Guzzetti in pensione. Rispuntano i Ds con Massimo D’Alema per le nomine Cdp
Ansa
  • Per il dopo Massimo Tononi, in supporto a Donato Iacovone di Ey c’è l’ex premier la cui fondazione collabora con lo studio di revisori.
  • Al via le manovre per l’elezione in Confindustria. Il Sole cerca un vicedirettore.

Lo speciale contiene due articoli

Intorno al 20 maggio il nome di Donato Iacovone, capo di Ernst & Young Italia, è finito su molti quotidiani. Francesco Profumo, il sostituto di Giuseppe Guzzetti alla guida dell’Acri, avrebbe suggerito il nome del responsabile di Ey al posto di Massimo Tononi al vertice di Cassa depositi e prestiti. La notizia è stata più volte smentita, ma soprattutto messa in congelatore.

La scelta di Tononi di rassegnare le dimissioni per motivi personali e anche per difficoltà di comunicazione con i vertici dei 5 stelle non è più all’ordine del giorno. Probabilmente lo stesso Guzzetti avrebbe fatto capire che non è il momento. Le Fondazioni sono in via di assestamento e dover decidere ora il nome del presidente di Cdp aprirebbe crepe e divergenze all’interno dell’Associazione a cui per statuto compete la scelta del presidente.

Sempre Lettera 43 rivelava che «Tononi, indicato a suo tempo da Guzzetti in sostituzione di Claudio Costamagna, mal sopporta peso e tensioni che quotidianamente si scaricano su Cdp ogni volta che c’è una nomina da fare, vedi il teatrino che si sta consumando sulla controllata Sace. Ed è da parecchio tempo che medita di chiamarsi fuori. L’ultima volta che ciò accadde, lo scorso marzo, la sua determinazione era tale che è dovuto intervenire Guzzetti in persona per convincerlo a restare». Non sappiamo quanto effettivamente il tema politica influisca o quanto le motivazioni siano più di natura personale, fatto sta che l’eventuale lettera di dimissioni non sembra essere stata stracciata.

Se ne riparlerà più avanti e dunque il tema è destinato a tornare di attualità. Anche perché il gioco a incastro è doppiamente complicato. Sia per le divergenze interne tra fondazioni sia per i punti di vista della vecchia corrente dei Ds.

Non è un caso che lo scorso maggio sia spuntato il nome di Iacovone. Come ha prontamente riportato Lettera 43 sarebbe stato Profumo a lanciarlo e l’attuale capo dell’Acri è anche al vertice della fondazione Bruno Kessler, a metà strada tra gli ambienti prodiani e quelli dei Ds, ma anche partecipa alla Fondazione Italianieuropei il cui presidente si chiama Massimo D’alema. Infatti, stando a quanto apprende La Verità, sarebbe proprio l’ex presidente del Consiglio diessino a sostenere la condidatura di Iacovone al vertice di Cdp. Avrebbe perorato la causa in ambienti istituzionali ma anche in alcune redazioni di giornali.

Coincidenza vuole che un mese fa Ernst & Young Italia abbia avviato una attività di collaborazione con la fondazione di D’Alema. Già nel 2017 le due entità aveva collaborato a una tre giorni di approfondimenti su temi internazionali. Ora si riparte sulle stesse tematiche geopolitiche che nulla hanno a che fare con le attività di Cdp o le ambizioni attorno a Iacovone. Ma fa riflettere come l’intellighenzia dei Ds abbia deciso di rialzare la testa. Sarebbe bastato l’addio di Guzzetti per depotenziare il ruolo della tradizione della finanza cattolica che tutti sanno essere più vicina al mondo della Margherita e soprattutto all’eredità di Beniamino Andreatta. Non a caso nel giorno del suo addio Guzzetti ha citato quattro persone: Andreatta, Sergio Mattarella, Romano Prodi e il Papa. Non certo Massimo D’Alema. Così dal momento che a settembre la partita attorno a Cdp potrebbe tornare di attualità è sempre bene capire come la pensano gli storici stakeholder della finanza italiana. Il presidente di Cdp avrà sul tavolo partite sempre più complesse e di importanza strategica. Sarà una poltrona tanto bollente quanto ambita. A oggi il nome di Iacovone non è più sulle colonne dei quotidiani. Mentre ambienti vicini al Mef gradirebbero poco una tale scalata da parte Ey, ricordando ancora oggi gli episodi di Lorenzo Cola nell’affare Digint ai tempi della Finmeccanica di Pier Francesco Guarguaglini e la breve attività di Francesca Immacolata Chaouqui. In realtà, il futuro si deciderà ancora una volta alla corte di Guzzetti e di un’Acri presieduta solo a tempo da Profumo. Se da un lato Carlo Messina è uno dei delfini di Guzzetti e Giovanni Bazoli, ancora deve essere individuato l’altro, quello che si occuperà di cose romane. A meno che Tononi decida di accettare lo scettro.

Claudio Antonelli

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