- Il voto sulla piattaforma non evita guai al M5s. Tra i pretendenti ci sono fratelli, compagni e aiutanti dei grillini con due mandati.
- Luigi Di Maio dribbla le accuse di plagio ma critiche e sondaggi lo affossano. Il patto con Bruno Tabacci contraddice la breve storia di Giggino. Da ieri alleato pure del Psdi.
Lo speciale comprende due articoli.
Gli iscritti al M5s hanno terminato ieri sera alle 22 di votare sulla piattaforma Sky Vote per scegliere i candidati alle elezioni del prossimo 25 settembre. I più giovani, almeno cinque, hanno 25 anni, il più anziano, un ex sacerdote, ne ha 84. C’è anche il leader del Movimento, Giuseppe Conte, che punta al collegio della Camera Lazio 1 e ha scelto il low profile: nella sua scheda sul portale neanche la foto, soltanto nome e cognome, luogo di nascita, Volturara Appula, età, 58 anni, e genere.
Parlamentarie però sempre meno per una scelta dal basso e sempre più esempio di vera partitocrazia, ben lontana dallo spirito del Movimento che doveva rappresentare il cambiamento. Da una parte il rischio di ex infiltrati tra gli attivisti al voto, dall’altra gli eletti del capo politico tra paracadutati e fedelissimi piazzati in collegi blindati e nel mezzo la classica parentopoli. Della serie «tengo famiglia», i trombati del terzo mandato o gli ex pentastellati di rilievo hanno risolto gli «affari di famiglia» piazzando fratelli, fidanzati o mariti (un po’ come succede dalle parti del Pd con le mogli) facendo lievitare il mugugno chiaro e distinto della base, presente ormai da giorni.
Tra i nomi noti, candidato alla Camera nel collegio Lombardia 1, c’è Davide Buffagni, 32 anni, fratello di Stefano, deputato ed ex viceministro allo Sviluppo economico. Nella scheda sul portale M5s, Buffagni, diplomato come perito informatico, si presenta come «imprenditore e restaurant manager». Nel collegio Lombardia 3 si candida invece Samuel Sorial, fratello dell’ex deputato Giorgio. «Ho 30 anni, sono dottore in giurisprudenza e attualmente collaboro con uno studio legale della mia città, Brescia, occupandomi principalmente di diritto civile, commerciale e internazionale», scrive l’aspirante onorevole. Ergys Haxhiu è invece il compagno del ministro delle Politiche giovanili, Fabiana Dadone, che si candida nel collegio Piemonte 2, mentre da Velletri arriva Paolo Trenta, fratello di Elisabetta, ex ministro nel primo governo Conte. Ora è consigliere comunale ma aspira al Senato.
Non solo parenti, però. Tra le autocandidature ci sono quelle degli ex deputati Paolo Bernini, Michele dell’Orco (sottosegretario ai Trasporti del primo governo Conte) e Bruno Marton, senatore fino al 2018 e poi collaboratore di Vito Crimi. In lizza per la Camera anche Andrea Mazzillo, per un anno assessore al Bilancio nella giunta capitolina di Virginia Raggi. Al Senato guarda invece Andrea Venuto, ex delegato del sindaco all’Accessibilità universale. L’ex ministro dell’Ambiente Sergio Costa correrà per il Senato in Campania, mentre nella sua Sicilia si presenta l’ex sindaco di Porto Empedocle, Ida Carmina. Nel listino blindato di Conte, mal digerito un po’ da tutti, ci sono i quattro vice Michele Gubitosa, Riccardo Ricciardi, Alessandra Todde e Mario Turco, più altri big come l’ex ministro dell’Agricoltura Stefano Patuanelli e l’ex sindaco di Torino, Chiara Appendino, entrambi candidati alla Camera. Poi la capogruppo al Senato, Maria Domenica Castellone, e la sottosegretaria, Barbara Floridia. Non mancano all’appello l’ex capogruppo al senato, Ettore Licheri, e il componente del direttivo del gruppo parlamentare, Francesco Silvestri. Nella lista anche personalità della società civile come l’ex procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero De Raho, e Dario Vassallo, fratello del sindaco antimafia di Pollica, Angelo, ucciso nel 2010. Ma anche Roberto Scarpinato, uno dei protagonisti del nuovo corso della Procura di Palermo dal 1992 in poi.
Pensando alla transizione ecologica, Conte punta sul professor Livio De Santoli, docente alla Sapienza ed esperto di energia e ambiente. C’è, inoltre, il notaio del Movimento, Alfredo Colucci, altro fedelissimo contiano che compare nell’organigramma del Movimento in qualità di «organo di controllo» con il compito di vigilare, tra le altre cose, sulle «deliberazioni degli Organi associativi». Ha smentito invece i rumor su una possibile candidatura il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico.
Ieri mattina, in apertura di Parlamentarie, l’appello accorato dell’ex senatore Danilo Toninelli tra i più critici dei nomi blindati: «Votiamo i nostri portavoce. Cerchiamoli nei listini liberi e aperti, dove tutti partono dalla stessa linea di partenza. I listini bloccati lasciamoli a Giorgia Meloni o a Enrico Letta. Una candidata come Chiara Appendino merita di essere eletta perché ha preso più voti dagli iscritti grazie al suo eccellente lavoro da sindaco, non perché è blindata da una scelta che non c’entra con la democrazia diretta».
Un altro dissidio tra i grillini ruota attorno alla contestata norma che consente, per la prima volta nella storia del Movimento, la candidatura anche in un collegio diverso da quello di residenza. La prima a beneficiarne è la deputata uscente Vittoria Baldino, eletta nel Lazio alle passate politiche e candidata in Calabria per questa tornata. La candidatura è stata addirittura oggetto di un esposto inviato a Conte e al comitato di garanzia pentastellato da Alessia Bausone, ex candidata alle regionali, la quale chiede di valutare l’eventuale violazione del codice etico da parte di Baldino, «in quanto beneficiaria di una presunta attività clientelare».
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