- Il fondo da 900.000 euro copre solo le spese per i primi 12 mesi di crioconservazione.
- Antonio Decaro, eurodeputato, già sindaco di Bari e delfino del governatore, è pronto a candidarsi alle regionali purché in lista non ci siano né l’ex magistrato né Nichi Vendola, dei quali teme l’influenza. Al Nazareno gongolano: più che vincere, a Elly Schlein preme liquidare i nemici.
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Lo fanno passare come intervento a «tutela riproduttiva» delle donne, il contributo una tantum fino a 3.000 euro concesso dalla Regione Puglia alle giovani di età compresa tra 27 e 37 anni che si iscrivono al bando Social freezing. Significa congelare gli ovociti «a scopo precauzionale per preservare la fertilità in futuro e programmare una gravidanza in età più avanzata». Quindi, metti da parte gli ovociti migliori in attesa di volere, o potere, diventare mamma.
Per questa iniziativa, la Regione amministrata dal dem Michele Emiliano ha stanziato 900.000 euro da utilizzarsi nel triennio 2025-2027. Il bando è aperto fino al 4 agosto, possono presentare domanda le donne residenti in Puglia da almeno dodici mesi e con Isee pari o inferiore a 30.000 euro. Una volta inserite in graduatoria, potranno presentarsi «presso centri di Procreazione medicalmente assistita (Pma) sia pubblici sia privati», per accedere alla procedura medica di crioconservazione.
«Sostenere il social freezing significa riconoscere che oggi la fertilità ha una dimensione sociale e che lo Stato ha il dovere di accompagnare le donne nelle loro scelte, senza giudizi e senza condizionamenti. Abbiamo costruito una misura chiara, accessibile, trasparente, che parla alle esigenze concrete delle giovani donne pugliesi, coordinando le iniziative delle singole Asl», ha dichiarato Valentina Romano, direttrice del dipartimento Welfare della Regione Puglia.
Così, una donna si sottopone a cicli di stimolazione ormonale per la produzione di più follicoli che, non appena avranno raggiunto un diametro sufficiente di «maturazione» verranno prelevati dalle ovaie, selezionati e dopo un rapidissimo congelamento (vetrificazione) finiranno in azoto liquido. Dove potranno restare per un tempo indefinito.
Già, ma le spese rimborsate con i soldi dei contribuenti pugliesi sono quelle «relative al canone di crioconservazione degli ovociti riferite esclusivamente ai primi 12 mesi di conservazione», si legge nella modulistica. Concetto ribadito poche righe più in basso: «Sono espressamente esclusi i costi legati alla conservazione degli ovociti successivi ai primi 12 mesi». Ma come, l’aiutino a procrastinare la maternità scade dopo un anno?
Una donna dovrebbe accettare un pesante trattamento ormonale a un intervento chirurgico, per poi decidere di diventare madre alla scadenza del dodicesimo mese altrimenti dovrà pagare di tasca propria il canone per la conservazione, che oscilla dai 250 ai 500 euro l’anno? Non è che sia una grande trovata a sostegno della maternità.
Senza dimenticare che la procedura ha un senso quando ci si deve sottoporre a chemioterapia o radioterapia, a interventi di chirurgia ovarica demolitiva o in presenza di altre patologie che mettono a rischio la funzionalità ovarica. Altrimenti si dovrebbe tentare la maternità in via naturale. «C’è una idea malsana nella società attuale di non fermarsi a vedere tutto il male della procreazione artificiale», commenta il professore Giuseppe Noia, direttore dell’Hospice Perinatale al Policlinico Gemelli di Roma. «Parlo di male sociale perché il dato etico si giudica da sé: aumento di malformazioni, aumenti di prematurità, aumento di alterazioni genetiche e, più recentemente dai dati di letteratura, problematiche endocrine e vascolari nella prima adolescenza». Aggiunge l’esperto neonatologo: «Credo che dovremmo riflettere bene se tre centri di Pma che fanno fecondazione artificiale da più di 30 anni – Aberdeen, Adelaide e Amsterdam – hanno pubblicato sul British Medical Journal ormai da più di dieci anni un lavoro dal titolo “Stiamo usando troppo la fecondazione artificiale?”. Grande onestà intellettuale ma anche grande stimolo a riflettere su queste scelte di medicina “sociale”».
Barbara Quacquarelli, pugliese di Andria, professoressa associata di Organizzazione aziendale all’Università di Milano-Bicocca, al Corriere della Sera ha detto di essere «orgogliosa che la mia Regione abbia avuto il coraggio di rompere il tabù. Il social freezing è ancora visto in Italia come una forma di manipolazione delle donne, mentre in realtà è uno strumento di libertà». Libertà con timer, secondo Emiliano. E se una donna non potrà sostenere la spesa di 500 euro l’anno, che fine faranno i suoi ovuli prelevati in «condizioni biologiche ottimali»?
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