- I pensionati stanno cercando di districarsi tra inflazione alle stelle, bollette che esplodono, assistenza medica inesistente, badanti in ferie e Covid: una stagione infernale.
- «Le Rsa possono costare 3.000 euro. Le famiglie sono l’unico salvagente». Il presidente Assindatcolf Andrea Zini: «È un realtà ineluttabile. Nelle Regioni dove sono garantite le cure domiciliari, ci si occupa solo dell’aspetto sanitario non di quello sociale, del vitto e dell’alloggio, che ricade sui parenti».
- «Sanità: il problema numero uno». La Reggente Fnp Cisl Daniela Fumarola: «Il virus ha creato un solco profondo tra chi può curarsi privatamente e chi è costretto ad subire le lunghe attese degli ospedali pubblici».
- Carmelo Barbagallo, segretario generale della Uil Pensionati: «Gli assegni non saliranno. Non diteci le solite balle».
Lo speciale comprende quattro articoli.
Stretti tra la minaccia delle nuove varianti del Covid, le bollette che esplodono, l’inflazione che erode la già misera pensione, l’assistenza sanitaria senza personale e la badante che li molla all’improvviso, gli anziani si preparano ad affrontare un’estate da incubo.
Sono la categoria che ha più sofferto della pandemia. I decessi e le forme gravi del Covid si contano soprattutto tra gli over 65, ma chi è riuscito a evitare il contagio o l’ha avuto in forma lieve, ha subito comunque gli effetti delle restrizioni per l’impossibilità di avere contatti con i propri cari. Ha pesato molto anche la paura di ammalarsi per qualcosa che non fosse il Covid e di non trovare l’assistenza dal medico di base o tanto più dagli ospedali, tutti impegnati a fronteggiare l’emergenza virus. Uno studio Censis-Assindatcolf rivela che per il 42,8% degli over 75, la diffusione del Covid, ha portato ad un peggioramento della propria condizione di salute. A questo si aggiunge un giudizio negativo per 3 anziani su 10 sulla disponibilità dei servizi di cura e assistenza per la famiglia.
Questa estate non andrà meglio. Le temperature soffocanti acuiscono le patologie di chi è avanti con gli anni e per chi finisce in ospedale è un calvario. Gli organici sono ridotti all’osso per carenze strutturali, ma anche perché il personale che ha accumulato le ferie durante la pandemia e ora vuole smaltirle. Inoltre, il Covid continua a magiare i posti letto. «Molti anziani con malattie croniche peggiorano con questo caldo e anche un Covid non grave con qualche linea di febbre, può indurre un fragile all’ospedalizzazione» afferma Fabio De Iaco, presidente di Simeu, la Società della medicina di emergenza-urgenza.
Negli ospedali le aree Covid assorbono posti e le urgenze per altre patologie sono confinate nei corridoi. C’è poi il problema dei pronto soccorso. La fuga dei medici è nota e il turn over, specie a luglio e agosto, è un miraggio.
Per gli anziani che non hanno particolari criticità di salute, la vita non è meno difficile. Negli ultimi mesi i prezzi sono esplosi mentre le pensioni sono sempre le stesse. Dai dati annuali dell’Inps risulta che il 40%, di chi percepisce l’assegno previdenziale, cioè 4 pensionati su 10, mette in tasca meno di 12.000 euro lordi l’anno. Circa 6,4 milioni di anziani si trovano a dover conciliare un bilancio risicato con l’aumento generalizzato delle spese. Nel 2021 l’importo medio mensile dei redditi pensionistici è stato di 1.884 euro lordi per gli uomini e di 1.374 euro per le donne.
È vero che c’è il meccanismo della perequazione, ma l’adeguamento al carovita arriverà solo il prossimo anno; nel frattempo l’inflazione sale mensilmente quasi dell’1% e a giugno ha raggiunto il +8% su base annua. L’indicizzazione, reintrodotta quest’anno, prevede una rivalutazione piena per chi riceve un assegno fino a circa 2.000 euro, il 90% per chi colloca tra 4 e 5 volte la pensione sociale e il 75% per chi supera questa soglia.
