Dalla fede e da Chesterton nascono le scuole
  • Nelle Marche c’è un’esperienza educativa originale: né statale, né paritaria, ma libera. Al centro ci sono il cristianesimo e gli insegnamenti dello scrittore inglese. Un’opera che, secondo l’intellettuale Rod Dreher, può aiutare a ricostruire una civiltà.
  • Il fondatore Marco Sermarini: «Ci chiamano da tutta Italia, ma non siamo un format da esportare».

Lo speciale contiene due articoli

Sulla Riviera delle Palme nelle Marche c’è l’esperienza di scuola parentale italiana che è stata presa a riferimento dall’intellettuale americano Rod Dreher nel suo Opzione Benedetto, un libro che non smette di far discutere sociologi e teologi di mezzo mondo. Gli Stati Uniti, patria dell’homeschooling (o istruzione domiciliare), sono venuti nel Piceno per capire cosa c’è dietro l’esperienza della scuola Chesterton, messa in piedi nel 2008 dall’avvocato Marco Sermarini e da alcune famiglie che condividono fino in fondo un progetto educativo di grande libertà.

Il primo giorno di scuola è stato il 15 settembre 2008 con appena quattro alunni, oggi ci sono circa 70 ragazzi divisi in tre classi di scuole medie, cinque classi di liceo delle scienze umane e alcuni alunni di scuola professionale con indirizzo elettronico, estetista e alberghiero. Il tutto gestito da una società cooperativa denominata «Capitani coraggiosi», che da tempo si occupa di educazione attraverso doposcuola e centri estivi. Gli insegnanti spesso sono genitori e vivono il loro ruolo come una missione più che un lavoro.

Nel 2008 si è partiti da un piccolo locale, ora la scuola si è ingrandita e ha compiuto uno sforzo economico notevole, acquisendo spazi più ampi. Il tutto è avvenuto con l’autofinanziamento dei membri della cooperativa e grazie alle donazioni, permettendo così alla scuola di conservare libertà educativa e di scelte.

La sede è a Porto d’Ascoli, ma usufruisce anche del palazzetto dello sport di Martinsicuro e della splendida area sportiva e agricola di Santa Lucia a San Benedetto del Tronto. È una scuola libera, né statale, né paritaria. A livello legislativo è legittimata dalla riforma Casati del 1859, da quella Gentile del 1923, dalla Costituzione del 1948 e dal Testo unico sulla Pubblica istruzione: «I genitori dell’alunno che intendano provvedere privatamente o direttamente all’istruzione del minore devono dimostrare di averne la capacità tecnica o economica e darne comunicazione anno per anno alla competente autorità (sindaco e dirigente dell’istituto più vicino)».

I ragazzi della scuola Chesterton ogni anno devono sostenere gli esami di idoneità alla classe successiva presso una scuola pubblica o paritaria, oltre i normali esami di licenza e di maturità. La retta scolastica varia tra i 70 euro mensili per un ragazzo delle medie ai 110 euro per le superiori, ma i Capitani coraggiosi si danno molto da fare per raccogliere fondi, innanzitutto con il Chesterton gala, un appuntamento annuale che vede coinvolta tutta una comunità di famiglie e chiama in causa i ragazzi in prima persona, sia nell’organizzazione che nell’animazione.

L’essere una scuola libera non dà diritto di godere dei finanziamenti garantiti alle scuole paritarie, ma d’altra parte, si legge sul loro sito web, questo «ci consente di scegliere i docenti secondo gli ideali posti a base della scuola e che la scuola intende perseguire». Li anima la fede cattolica e al centro del progetto educativo c’è la famiglia, in particolare, dicono: «crediamo nella vera libertà e fuggiamo il conformismo». L’idea della scuola deve molto all’opera del grande scrittore inglese Gilbert Keith Chesterton che ha segnato l’esistenza del fondatore Sermarini, e la scintilla per far esplodere l’idea è venuta da un avvertimento che Chesterton diede in un conferenza del 1930 contro quello che intravvedeva come pericolo mortale dei nostri tempi, e cioè «la standardizzazione verso bassi standard». Il livellamento verso il basso che è ben visibile non solo nella scuola, pubblica e paritaria, ma che forse nella scuola trova la sua origine.

Intorno alla scuola Chesterton c’è un mondo, quello che in altre istituzioni educative è semplicemente attività extracurriculare per la realtà di Porto d’Ascoli è un tutt’uno con l’offerta educativa. Il teatro, l’organizzazione del gala, un’ora alla settimana di quella che chiamano via pulchritudinis, cioè la scelta di argomenti che possano evocare nell’animo dei ragazzi un ideale di bellezza, quindi ci sono attività sportive con una cooperativa ad hoc, poi c’è una cooperativa per l’inserimento di soggetti svantaggiati che fa anche attività di commercio online. La scuola è gemellata, e non solo formalmente, con la Chesterton academy di Edina in Minnesota (Usa), una high school partita anch’essa nel 2008 con gli stessi ideali.

Tutte queste proposte non sono rivolte solo agli studenti e alle loro famiglie ma a tutti, alla città e al mondo, perseguendo così fino in fondo quell’ideale che il libro di Dreher chiama «opzione Benedetto», cioè essere un lievito capace di rifermentare la massa a partire dalla propria identità. In questo contesto rientra anche il rapporto con i monaci benedettini di Norcia, che sono da considerarsi un po’ come l’anima spirituale di questa opera educativa. C’è anche un esempio molto bello di collaborazione per cui il monaco padre Cassian Folsom, fondatore della comunità di Norcia, il primo sabato del mese va sulla costa per una giornata intera a discutere di un argomento secondo il metodo di San Tommaso d’Aquino. È rivolto ai ragazzi della scuola Chesterton, ma anche ai genitori e agli studenti universitari che vogliono partecipare.

Una realtà che ha attirato l’interesse di Rod Dreher perché nata con la forte spinta di ritornare alle radici di libertà che affondano nel terreno della tradizione e della cultura che hanno edificato una civiltà. La nostra innanzitutto, quella italiana, ma più in generale quella di un mondo occidentale ormai in decadenza e incapace di riconoscere il ruolo della famiglia e dell’educazione.


Da non perdere

Gesù e Donald: le due conversioni di Vance
Pensiero forte

Gesù e Donald: le due conversioni di Vance

Nel suo libro «Communion», il vicepresidente degli States racconta il passaggio dall’ateismo alla fede cattolica: sentì qualcosa durante la visita in una cattedrale. E ricorda come, partendo da oppositore, abbia poi realizzato la bontà delle idee di Trump.