Le balle per tenerci agli arresti
  • Il documento dell’Iss sui 151.000 intubati in caso di riaperture si basa su calcoli viziati. Balle pure sulla fase 2 di Berlino e Parigi.
  • «Quei numeri sono privi di fondamento scientifico». Il ricercatore della Sapienza Mariano Bizzarri: «Nessuna certezza sui contagiati, mi chiedo che interesse abbia Palazzo Chigi a drammatizzare».

Lo speciale comprende due articoli.

Stavolta, bisogna dirlo, gli esperti hanno davvero dato i numeri. Cifre spaventose, anzi apocalittiche, che avrebbero convinto Giuseppe Conte a fare un passo indietro sull’allentamento del lockdown.

Cosa può aver indotto Giuseppi a cambiare idea in maniera tanto repentina? Senza dubbio non un improvviso innalzamento della curva dei contagi e dei decessi, ormai in netto calo. Niente a che vedere nemmeno con l’andamento delle terapie intensive, fortunatamente tornate da giorni sotto i livelli di guardia. E allora? Secondo quanto riportato dal Fatto Quotidiano, a condizionare la scelta dell’esecutivo di optare per la prudenza sarebbe intervenuto un documento nel quale vengono descritti le conseguenze delle possibili riaperture. Nello studio, che a detta del Fatto «da una settimana è nelle mani del governo e del comitato tecnico scientifico (che lo ha adottato)», vengono contemplati quasi 100 differenti «scenari di rilascio del lockdown introdotto l’11 marzo sul territorio nazionale». L’ipotesi più nefasta corrisponde alla lettera A, quella cioè che prevede la rimozione completa di tutti i blocchi. Nel caso si dovesse attuare la totale riapertura dei settori produttivi, revocare il telelavoro, rimandare i ragazzi a scuola e togliere le limitazioni al tempo libero, il tasso di riproduzione del virus (cosiddetto R0) schizzerebbe a 2,25. Tradotto, ogni persona infetta ne contagerebbe più di 2, quando per stare tranquilli questo valore dovrebbe invece rimanere sotto quota 1.

Ma il dato che impressiona di più riguarda l’impatto sulla sanità. Secondo gli esperti, nell’ipotesi peggiore si raggiungerebbe il picco in terapia intensiva già l’8 giugno con la bellezza di 151.231 ricoveri, e un totale di 430.866 ricoveri entro il 31 dicembre. Va leggermente meglio nello scenario B, quello cioè che prevede solo la chiusura delle scuole: picco in terapia intensiva slittato di due mesi (109.970 all’8 agosto, e 397.472 a fine anno). Infine, l’opzione C, nella quale le attività produttive riaprono ma viene prolungata la chiusura delle scuole e il telelavoro. Nulla, comunque, di cui rallegrarsi, con 85.079 ricoveri in terapia intensiva al 31 agosto e 365.198 totali a fine dicembre.

Numeri drammatici, che a prima vista sembrerebbero giustificare la marcia indietro del premier Conte. O almeno questa è stata la chiave di lettura dei principali media nostrani. Non la pensa così, però, Carisma, la holding di Giovanni Cagnoli, finanziere bergamasco. La società ha condotto una ricerca delineando 46 scenari diversi: in ben 45, le previsioni sul picco in terapia intensiva resterebbero ampiamente al di sotto della disponibilità di letti (che nel frattempo è salita del 50%). Ma soprattutto, partendo dal tasso di letalità dei contagi considerato dagli esperti del governo e ricavando l’incidenza tra casi di terapia intensiva e infezione, Carisma spiega che lo studio dell’Iss sarebbe valido soltanto se la popolazione italiana contasse 150 milioni di persone al di sopra dei 20 anni. Secondo l’ultimo rapporto realizzato dall’Alta scuola di economia e management dei sistemi sanitari (Altems) dell’Università Cattolica, a seguito dell’emergenza Covid-19 i posti letto in terapia intensiva sono passando dai 5.000 di inizio anno ai circa 7.700 di inizio aprile.

L’ipotesi che avrebbe terrorizzato Conte, quindi, prevede una saturazione di posti letto pari a circa 20 volte quelli effettivamente disponibili. Se consideriamo che nel momento peggiore dell’epidemia nel nostro Paese abbiamo avuto circa 4.000 pazienti in terapia intensiva, non si capisce davvero come si possa mai giungere a uno scenario così terrificante. Sono numeri talmente fuori portata che basta l’aritmetica della scuola primaria per sconfessarli.

Oggi i ricoverati in terapia intensiva (1.795 pazienti) sono circa il 2% degli attualmente positivi, numero che contempla solo le persone sottoposte al tampone. Se anche dovessimo ipotizzare un 10% di contagiati in terapia intensiva, ciò significa che 150.000 ricoveri corrisponderebbero a 1.500.000 nuovi contagi entro l’8 giugno, quasi 40.000 al giorno. Tanto per dare un’idea, nei giorni peggiori dell’epidemia (fine marzo) viaggiavamo nell’ordine dei 5/6.000 nuovi casi al giorno. Un numero inimmaginabile, che non sarebbe nemmeno quantificabile vista la limitata capacità giornaliera di processare i tamponi. Senza contare che le buone prassi per limitare la diffusione del virus, come l’utilizzo dei dispositivi di protezione (guanti e mascherine) e l’osservanza delle norme consigliate di igiene, ormai fa parte della mentalità comune.

Possibile che il governo abbia affidato la decisione di prolungare di fatto il lockdown sulla base di stime palesemente sballate? Nonostante il Fatto abbia attribuito la paternità dello studio all’Istituto superiore di sanità, il documento non è firmato, né intestato. Scaricando i dati del file, l’autore risulta il dottor Piero Poletti, ricercatore della Fondazione Bruno Kessler, che pure ha collaborato con l’Iss. Contatto dalla Verità, Poletti non ha confermato né smentito l’informazione. Un comunicato ha poi specificato che Iss, ministero della Salute, Fonazione Kessler e Inail hanno sviluppato «dei modelli previsionali» adottati dal comitato tecnico-scientifico, che quindi «non hanno caratteristiche di segretezza». Giovedì, in conferenza stampa, i luminari dedicheranno «uno specifico approfondimento ai contenuti» dell’analisi che ha terrorizzato Conte.

Come se non bastasse, a confermare la narrazione sulle ragioni della chiusura totale, sempre nella giornata di lunedì sono stati confezionati ad arte due casi. Entrambi riassunti in un tweet del pentastellato Nicola Morra: «Tanti inneggiano a #TorniamoLiberi. Però la Germania registra l’aumento dell’indice R0 del contagio, la Francia ripensa il ritorno nelle scuole. Anche papa Francesco invita a rispettare le disposizioni. Piacciono di più le immagini delle terapie intensive drammaticamente piene?». Entrambi falsi problemi. Nel caso della Germania, il tasso di riproduzione per un giorno ha sfiorato quota 1, ma poi è prontamente sceso a 0,9. Ma lo stesso Rki, che monitora l’epidemia in Germania, spiega che questo valore può oscillare e la diffusione del contagio dipende da molti altri fattori. Per quanto riguarda la Francia, la riapertura delle scuole avverrà eccome, anche se con classi ridotte e date scaglionate tra l’infanzia e la primaria (11 maggio) e gli altri gradi di istruzione (18 maggio). Piccolo particolare: per spiegare le ragioni delle sue decisioni il premier Edouard Philippe, a differenza di Giuseppe Conte, ha scelto le aule del Parlamento e non la diretta Facebook.


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