Lady Moratti torna in ballo per rilanciare la Lombardia e l’unità del centrodestra
Sostituirà Giulio Gallera al Welfare e sarà vicepresidente. Previsti altri cambi: un lavoro che ha impegnato i tre big della coalizione.

«Armi al popolo!». Con il consueto stile di chi giudica quelli che lavorano, Carlo Monguzzi, anima green del Pd, ha commentato così su Facebook l’arrivo di Letizia Moratti nello staff di Regione Lombardia. Poi il rappresentante della sinistra milanese delle tre T (tromboni, teorie, trattorie), famoso per le giacche di velluto da rive gauche, ha detto che scherzava ed è vero. Perché se il mai frequentato popolo delle periferie metropolitane avesse voglia di prendere i forconi, il primo ad essere inseguito sarebbe lui.

Con questo porte bonheur dell’opposizione, l’ex sindaco di Milano, ex ministro dell’Istruzione ed ex presidente della Rai entra nella squadra di Attilio Fontana per sostituire l’assessore al Welfare Giulio Gallera (Forza Italia) e rinvigorire a metà mandato l’apparato operativo del territorio italiano più colpito da due calamità: la pandemia mondiale (nella prima fase) e la sistematica guerra del governo alla regione simbolo del centrodestra. Un conflitto a senso unico, perfino masochista perché indirizzato contro dieci milioni di persone che costituiscono il 20% del pil nazionale. Ma il combinato disposto grillopiddino, che per tentare la scalata al Pirellone in estate aveva arruolato anche i Carc – i comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo, i gentiluomini di «Fontana assassino» -, è capace di questo ed altro.

Mentre a Roma si parla di rimpasto da due mesi nell’immobilismo più levantino, in regione Lombardia anche gli avvicendamenti si fanno. Punto. Così lady Moratti torna in gioco e lo fa da protagonista, con il suo curriculum spaziale e la sua esperienza manageriale. Diventerà anche vicepresidente della Regione al posto di Fabrizio Sala (Forza Italia), una decisione presa in sintonia da Matteo Salvini, Giorgia Meloni e soprattutto Silvio Berlusconi, che per primo ha fatto il nome della rappresentante di una delle storiche famiglie milanesi e ha incassato il sì degli altri leader. Tutti in sintonia nell’operare scelte determinanti per marcare una differenza fra l’efficienza vera e la desolante passività del governo centrale.

Il rimpasto sarà completato dall’arrivo del parlamentare della Lega Guido Guidesi allo Sviluppo Economico, delega fin qui tenuta da Alessandro Mattinzoli, e dal passaggio di testimone fra l’ex ministro Alessandra Locatelli (in entrata) e Silvia Piani (in uscita) come assessore alla Famiglia. Avvicendamenti previsti anche allo Sport, dove Martina Cambiaghi dovrebbe fare posto all’ex campione di canoa Antonio Rossi, e all’Istruzione: Melania Rizzoli dovrebbe passare alla Cultura. Il nuovo ruolo di Gallera potrebbe essere quello di sottosegretario, perché «noi non lasciamo indietro nessuno», come ha sottolineato Salvini. Il suo commento è lapidario: «Sono contento, più forte è la squadra meglio corre la Lombardia. Ho lavorato con Letizia Moratti quando era sindaco. È donna, manager assolutamente in gamba e le sono grato soprattutto per l’impegno che ha dedicato e dedica a San Patrignano, vittima di infamie in questi giorni».

In un’Italia isterica, condizionata dal forte impatto mediatico e social, Gallera ha pagato alcune uscite spericolate (l’ultima sulla partenza del piano vaccinale in ritardo «per non far rientrare i medici dalle ferie»), ma soprattutto l’organizzazione deficitaria delle vaccinazioni antinfluenzali a ottobre e novembre. Anche l’ostilità politica dell’ordine dei medici regionale guidato da Gianlugi Spata ha contribuito a scavargli la fossa. Sarà importante ricostruire un rapporto sfilacciato; Moratti ha chiesto di avere pieni poteri sulle competenze, forse anche per rimodellare nei prossimi due anni la riforma sanitaria firmata da Roberto Maroni, rivelatasi fragile per far fronte a emergenze così complesse.

Il rimpasto lombardo ha una forte valenza nazionale perché conferma la solidità della coalizione di centrodestra nel difendere un bene collettivo e nel voler rilanciare la sfida sul terreno dell’efficienza. Anche per il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, sarà meno facile discettare dal soggiorno di casa, in vestaglia di cachemire e calze arcobaleno. Senza la Moratti, della quale fu city manager (alla fine poco apprezzato), e senza l’Expo portato a casa proprio da lei, oggi forse non sarebbe il Vanity sindaco che tutti apprezzano per le foto di profilo, tranne i milanesi.

Dopo il rimpasto, al Pirellone si tornerà a lavorare a testa bassa per accelerare sulle vaccinazioni e per sminare le trappole romane, disseminate con pervicacia e fantasia. L’ultimo esempio è quello delle 46.000 siringhe inadatte arrivate ai centri vaccinali dalla centrale del ministero, l’unica con facoltà istituzionale di approvvigionamento sul territorio nazionale. Molte strutture sanitarie lombarde hanno avviato comunque la campagna con le scorte in casa. Flebili proteste dal centrodestra (forse per timore di ritorsioni anche peggiori), disinteresse compiaciuto dal centrosinistra. Identica reazione per la mancanza dei medici promessi da Roma. Anzi, il viceministro dell’Economia, Antonio Misiani, ha detto: «Se la Lombardia non ce la fa deve subentrare lo Stato». Per i dem l’inefficienza di Domenico Arcuri non è un problema, ma una formidabile arma politica.

Da non perdere