- Morti in Emilia, a Macerata aperta un’inchiesta. Però accusano sempre il Pirellone.
- «Al Trivulzio mai ammessi malati di Covid». Il Pio Albergo, sotto indagine dal tribunale di Milano, dalla Regione e dal ministero, nega di aver occultato i decessi da virus. Purtroppo è ecatombe anche altrove: in un ospizio del Parmense falciato il 40% degli ospiti, vicino Bologna sono morti in 30 su 70.
Lo speciale comprende due articoli.
Nelle residenze per anziani della provincia di Modena, i contagi da coronavirus sono oltre 250. Lo ha denunciato, pensate un po’, la Cgil, che in un comunicato stampa diffuso un paio di giorni fa ribadiva che «ormai da un mese» la situazione è drammatica all’interno delle Rsa emiliane. Il sindacato parlava di protezioni mancanti, di protocolli sanitari da adeguare a quelli dei reparti infettivi degli ospedali, di allarme sottovalutato.
È stato il quotidiano online Open, in tempi recenti, a far presente che «in una Rsa di Bucine (Arezzo) ci sono 25 anziani infettati, tutti malati di Alzheimer ci sono anche 17 dipendenti risultati positivi al virus e un bilancio di 5 morti». A Cingoli, in provincia di Macerata, ancora alla metà di marzo, nella Rsa comunale gestita da una cooperativa, ci sono stati 3 morti, tanto che il procuratore capo, Giovanni Giorgio, ha aperto un fascicolo per omicidio colposo plurimo aggravato e lesioni colpose. Tra le aggravanti, anche il mancato rispetto delle norme a tutela dei lavoratori.
Bastano questi pochi esempi per capire che la situazione delle residenze per anziani è orribile in tutta Italia. Eppure, nel mirino, da giorni, c’è soltanto la Lombardia. A campeggiare nei titoli dei giornali e delle tv, dopo l’indagine aperta dalla Procura di Bergamo sulla gestione del virus all’ospedale di Alzano lombardo, sono gli echi di Mani pulite evocati dalle indagini (regionali, ministeriali e della Procura) sul Pio albergo Trivulzio. La direzione sanitaria della struttura ha reso noto che dal primo al 7 aprile al Pat sono deceduti in 27. Un numero altissimo, come del resto altissime sono le cifre dei decessi in tutta la regione. Vero: la Lombardia, nelle Rsa, conta più morti del resto delle regioni italiane (934 contro 509). Ma è anche vero che la Lombardia, tra tutte, è stata la più colpita dall’epidemia. Un flagello giunto, ormai lo sappiamo, dalla Cina tramite la Germania, passando attraverso frontiere che non sono state chiuse (e non certo per volontà del governatore Attilio Fontana). Per chiarire che cosa sia accaduto al Trivulzio è stata la Regione stessa a creare una commissione d’inchiesta, di cui fa parte anche l’ex pm Gherardo Colombo, nominato dal Comune di Milano. Giusto che si indaghi, per carità. Giusto pure che, dove serve, intervengano le Procure. E infatti la Regione ci mette del suo, affinché si diradi la foschia.
La direzione sanitaria del Pat, ieri, ha smentito seccamente alcune ricostruzioni giornalistiche, spiegando di aver accolto sotto il proprio tetto soltanto anziani provenienti da ospedali No Covid: l’ipotesi di una ecatombe provocata da incuria verrebbe così rispedita al mittente. In ogni caso, giova ricordare che i vertici del Trivulzio vengono nominati d’intesa con il Comune di Milano, guidato da Beppe Sala del Pd. Il che non gioca esattamente a favore dell’ipotesi del complottone destrorso per causare la moria di anziani. Eppure, la tesi dei media progressisti è esattamente questa: gli amministratori lombardi sono colpevoli di strage.
In questo modo si vuole attaccare la Regione governata dal centrodestra che ha avuto l’ardire di opporsi frontalmente al governo incapace di Giuseppe Conte. Una Regione che domani, se volesse ripartire, potrebbe farlo anche da sola, persino tramite i «lombardobond» proposti ieri da Matteo Salvini. Ipotesi fantasiosa, sì, ma non irrealizzabile.
La Lombardia, al centro dello tsunami, ha resistito. Per questo il governo e i media di regime ora cercano di coprire di fango ciò che il virus non è riuscito a distruggere.
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