La quotidianità di un pensionato significa fare i conti con il rincaro di uno spuntino al bar, di un chilo di frutta o verdura al mercato e soprattutto della bolletta energetica. Alcune spese come quelle per le utenze e gli alimentari sono incomprimibili; se aumentano i prezzi un anziano non può rinunciare al condizionamento dell’aria con l’afa in città o a mangiare e quindi deve tagliare gli altri consumi.
L’inflazione erode anche i risparmi sul conto. Il pensionato, se ha un gruzzolo da parte, spesso si affida ai titoli di Stato che in genere sono caratterizzati dalla salvaguardia del capitale alla scadenza e da una cedola con rendimento solitamente semestrale. Con l’aumento dei tassi, la cedola non si adegua e rimane bassa rispetto al mercato. Quindi se l’anziano, per necessità, ha bisogno di smobilizzare l’investimento in anticipo, il capitale perde valore.
Il Codacons ha calcolato sui dati Istat, che a causa dei forti rincari di prezzi e tariffe un pensionato over 65 deve affrontare una maggiore spesa annua pari a +1.595 euro (contro i +2.457 euro annui della famiglia «tipo»). Pesano soprattutto gli acquisti di generi alimentari che per un anziano rappresentano il 18,4% delle uscite del suo portafoglio; l’aggravio è di +330 euro annui.
La spesa per energia e casa (che rappresenta il 47,5% della spesa totale annua del pensionato) sale di +758 euro annui. Ecco lo scenario tratteggiato dal presidente del Codacons, Gianluca Di Ascenzo: «L’inflazione record indebolisce i nuclei numerosi e i più deboli che sono i pensionati. L’impatto del carovita per queste categorie si fa sentire di più perché già in passato, hanno tagliato i beni superflui. Un anziano spende meno per svago e divertimento rispetto ad altre tipologie familiari. I risparmi, nella maggior parte dei casi, vanno ad aiutare i nipoti con lavori precari o i figli che sono rimasti disoccupati». Negli ultimi 20 anni, secondo le rilevazioni del sindacato Fnp-Cisl, le pensioni hanno perso quasi il 20%- 30% del loro potere d’acquisto. E questo si ripercuote sui consumi con un danno per l’economia.
Tra le voci che hanno maggiore incidenza sul bilancio di un anziano c’è quella delle badanti. Il costo medio, se c’è un contratto, è di circa 1.300 euro al mese al quale bisogna aggiungere altre 1.500 per la sostituzione estiva. Un’assistente ha diritto alle ferie e di solito ne usufruisce, come gran parte dei lavoratori, tra luglio e agosto, proprio nel periodo in cui anche le famiglie vorrebbero andare in vacanza. Nella maggior parte dei casi le famiglie si rivolgono a personale in nero che proprio perché è chiamato nei mesi di maggior richiesta, alza la retribuzione. Il lavoro domestico rappresenta, infatti, il 37,8% dell’occupazione irregolare dipendente. Ma non è affatto scontato, che essendo disposti a pagare di più, la ricerca di una badante sia più facile. Alcune famiglie si rivolgono alle Rsa private, ma è una soluzione elitaria dal momento che quelle migliori possono arrivare a costare, nel mese di agosto, anche 3.000 euro.
Da uno studio Censis-Assindatcolf emerge che il 58,5% delle famiglie non esita a scartare il ricorso a una Residenza sanitaria assistenziale, preferendo una badante. Solo il 41,5% delle famiglie prende in considerazione una Rsa: di queste, il 21,3% si rivolgerebbe a una struttura convenzionata, il 14,2% a una privata, il restante 6,0% a una pubblica. C’è la convinzione che il distacco dalla propria abitazione produca effetti negativi sull’anziano. Spesso la soluzione transitoria estiva della casa di riposo diventa un anticipo dell’allontanamento definitivo dai propri cari.
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