La modernità spegne la luce di Dio in Europa
Nel libro «La crisi dell’Occidente», il monaco benedettino Santiago Cantera Montenegro analizza il disorientamento della civiltà contemporanea. Nel Medioevo si viveva con gli occhi verso Cristo. Oggi il Creatore scompare per lasciare il posto all’uomo deificato.

Quello che si è festeggiato il 25 dicembre ormai è un mistero, come aveva specificato anche l’Unione europea in un documento interno per la comunicazione delle istituzioni comunitarie dell’anno scorso, dove si diceva che era meglio dire «Buone feste» piuttosto che «Buon Natale». Una questione di bon ton inclusivo, pare. Un mistero avvallato anche all’Università di Brighton, dove i docenti hanno sottoscritto un documento in cui si consiglia, sostanzialmente, allo staff interno di non dire «Buon Natale» in quanto troppo «cristianocentrico», meglio un più misterioso «periodo di chiusura invernale». Al Nord, poi, i Paesi scandinavi è da tempo che si si sono inventati formule varie per definire questo periodo in cui si lavora poco, non si va a scuola e si addobbano strade e case. Probabilmente si dovrà arrivare a dire che si fa perché «si è sempre fatto così» e non importa poi il perché. Tutto questo, in fondo, è uno specchio fedele di quello che il monaco benedettino spagnolo Santiago Cantera Montenegro ha scritto nel suo libro non a caso intitolato La crisi dell’Occidente. Origini, attualità e futuro (Cantagalli, pagine 336, 26 euro). Per gentile concessione dell’editore ne riportiamo alcuni stralci, in cui si vede come obliterare ciò che si festeggia il 25 dicembre non è una questione per cuori ingenui e sentimentali, ma ha a che fare con una civiltà anche e con il destino di tutti e di ognuno. Buon Natale allora: quello di Gesù Cristo.


Priore dell’abbazia benedettina Valle de los Caidos

Per l’uomo europeo medievale, che guarda verso l’aldilà, che punta verso la vita eterna, che ha una concezione trascendente della vita e delle cose della Terra, è Dio, e solo Dio, a garantire la vera felicità all’uomo. […] Il Dio cristiano è un Padre che ama i suoi figli, gli uomini; che ha mandato il suo Figlio unigenito a morire sulla croce per salvarli; che concede l’efficace assistenza dello Spirito Santo al fine della loro santificazione. […]

L’Europa medievale ruota intorno alla realtà di Dio e gli uomini dell’Europa del Medioevo vivono con gli occhi puntati su di lui. Non lo fanno solo gli ecclesiastici, i teologi e i mistici, ma tutti gli uomini e tutta la società europea del tempo. E, in larga misura, ciò è continuato in una percentuale molto alta anche durante la modernità fino all’Ottocento e in molti Paesi e regioni anche fino al Novecento. Sebbene una parte importante dei filosofi moderni proclami la centralità dell’uomo e desideri relegare Dio lontano, la massa della popolazione europea è stata religiosa fino a tempi molto recenti e, di conseguenza, ha riconosciuto a Dio la posizione centrale. […]

Cosa avremmo potuto fare senza Gesù Cristo? Forse una delle espressioni più eloquenti del cristocentrismo che ha plasmato la nostra Europa in maniera sostanziale è stata quella formulata da San Benedetto nella sua Regola monastica, quando ordinò ai suoi monaci di «non anteporre nulla all’amore di Cristo», «non antepongano assolutamente nulla a Cristo».

L’intera Regola, ovviamente, è percorsa da questa guida spirituale e ha definito la vita dei monaci benedettini e la loro azione nel continente europeo: attraverso questo cristocentrismo si sono presi cura dei malati come se fossero stati Cristo stesso, hanno alloggiato ospiti bisognosi come se fossero Cristo e hanno concentrato tutta la loro vita come milizia al servizio di Cristo Re e Signore. Sarebbe possibile riportare altre citazioni dalla Regola, ma queste sembrano sufficienti e permettono di osservare chiaramente quale fosse la motivazione profonda che motivava quei monaci che, senza volerlo, costruirono una civiltà. […]

