Il mini condono? È meglio sanare che tassare
Antonio Tajani e Matteo Salvini (Ansa)
Antonio Tajani d’accordo con Matteo Salvini: «Vale solo per piccole cose, mercoledì le proposte di Fi».

Se Enrico Letta, il maître à penser del Pd tutto etica e diritto, fa nel 2013 uno sconticino da oltre 2 miliardi sulla multa a chi gestisce le slot machine, ad alta probabilità d’induzione alla ludopatia, va tutto bene, anzi sono 300 milioni recuperati virtuosamente. Se Giuseppe Conte, mentre si sbriciola Ischia tra terremoti e frane, firma nel 2018 un decretone che sana gli abusi edilizi per ritirare su le case dell’isola, è una saggia proposta. Se invece Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture, come già successo con le cartelle esattoriali, che costano più a tenerle censite di quanto si guadagna a riscuoterle, dice una cosa di buonsenso, cioè che vuole sanare i minimi abusi edilizi, portando all’erario due soldi, apriti cielo.

Angelo Bonelli tuona: «La proposta di Salvini è criminogena perché causerà una forte ripresa dell’abusivismo». Salvini in realtà si è limitato a osservare: «Lo dico senza ipocrisia, ci sono problemi di bilancio? Ci sono alcune centinaia di migliaia di piccole irregolarità architettoniche, edilizie e urbanistiche che stanno intasando gli uffici tecnici dei comuni di mezza Italia? Sì, e allora non sarebbe più saggio per quelle di piccola entità andare a sanare tutto quanto?». Il capogruppo del Pd in Senato, Francesco Boccia, replica: «È un’altra strizzata d’occhio ai furbi di un governo disperato che non sa dove trovare risorse per la manovra». Qualcuno però lo informi che in Regione Lombardia Pd e in 5 stelle hanno votato questa proposta, passata con 53 sì su 54.

Qualche anno fa la Cgia di Mestre mise insieme tutte le varie «perdonanze» (da quelle edilizie a quelle fiscali passando per le rottamazioni e i «saldo e stralcio»), stimando che in 45 anni lo Stato ha incassato 132 miliardi. Domanda: vale la pena tappare lo spiffero di una finestra storta facendo pace dietro compenso col cittadino per colmare un buco di bilancio? Risposta: sì, perché quello proposto da Salvini non è un condono, ma una sanatoria del contenzioso annoso sui piccoli abusi edilizi. E un buon segnale, ieri, è arrivato dal ministro degli Esteri, nonché leader azzurro, Antonio Tajani, il quale ha aperto all’idea del capo del Carroccio: «Io penso che sia importante puntare sulla rigenerazione urbana», ha detto, «e in questo contesto si possono inserire aggiustamenti per piccole cose, sanare qualche piccola cosa». Tajani ha annunciato che «mercoledì verranno incardinate due proposte di Forza Italia al Senato che vanno in questa direzione».

Ripercorrendo la storia di questi «accordi» si potrebbe dire che la partita tra centrodestra e centrosinistra è patta. I condoni edilizi sono stati tre (cominciò Bettino Craxi, due ne ha fatti Silvio Berlusconi, ma erano di portata limitata), quelli fiscali 14 (dall’Unità d’Italia a oggi però sono 82), con quello del governo di Matteo Renzi (Pd) per il rientro dei capitali dall’estero bello ricco e con altrettanto pingui rottamazioni, sempre di Renzi e del governo di Paolo Gentiloni. Ma allora erano necessarie fonti di finanziamento, oggi sono proposte criminogene.

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