«Firme fasulle tra gli edili della Cgil». Gli operai denunciano, il pm archivia
Maurizio Landini, a guida della Cgil dal 2019 (Ansa)
  • A Lucca, Cisl e lavoratori chiedono di verificare alcune iscrizioni al sindacato rosso. La perizia calligrafica conferma che si tratta di sigle falsificate ma la procura interrompe le indagini perché non c’è un colpevole.
  • Il segretario Maurizio Landini ha messo in cassa integrazione 35 dipendenti di una società controllata e Tommaso Foti, dopo aver solidarizzato con gli addetti, lo attacca: chi è causa del suo mal pianga sé stesso.

Lo speciale contiene due articoli

Erano iscritti agli edili della Cgil di Lucca a loro insaputa, e così quando l’hanno scoperto, attraverso l’app che li mette in contatto con l’ente che ne tutela i diritti contrattuali (la cassa edile), hanno presentato denuncia. Anche perché da tempo (chi più, chi meno) avevano aderito ad un altro sindacato, la Filca Cisl, eppure stavano versando la quota di rappresentanza alla sigla guidata a livello nazionale da Maurizio Landini.

Cos’è successo? È quanto dal 2023 stanno cercando di capire quattro operai (M.A., E.S., B.G. e I.A.) che lavorano in Toscana e che, con l’ausilio della Cisl, che si è ritrovata parte lesa della vicenda, e dell’avvocato Massimo Forte, hanno chiesto che venissero appurati i fatti.

Secondo i documenti che la Verità ha potuto controllare, dopo la querela, Pubblico Ministero, Polizia giudiziaria e Guardia di Finanza si sono messi in moto. Prima hanno ascoltato i lavoratori, poi il legale rappresentante della Fillea Cgil di Lucca. Quindi hanno avuto accesso alla documentazione presso la sede del sindacato e hanno acquisiti copia delle deleghe presso la Cassa edile toscana. Morale della favola, dagli accertamenti è emerso che i vantaggi patrimoniali per Fillea Cgil di Lucca sarebbero pari a 274,47 euro, ma al tempo stesso che non era possibile risalire all’identità né dei soggetti che avrebbero apposto le firme false in calce alle deleghe né di chi aveva materialmente ricevuto le stesse.

In buona sostanza: non c’era un responsabile. Non era possibile risalire al colpevole. E quindi non si poteva far altro che archiviare.

Motivazione che non è apparsa sufficiente ai lavoratori e alla Filca Cisl che hanno deciso di opporsi e di chiedere che si continuasse ad indagare. E qui bisogna aprire una parentesi.

L’eventuale truffa, perché di questo potenzialmente si parla, non riguarderebbe solo i lavoratori che pensavano di aver aderito a un sindacato e invece erano rappresentati da un altro, ma anche la sigla che è stata danneggiata dalla perdita di quattro iscritti e che ritiene, secondo quanto di si evince dalla denuncia, che il sistema possa essere decisamente più esteso rispetto al singolo caso.

Il pagamento della quota sindacale, infatti, avviene attraverso la stessa cassa edile che trattiene una piccola quota dallo stipendio del lavoratore (riguarda in particolare le ferie e la tredicesima) e poi la gira al sindacato.

Ma torniamo al ricorso. Tra le altre, è stata avanzata la richiesta di effettuare una perizia calligrafica sulle deleghe oggetto di indagine con un confronto rispetto ai documenti di dipendenti e dirigenti della Fillea Cgil della provincia di Lucca dell’epoca.

Il punto è semplice. Secondo chi denuncia è evidente che i Pm non abbiano messo in dubbio che i fatti integrino una fattispecie delittuosa di particolare gravità anche per il modo in cui sono stati portati avanti, e che l’unica motivazione a sostegno della richiesta di archiviazione sia l’impossibilità di risalire all’autore. Di conseguenza, continuando a scavare e quindi a indagare è possibile risalire ai responsabili.

Le indagini così riprendono. E si sostanziano in ulteriori 400 pagine di documenti e atti che integrano il fascicolo. E soprattutto raccolgono il responso del consulente grafologo nominato dallo stesso Pubblico Ministero. Cosa dice?

Secondo il super-tecnico si può ritenere (con grado di certezza tecnica forense) che le deleghe sindacali siano false. Non solo. Il perito avrebbe individuato anche delle somiglianze con la scrittura di uno dei dipendenti della Fillea Cgil.

In particolare, secondo il grafologo tutte le firme a nome diverso sarebbero con probabilità tecnica riferibili ad un’unica mano grafo-operante e si riscontrano alcune compatibilità con uno dei dipendenti della Cgil.

Quindi?

Sarebbe necessario un ulteriore approfondimento d’indagine per acquisire altre prove grafiche e fare altre comparazioni sul campo.

Potremmo essere davanti a una svolta. E invece non è così. Lo stesso procuratore ritiene, infatti, che il tempo concesso per le nuove indagini non sia stato sufficiente, e chiede nuovamente l’archiviazione del caso.

Messa in soldoni: il Pubblico Ministero prende atto che il consulente ha rilevato delle compatibilità tra la grafia dei firmatari e la grafia di un dipendente della Cgil, ma non essendo queste similitudini sufficienti ad affermare la riconducibilità delle firme alla stessa persona indagata ed essendo scaduti i termini per le nuove indagini, decide di archiviare.

Ma non finisce qui. Perché il giro è ricominciato. La Filca Cisl che si sente parte lesa e vuol difendere il diritto alla trasparenza e alla legalità della rappresentanza sindacata chiede che si continui a scavare. Proprio per questo ha presentato una nuova opposizione all’archiviazione con la richiesta di andare avanti con le indagini.

Anche perché nel mondo assai tribolato degli edili e nei rapporti tra sindacati, deleghe e casse che tutelano i diritti del lavoratori, le sorprese potrebbero non essere finite qui.


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