Più proposte cercano di risolvere i nodi rincari e commissioni sfavorendo singole categorie e innescando circoli viziosi.

È anche frequente che categorie e portatori di interessi sollevino problemi reali ai quali però – purtroppo – non danno risposte sempre ragionevoli, tendendo in più di qualche caso semplicemente a scaricare danni e negatività su altri settori diversi dal proprio. E a questo si accompagna la tendenza di alcuni parlamentari (di maggioranza o di opposizione) a recepire pari pari le sollecitazioni di cui sono destinatari, presentando emendamenti fotocopia che poi rischiano di essere approvati determinando la soluzione del problema (per una categoria) e la creazione di un danno (per un’altra).

Il primo esempio viene da una bizzarra proposta di Confimprese (organizzazione guidata da Mario Resca), lanciata tre giorni fa in un’intervista al Corriere della Sera e poi magicamente trasfusa in diversi emendamenti, anche di maggioranza: il problema è reale e concreto, e cioè il caro affitti, particolarmente oneroso a carico delle imprese commerciali. Ma devastante è la soluzione suggerita, contraria a qualunque principio di Stato di diritto e di rispetto della proprietà privata: viene infatti proposta, di fatto, una riduzione per legge dei canoni dei contratti in corso di locazioni a uso non abitativo.

Non a caso, tra preoccupazione e ironia, non è passata inosservata la sacrosanta critica alla proposta emendativa avanzata dal presidente di Confedilizia Giorgio Spaziani Testa, che tutela i proprietari immobiliari: «A parte la palese incostituzionalità, si tratta di un vero e proprio sopruso nei confronti del diritto di proprietà», ha commentato. E ha aggiunto, riferendosi a Confimprese: «Riduciamo per legge anche i prezzi dei prodotti dei loro associati?».

Di tutta evidenza, quella di Spaziani Testa non è una polemica astiosa o un fallo di reazione, ma un ragionevole invito a non commettere spropositi sia sul piano della costituzionalità delle norme sia su quello dell’inserimento nel nostro sistema di altri elementi di socialismo reale: che facciamo, consentiamo allo Stato di ridurre d’imperio alcuni contratti? Permettiamo con un emendamento di dare un altro colpo ai proprietari immobiliari, già oberati da una patrimoniale annua di 21-22 miliardi?

Siamo in presenza – giova ripeterlo ancora una volta – di una risposta sbagliata a un problema vero e reale: se occorre (ed è bene farlo) aiutare i commercianti in difficoltà, non è una buona idea massacrare altri soggetti privati. Con il solito gioco della mano pubblica che fa solidarietà usando i soldi e le spalle altrui (cioè di altri soggetti privati da bastonare).

Un secondo esempio è legato a un ulteriore problema vero e reale, quello delle commissioni per i pagamenti effettuati attraverso carta di credito e bancomat. Un conto (e ciò sarebbe ragionevole) sarebbe un’azione pubblica di moral suasion verso le banche per un ritocco al ribasso di quei costi; altro conto (anche qui: socialismo reale) sarebbe un intervento normativo volto ad azzerare autoritativamente quei costi.

Diciamolo con realismo: se le banche offrono un servizio, ha senso che quel servizio abbia un costo (possibilmente, non eccessivo: e su questo si può lavorare). Semmai, ciò che non ha senso è imporre al commerciante l’obbligo di farsi carico di quel costo, imponendogli forzosamente di accettare il pagamento con quei metodi. Come si vede, il bivio è sempre quello tra obbligo e libertà, ed è su quell’aspetto – a nostro avviso – che il legislatore dovrebbe riflettere, orientandosi nel senso di una maggiore libertà.

Per questo, appare ragionevole ciò che ha dichiarato ieri a Mattino 5, su Canale 5, il segretario generale della Fabi Lando Maria Sileoni: «Una norma dello Stato volta ad azzerare le commissioni sui pagamenti con carte di credito e bancomat sarebbe incostituzionale: quelle commissioni sono pagate alle banche che offrono il servizio con il Pos a commercianti e partite Iva; ciascuna transazione ha un costo per le stesse banche che, pertanto, essendo peraltro aziende private, non possono azzerare i prezzi in un colpo solo. Qualsiasi iniziativa che punti a ridurre o, in alcuni specifici casi, a eliminare le commissioni dovrebbe quindi essere presa dalle banche. Il governo, questo il mio consiglio, dovrebbe convocare l’Abi e il suo presidente Antonio Patuelli per capire se esistono spazi affinché il settore dia il suo contributo in questo senso. Certamente si può discutere e trovare una soluzione condivisa». Quindi: dialogo e moral suasion sì, imposizione autoritativa no, giustamente.

Su queste e molte altre vicende c’è da augurarsi che il governo effettui un vaglio accorto delle proposte emendative, cercando soluzioni ragionevoli ma non illiberali. Non solo: resterebbe il precedente di interventi normativi volti a colpire i proprietari (nel primo caso) o un altro settore privato (nel secondo caso), aprendo la strada in futuro ad altri interventi a gamba tesa contro l’uno o l’altro settore. Deriva da evitare.

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