In libreria Hitler sì e Vannacci no
Ansa
Un punto vendita Ubik in Veneto invita a non chiedere il saggio dell’ufficiale. Eppure nel catalogo della catena figurano persino il «Mein Kampf» e testi di Stalin.

L’eccesso di zelo fa brutti scherzi. Può per esempio portare un libraio a vantarsi di non vendere nella propria libreria un testo che non è disponibile nelle librerie. Parliamo, tanto per cambiare, de Il mondo al contrario, il libro del generale Roberto Vannacci che sta suscitando un polverone politico. Sulle vetrine della libreria Ubik di Castelfranco Veneto è apparsa in queste ore la scritta: «Si invita la gentile clientela a non chiederci il libro di Vannacci». Accanto, narcisismo antifà docet la copertina del libro capovolta, in omaggio al piazzale Loreto. Peccato, appunto, che il libro di Vannacci sia stato autoprodotto e messo in vendita solo su Amazon, quindi nessuna libreria fisica può teoricamente averlo in scaffale. Intervistata dall’Ansa, Clara Abatangelo, la titolare, ha spiegato: «Credo nella libertà. Degli altri: di scrivere quello che credono e comprare quello che vogliono. Mia: di scrivere quello che credo e vendere quello che voglio».

Messa così ci può anche stare. Certo è un po’ strano che un libraio si rifiuti di vendere un libro per principio. Se si è disturbati dai libri, o almeno da un certo tipo di libri, si dovrebbe forse scegliere un altro mestiere. Ma questi sono affari della signora. Più significativa appare la spiegazione della scelta: «Non lo abbiamo perché è autoprodotto, ma non lo venderei, perché non potrei mai chiedere alla mia dipendente di colore, o al mio collega omosessuale, di seguire un cliente che chieda un libro in cui si dica che loro sono persone contronatura». Questa è bella. Applicata in modo rigoroso, questa logica renderebbe praticamente impossibile svolgere il mestiere di libraio: e se al collega omosessuale un cliente chiedesse un libro di Ernesto Che Guevara? O la Bibbia? Un libraio ebreo dovrebbe cacciare chi chieda un libro dell’antisemita Lutero? Una commessa donna dovrebbe bandire il maschilista Aristotele? Follia. Per non parlare del fatto che l’acquirente di un libro non può comunque essere schiacciato sui contenuti del testo che cerca: se i (non numerosi, va detto) giornalisti di sinistra che in queste ore hanno criticato il libro di Vannacci facendo almeno la fatica di leggerlo l’avessero chiesto alla libraia di Castelfranco Veneto, pare di capire, sarebbero stati additati come omofobi e razzisti. Del resto, da che pulpito viene la predica. Un lettore ci scrive, segnalando che nella libreria in questione vendono testi di Toni Negri, che fu condannato per associazione sovversiva. Non possiamo verificare la circostanza, anche se è assai probabile, data la ricca e ben sponsorizzata produzione del filosofo. Se andiamo sul catalogo Ubik, tuttavia, di materiale interessante da ordinare ce n’è a bizzeffe. Come ad esempio il Mein Kampf di Adolf Hitler. O Come nacque il fascismo, di Benito Mussolini. I libri del già citato Che Guevara sono legioni, ma c’è anche Questioni di leninismo, di Iosif Stalin. C’è il Manuale di resistenza al pensiero unico, dell’intellettuale pro vita ed ex parlamentare leghista Simone Pillon, che la signora Abatangelo qualificherebbe volentieri come «omofobo». C’è Contro l’aborto, testo di un altro attivista pro life come Mario Adinolfi. Infine, ci sono diverse firme di questo giornale, a cominciare dal direttore Maurizio Belpietro, con i suoi libri inchiesta dedicati a Giuseppe Conte e Matteo Renzi, ma anche Fascismo infinito, di Francesco Borgonovo. Per quel che conta, ci sono anche un bel po’ di libri del sottoscritto, da L’identità sacra, atto d’accusa contro il caos migratorio, a Contro l’eroticamente corretto, pamphlet che prende di mira l’ideologia gender. Chissà che ne pensano i commessi di Castelfranco Veneto.

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