Gli americani hanno «creato» il Covid
Anthony Fauci (Getty Images)

Le ultime rivelazioni sull’origine del Covid, o meglio sul tentativo di insabbiare le prove che potessero collegare il virus a ricerche finanziate dagli Stati Uniti, hanno avuto due vistose conseguenze: la prima, più evidente, è che alla genesi naturale del patogeno nessuno può più credere; la seconda, più interessante, è che la stampa occidentale ha perso, definitivamente, ogni tipo di credibilità.

La portata delle confessioni del braccio destro di Anthony Fauci, volto americano (ma pure globale) della risposta alla pandemia, non si limita all’ammissione di colpevolezza, che certamente di per sé è una notizia enorme (benché non sorprendente). Ci hanno mentito, e ora lo attesta anche un tribunale. Quello che i fatti di David Morens confermano, in aggiunta, è l’esistenza di un sistema che parte dalla politica, passa per i media e raggiunge l’accademia, volto a orientare il dibattito e silenziare le voci dissenzienti.

Di esempi in questo senso ne elenca diversi, in un articolo pubblicato su The Free Press, l’autrice del noto volume The Mystery of Wuhan, Sigrid Bratlie. Come il caso dell’ex giornalista dell’emittente Abc News Terry Moran, il quale ha recentemente rivelato che il suo servizio sulle origini del Covid, nel 2021, fu modificato per volere di Fauci al fine di sminuire la teoria della fuga dal laboratorio. Non solo, dunque, il super consigliere della Casa Bianca e il suo entourage nascondevano i dubbi mossi in privato e ostentavano certezze in pubblico, ma intervenivano affinché nessuno esprimesse perplessità.

Ancora, pare che la longa manus dello «zar» del Covid sia arrivata fino alle agenzie di intelligence. Benché Fauci abbia precedentemente dichiarato sotto giuramento di aver avuto pochi contatti con i servizi in merito all’origine del Covid, nel maggio 2026 un informatore della Cia ha testimoniato, anche lui sotto giuramento, che l’agenzia fosse giunta, nell’estate del 2021, alla conclusione che una fuga da laboratorio fosse la causa più probabile della pandemia, ma un pezzo grosso avrebbe poi ordinato agli analisti di modificare la loro conclusione dopo una visita del potente virologo.

Tali affermazioni sono state confermate da alcune email interne all’agenzia rese pubbliche successivamente. In una, scritta dal responsabile del gruppo di analisi della Cia, si legge che Fauci, durante un incontro nel giugno 2021, contestò le valutazioni del gruppo e suggerì di parlare con i suoi esperti di fiducia, in particolare Kristian Andersen, il quale sosteneva l’origine naturale del virus (salvo dubitarne nelle email con il suo capo).

Dunque, mentre guidava la risposta degli Stati Uniti alla pandemia, mentendo ai cittadini (parola del suo braccio destro), e si adoperava affinché nessuno informasse correttamente il Paese, si preoccupava pure che i servizi segreti non raggiungessero la verità, o quantomeno un’ipotesi alternativa alla sua, malgrado i dubbi sul tavolo. E, poche ore prima di cedere il posto alla Casa Bianca, Joe Biden lo ha graziato preventivamente per qualsiasi crimine commesso tra il 2014 e il 2025. Perché tutto questo potere?

Come raccontato ieri dalla Verità, David Morens ha ammesso di aver distrutto, si impulso di Fauci, tutte le email interne e i documenti pubblici relativi ai finanziamenti per le ricerche sui coronavirus a Wuhan. Pertanto, l’ipotesi più convincente è che stessero cercando di occultare un coinvolgimento degli Stati Uniti nel presunto incidente che, secondo molti, ha portato alla diffusione del Covid-19. Ma l’intervallo di tempo da prendere in considerazione potrebbe essere molto più ampio.

Nel suo articolo, Bratlie racconta qualcosa di molto interessante: nel 2001, dopo l’attentato dell’11 settembre e le lettere contenenti spore di antrace recapitate a giornalisti e politici, il presidente George W. Bush e il vicepresidente Dick Cheney incaricarono Fauci di guidare una strategia nazionale contro le minacce biologiche. Ufficialmente lavorava nell’amministrazione sanitaria, osserva l’autrice, ma aveva responsabilità sia nel settore civile sia in quello militare.

I suoi diari, pubblicati di recente, mostrano scritti su come «aggirare la Convenzione sulle armi biologiche allo scopo di condurre ricerche in una zona grigia dal punto di vista legale». Inoltre, il virologo aveva in programma di recarsi in Iraq con la Cia per cercare le armi biologiche di Saddam Hussein, mai trovate. Per decenni, Fauci finanziò la ricerca degli Stati Uniti su virus pericolosi, in patria e all’estero. Ignorando gli avvertimenti della comunità scientifica sulla cosiddetta gain-of-function, metodologia volta a rendere più pericolosi in laboratorio i virus naturali.

Ignorò persino il Dipartimento di Stato sulla possibilità che i risultati potessero essere usati impropriamente dalla Cina per scopi militari e finanziò, nel 2018, le ricerche del laboratorio di Wuhan su virus simili alla Sars. Tutto, insomma, nacque come la risposta degli Stati Uniti a un mondo che, dopo l’11 settembre, apparve di colpo più insicuro. E la pandemia globale potrebbe essere stata il risultato di questa risposta.

Infatti, quando un virus simile alla Sars comparve a Wuhan alla fine del 2019, appena un anno dopo i finanziamenti, a molti virologi (e non solo) si drizzarono le antenne. Ma i campanelli d’allarme furono messi a tacere, l’accademia fu indotta ad allinearsi (salvo pochi coraggiosi), i media furono addomesticati, la gente imbottita di bugie. E ora, forse, capiamo qualcosa in più della grazia preventiva: il guru della sanità americana, colui che gestì la pandemia, la voce autorevole che il mondo intero ascoltava sul Covid, potrebbe – indirettamente – averlo pure «creato».

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