnato solo agli italiani.

La singolare polemica nasce, come si sa, da un intervento parlamentare del ministro Giovanni Tria, e dall’evocazione di una vecchia proposta di legge grillina, presentata nel 2014 con estensione anche ai non italiani, già modificata però nel 2016 dagli stessi 5 stelle, e comunque totalmente superata – politicamente parlando – dal contratto di governo tra Lega e M5s.

Comunque la si pensi sul reddito di cittadinanza (favorevoli o contrari o dubbiosi), è evidente che la polemica è tutta politica, parte di un fuoco di sbarramento preventivo rispetto a un testo che ancora non esiste. Ed è francamente curioso che personalità di solito abituate a leggere anche le virgole dei provvedimenti prima di esprimere un parere, in questo caso polemizzino a prescindere, senza attendere che la proposta governativa venga formalizzata.

Forse, per evitare tafferugli prim’ancora del fischio d’inizio della partita, vale la pena di ricordare quattro punti fermi.

Primo. Ogni volta che si parla di assistenza e welfare, è compito di governo e Parlamento definire la platea, fissare dei criteri, limitare l’applicabilità di una misura. Da che mondo è mondo, si fanno delle scelte: anche lasciando da parte il tema della nazionalità, sarebbe francamente surreale la posizione di chi dicesse che una certa misura si può fare solo se riguarda tutti, nessuno escluso. Non è così: necessariamente una scelta va fatta. L’essenziale è che nella definizione dei paletti si segua un criterio di ragionevolezza, molte volte – peraltro – oggetto di dispute anche costituzionali.

Secondo. Onestà intellettuale vuole che si ricordi che l’Italia, per l’accoglienza degli immigrati (bilancio dell’anno in corso), già spende una somma monstre che va dai 4,6 ai 5 miliardi di euro, ricevendo dall’Europa la miseria di 80 milioni. Qualunque discussione che prescinda da questo incredibile onere a carico degli italiani e delle loro tasse è per definizione monca, partigiana, non credibile.

Terzo. Un conto è lo straniero in regola o la persona a cui è stato effettivamente riconosciuto lo status di rifugiato (meno del 10% di coloro che arrivano), altro conto è la massa di migranti economici irregolari. Davvero la sinistra intende sostenere che chi sbarca irregolarmente, dopo aver finanziato il mercato degli scafisti, debba pure ricevere il reddito di cittadinanza? Sarà interessante spiegarlo ai suoi elettori.

Quarto. Una volta ricondotto il dibattito entro binari più saggi, il governo (in questo caso, l’ala grillina) avrebbe una strada da percorrere per evitare polemiche: fare del reddito di cittadinanza l’occasione per un riordino di tutti i diversi strumenti di sostegno oggi esistenti (assegno sociale, reddito di inclusione, Naspi, eccetera), riconducendo tutto a un’unica voce. A quel punto, stranieri o no, nazionalità o no, sarebbe difficile per le istituzioni Ue dire no al riordino di strumenti già esistenti, o – peggio ancora – opporsi a una loro semplificazione e riunificazione.

Forse, favorevoli e contrari, anziché avvitarsi in discussioni preventive e pretestuose, farebbero bene a ragionare su questo, e – su un altro piano – a chiedersi se sia davvero il caso di destinare ingenti risorse a questa operazione. Ma questo è ovviamente un altro dibattito.

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