L’incarnazione del Figlio di Dio nel seno della Vergine Maria è stato un evento che ha superato e supera ogni capacità umana di comprensione. Gesù Cristo, assumendo la natura umana, non ha perduto la natura divina, ma ambedue sono rimaste unite nella sua unica persona divina, la seconda della Trinità. È quindi perfettamente Dio e perfettamente uomo. È, infatti, l’uomo perfetto, il modello per l’uomo, da cui segue una logica conseguenza: affinché l’essere umano raggiunga la propria perfezione, dovrà conformarsi a Gesù Cristo. […]

Tutto ciò che mancava nella concezione classica greco-romana dell’uomo, è stato fornito, completato e perfezionato dal cristianesimo. Esso ebbe un ruolo fondamentale nella progressiva riduzione della schiavitù durante il passaggio dal mondo tardoantico a quello medievale e nell’adozione di misure volte ad umanizzare ulteriormente la legislazione romana a partire da Costantino, dalle leggi del 315-316. Ad esempio, alcune disposizioni molto importanti sono state promulgate per proteggere i contadini dalle usurpazioni dei ricchi proprietari o i figli orfani di madre dal padre che aspirava ad appropriarsi della di lei proprietà; oppure proibendo di marcare i criminali sul volto perché questo «è stato formato a immagine della bellezza celeste». La liberazione degli schiavi non fu solo una realtà compiuta da patrizi convertiti alla fede di Cristo, ma in quegli anni fu anche favorita dal diritto imperiale, grazie all’influenza cristiana su di esso.

Venne eliminata anche la pena della crocifissione per gli schiavi, che furono protetti dagli abusi dei loro proprietari, così come furono prese disposizioni per prevenire la brutalità dei carcerieri nei confronti dei prigionieri. […] Ma, come se non bastasse, il cristianesimo ha anche sviluppato il concetto di persona riferito all’essere umano: questo è, senza dubbio, uno dei maggiori contributi che la civiltà europea, impregnata fino al midollo di cristianesimo, abbia potuto offrire al mondo intero. […]

Il benedettino ungherese P. Stanley L. Jaki (1924-2009), fisico ed eminente filosofo della Scienza, ha evidenziato come, contrariamente a quanto ha spesso affermato il positivismo contemporaneo, la nascita della scienza moderna sia avvenuta in un ambiente culturale intriso di fede, definito in modo univoco grazie alla dottrina cristiana di un Creatore dell’universo personale e razionale, come sottolineava il matematico inglese Alfred North Whitehead (1861-1947) nelle sue lezioni del 1925: la fede sicura del Medioevo europeo favoriva una linea di pensiero, un clima di fiducia intellettuale e di ottimismo e ha portato all’attività imprenditoriale nel campo scientifico e alla determinazione a ricercare la razionalità in tutti i processi della natura. […]

Per Giovanni Paolo II, la perdita della comprensione del bene e del male, del peccato originale e della redenzione operata da Cristo, propria della mentalità illuminista, portò alla conseguenza che «l’uomo era rimasto solo: solo come creatore della propria storia e della propria civiltà; solo come colui che decide di ciò che è buono e di ciò che è cattivo, come colui che esisterebbe ed opererebbe etsi Deus non daretur – anche se Dio non ci fosse»; ed è per questo che l’uomo ha potuto finire per ordinare l’annientamento di un certo gruppo di esseri umani, come fecero il Terzo Reich e l’Unione sovietica o come avviene attualmente con «uno sterminio deciso addirittura da parlamenti democraticamente eletti, nei quali ci si appella al progresso civile della società e dell’intera umanità» stabilendo «lo sterminio legale degli esseri umani concepiti e non ancora nati». […]

L’evoluzione del pensiero europeo della «modernità» ha percorso una linea immanentista, negando la trascendenza dell’uomo e della vita presente, rimuovendo Dio dal centro per mettere al suo posto un uomo deificato e indipendente da lui, al punto di giungere alla fine a negare l’esistenza stessa di Dio. Ma questo, in realtà, suppone una negazione della verità stessa dell’uomo, della sua situazione di dipendenza da un Dio che, lungi dall’opprimerlo, è amore e lo ama infinitamente. E se ciò che permette la felicità dell’uomo è proprio la sua gioiosa accettazione di quel rapporto con il Dio-amore rivelatosi in Gesù Cristo, il rifiuto di essa porterà inevitabilmente alla sua stessa miseria, non voluta da Dio, ma stoltamente, quantunque deliberatamente, ricercata dall’uomo.

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