Weinstein vuole essere risarcito. Asia lascia le società di famiglia?
Ansa
  • Il produttore starebbe pensando di farle causa per danni. Per questo, secondo indiscrezioni, l’attrice starebbe uscendo da tutte le partecipazioni. Il padre Dario Argento: «Le accuse? Non sono riuscito a sentirla».
  • Ora Asia Argento nega le molestie su Jimmy Bennett e incolpa Anthony Bourdain. Che non può smentire.
  • In Francia il giudice «sospetto» viene fatto letteralmente sparire. Il presentatore di «X Factor», Gilbert Rozon, è stato non solo licenziato ma anche cancellato dalle puntate già registrate di un talent dopo che 9 donne avevano parlato di abusi sui giornali.

Lo speciale contiene tre articoli.

Da quasi un mese Asia Argento è scomparsa dai social network. L’attrice italiana non twitta più, non insulta più nessuno online e pure le foto su Instagram sono ferme al 23 luglio. In uno dei suoi ultimi cinguettii aveva attaccato il ministro dell’Interno Matteo Salvini («Salvinimerda») che l’aveva invitata a bersi una camomilla. Poi basta.

Secondo quanto risulta alla Verità i motivi del silenzio social sarebbero soprattutto economici e legali, perché l’ex numero uno della Miramax Harvey Weinstein starebbe preparando contro la figlia del celebre regista italiano di film horror una causa milionaria per le accuse di violenza sessuale che gli sono state mosse in questi mesi e che lo hanno portato sotto processo. E come lui potrebbero esserci molti altri che avrebbero in mente di chiedere un risarcimento danni nei confronti dell’ex compagna del cantante Morgan. Di più. Alcune fonti riferiscono alla Verità che Asia Argento si starebbe sfilando da tutte le partecipazioni societarie di famiglia, per evitare che un’eventuale sconfitta possa ritorcersi contro il patrimonio degli Argento.

Non a caso l’ultima uscita dell’attrice è avvenuta tramite un freddo comunicato stampa in risposta all’articolo del New York Times, con cui la protagonista di Scarlett Diva ha provato a smontare il caso Jimmy Bennet. La questione non è di poco conto. E si intreccia con il processo in corso a New York a carico di Weinstein. Perché la vicenda Bennet sarebbe proprio negli atti processuali presentati dall’avvocato Benjamin Brafman a difesa del produttore cinematografico. Nell’ultima udienza del 7 agosto il legale newyorchese aveva letto in aula alcuni sms di una delle 13 donne che lo accusa. L’identità dell’accusatrice è rimasta anonima. I messaggi erano questi. «Mi manchi omone mio», «Spero di vederti appena possibile», «Apprezzo tutto quello che fai per me», «Ti amo sempre, solo mi dispiace essere una semplice distrazione occasionale». Agli sms Weinstein avrebbe risposto sempre in maniera formale e distaccata con un «I miei rispetti». Proprio per questo Brafman ha chiesto la chiusura del processo e l’assoluzione per il suo assistito.

Se davvero la vicenda dovesse risolversi in un nulla di fatto, non ci sarebbe solo la fine del movimento Me too che per quasi un anno ha sconvolto Hollywood, ma ci potrebbe appunto esserci la rivincita di Weinstein che prima delle accuse di molestie vantava un patrimonio di quasi 300 milioni di dollari, con una società, la Weinstein company, che aveva sei mesi fa un valore di 500 milioni di dollari. Secondo un articolo di gennaio del New York Post il produttore dei film di Quentin Tarantino ha in questi mesi dovuto affrontare la causa di divorzio con la moglie Georgina Chapman, a cui dovrà versare 300.000 euro all’anno che diventeranno 400.000 tra dieci anni. In più Weinstein ha dovuto cedere alla consorte una cosa da 12 milioni di dollari negli Hamptons e una da 15 nel West Village a New York.

Secondo Celebritynetworth.com, sito di gossip finanziario, alla fine di tutto dovrà sborsare solo per spese legali e investigatori privati una ci intorno ai 100 milioni di dollari. Non solo. Vanno poi aggiunti i 10 milioni di dollari pagati per la cauzione per uscire dal carcere il 27 maggio scorso. Insomma, si tratta di un danno ingente che Weinstein, nel caso venisse scagionato, potrebbe richiedere a tutti coloro che in questi mesi lo hanno attaccato distruggendo la sua carriera.

E va ricordato che negli Stati Uniti le cause di risarcimento danni non sono una passeggiata. Per di più parallela al processo potrebbe iniziare un’indagine sulla presunta violenza sessuale che Asia Argento avrebbe commesso nei confronti di Bennet. Nel frattempo intorno alla vicenda continuano a montare polemiche sull’agenzia di investigazioni private che Weinstein avrebbe assoldato in passato come anche nei mesi scorsi per difendersi. La storia è nota. Già nell’autunno scorso, in pieno scandalo Me too, diversi quotidiani statunitensi avevano parlato di Kroll come della Black cube, un’agenzia fondata nel 2010 da ex agenti del Mossad, il servizio segreto israeliano. Sono i corpi speciali, spie e veterani di Israele che hanno deciso di mettersi in proprio. Weinstein se ne sarebbe servito anche per smontare le accuse a suo carico.

Era stato proprio Dario Argento a parlare a novembre dei presunti nemici della figlia. «Asia non esce più di casa per paura di agenti israeliani perché questa è gente che spara, è gente che minaccia, sono persone pericolosissime. Asia teme per la propria vita e teme per quella dei suoi figli, teme i ricatti». E poi aveva aggiunto. «Sono degli agenti segreti, sono del Mossad che poi è uno dei più crudeli servizi segreti del mondo. Ha paura e ha ragione anche ad averla». Ieri Dario Argento non si è esposto più di tanto. E ha spiegato di non essere riuscito a mettersi in contatto con la figlia.

Nel frattempo a Hollywood iniziano le prime prese di distanza. «Ho conosciuto Asia Argento dieci mesi fa», ha detto l’amica attrice Rose McGowan. «La nostra comunanza è il dolore condiviso di essere state violentate da Harvey Weinstein, il mio cuore è spezzato, continuerò il mio lavoro a favore delle vittime di tutto il mondo». Il vento sta cambiando. E con uno squalo come Weinstein potrebbe riprendersi quello che gli è stato tolto in questi mesi. Forse la stessa Asia Argento se ne è accorta. Perché i problemi potrebbero diventare presto molto più pesanti che una mancata partecipazione a X Factor.

Alessandro Da Rold


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