«Libertà a rischio. Sovranismo non è reato»
  • Il docente indagato per vilipendio al capo dello Stato: «Ho usato un social russo, non è vietato. Antisemita? Io sto con Israele. Gli amici su Fb non sono un’associazione a delinquere. Colpendo un professore universitario hanno voluto alzare il tiro».
  • Il clima è adatto per la riconferma al Colle. Mancano ancora i candidati alternativi.

Lo speciale contiene due articoli.

Il giorno dopo, i contorni della vicenda sono più chiari. Ora sappiamo che Marco Gervasoni e Francesca Totolo sono indagati per offesa all’onore e al decoro del presidente della Repubblica e non per istigazione a delinquere. Tra loro e gli altri nove indagati che ieri sono balzati all’onore delle cronache – accusati di aver messo a punto una strategia per attaccare le più alte cariche dello Stato – pare non ci siano legami. E persino le «fonti vicine agli inquirenti» escludono che esista una «regia» dietro gli insulti social a a Sergio Mattarella. Intanto, però, il professore di Storia e l’influencer sono finiti su tutti i giornali, presentati come appartenenti a una pericolosa rete di estrema destra che aggrediva il presidente della Repubblica. A leggere certi resoconti, sembrava quasi che gli investigatori avessero scoperto una sorta di Spectre sovranista dedita a complottare contro il Colle. Eppure gli interessati raccontano una storia piuttosto diversa, che è il caso di riportare.

Gervasoni, che cosa è successo?

«Martedì, poco prima delle 7 del mattino, è venuta a casa mia una squadra di Carabinieri. C’erano quattro dei Ros di cui due tecnici e altri due carabinieri. Mi hanno notificato il reato di cui sono accusato, vilipendio al capo dello Stato, e poi hanno iniziato a scaricare i dati dei miei dispositivi come richiesto dal pm. Sono stati molto solerti, gentili e disponibili. Poi hanno portato via i miei due computer, perché erano già le 21 e non avevano ancora finito. Non potevo essere io a sequestrare i Ros…».

Dicono che lei abbia insultato il presidente Mattarella. Si sono lette sui giornali frasi molti spiacevoli. Le ha scritte lei?

«No, nella maniera più assoluta. E non capisco come si sia potuto arrivare ad attribuirmi frasi di questo genere».

E allora che cosa le contestano?

«Non lo so. Mi è stato detto solo che sono stato indagato per vilipendio in base alla mia attività social su Twitter. Non mi sono stati indicati tweet incriminati, né è stato specificato l’arco di tempo in cui li avrei pubblicati. Dunque non so come si sarebbe concretizzato questo vilipendio. Chiederò gli atti quando saranno disponibili».

Gli inquirenti scrivono di offese al capo dello Stato ma anche ad «altre figure istituzionali».

«Non ho capito quel passaggio. Anche perché per altre cariche non esiste reato di vilipendio…».

Chiariamo: a lei è contestato solo il vilipendio? Perché sui giornali si è parlato anche di istigazione a delinquere.

«Mi hanno contestato solo il vilipendio».

Ho guardato i suoi tweet, ancora disponibili online. Ho visto critiche anche molto pesanti, ma non – cosi mi pare – insulti.

«Qui stiamo parlando di una materia molto sottile, l’espressione del pensiero. Se qualcuno ritiene che le critiche politiche siano insulti… Non dovrebbe funzionare così in un regime liberaldemocratico. Io ho scritto che Mattarella è il secondo peggior presidente della Repubblica. È un giudizio molto duro, che può essere contestato, ma non mi pare che sia vilipendio».

Ha scritto anche che sarebbe il «capo del regime sanitocratico»…

«Sanitocratico è un termine che utilizzavo anche nei miei editoriali. Regime è un termine che appartiene alla scienza politica, non ha una connotazione negativa. Non stiamo parlando di insulti».

Conosce qualcuno degli altri indagati?

«Conosco solo Francesca Totolo, ci siamo visti un paio di volte e siamo in contatto. Gli altri non so chi siano. I loro nomi non sono stati divulgati, ma vedendo i profili che sono stati presentati sui giornali non mi risulta di conoscerli. Ho letto da qualche parte che sarebbe indagato anche il direttore di ImolaOggi, ma non lo conosco».

Sui giornali si legge che lei farebbe parte di ambienti a «vocazione sovranista».

«Io ho scritto nel 2019 un libro che si intitola La rivoluzione sovranista. Ma mi definisco un conservatore, scrivo molto su questi temi, sia sui giornali cartacei che online. Sovranista bisognerebbe capire che cosa significhi, e in ogni caso esserlo non è reato. Per quanto mi riguarda non appartengo ad alcuna rete organizzativa, né segreta né pubblica».

Scrivono i giornali che lei frequenterebbe ambienti di estrema destra.

«Anche qui, che cosa vuol dire? Secondo alcuni persino Fratelli d’Italia sarebbe un partito di estrema destra, anche se per me una cosa del genere è una fesseria. Con estrema destra si indicano Casapound o Forza Nuova? Io non ho a che fare con quel mondo, anche se sono stato ospite di Cpi come molti altri intellettuali. In ogni caso, mica stiamo parlando di organizzazioni clandestine: sono legali».

Lei è iscritto al social network russo Vkontakte?

«Sì. È il Facebook russo, mica è illegale. Mi ero iscritto per curiosità nel 2019, poi dopo un po’ ho smesso di frequentarlo. I Ros hanno scaricato materiale anche su quello».

Continuo con le accuse. Scrivono che lei sarebbe in contatto con gruppi antisemiti.

«Guardi, uno degli ultimi post che ho fatto su Vkontakte aveva come hashtag “stiamo con Israele”. Io legato agli antisemiti? Direi proprio di no. Ma questa storia è chiara: se sei di estrema destra allora sei anche antisemita, pure se il collegamento non è affatto scontato. Io comunque non sono né l’uno né l’altro».

Insisto. Dicono che lei sia in contatto con suprematisti.

«Non so bene che cosa si intenda con quel termine. I suprematisti sono una tendenza americana razzista con cui non ho nulla a che fare. È una cosa totalmente fuori luogo».

Magari loro seguivano lei sui social o lei seguiva loro…

«Se uno mi chiede l’amicizia gli devo fare lo screening ideologico? Se l’associazione a delinquere si estende agli amici sui social andiamo male. Su Facebook ho 5.000 amici e 21.000 follower, faccia lei».

Le hanno chiuso i profili?

«I miei profili sono visibili ma sono stati tecnicamente sequestrati e io non posso accedervi. Parlo di Twitter, Facebook e Instagram».

Che pensa di tutta questa storia?

«Faccio una valutazione di contesto. La libertà di parola si sta restringendo ovunque nei Paesi liberali. O per meglio dire si sta restringendo per persone che dicono determinate cose. Non risultano grandi interventi di chiusura dei profili di chi insulta Giorgia Meloni o Matteo Salvini, ma qui è la solita questione dei due pesi e due misure».

Appunto. Veniamo allora all’indagine che la riguarda.

«Riguardo al mio caso specifico, mi pare che un tempo questo tipo di indagini toccassero persone più, diciamo, borderline, non professori universitari. Mi sembra che si stia un po’ alzando il tiro. E magari, da ieri, un mio collega che volesse criticare Mattarella eviterà di farlo. Sia chiaro: mica dico che il presidente c’entri qualcosa, in casi come questi il pm procede d’ufficio, non serve una denuncia. Di sicuro c’è che io ritengo di non essere colpevole del reato per cui sono indagato».


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