Quando su Ischia Saviano chiedeva milioni
  • Lo scrittore cita di nuovo sul «Corriere» un aneddoto su Benedetto Croce a Casamicciola che qualche anno fa lo portò a fare una battaglia legale con la famiglia del filosofo. All’epoca chiese risarcimenti per 4,7 milioni (ma oggi piange se querelano lui).
  • Recuperato il cadavere del quindicenne Michele Monti. La Procura apre un fascicolo.

Lo speciale contiene due articoli.

All’interno del grande dramma che si è consumato a Ischia c’è spazio per tante, più minute, miserie italiane. Episodi piccini, spesso tristi e altrettanto spesso emblematici della morale a corrente alternata molto utilizzata dalle nostre parti. Sul disastro che ha colpito il gioiello campano si è espresso – com’era inevitabile – anche Roberto Saviano, che a Ischia ha dedicato un articolo commosso sul Corriere della Sera. Ebbene, all’interno di quel pezzo c’è un passaggio interessante, rivelatore, che riapre una vicenda di qualche tempo fa, in parte obliata.

L’autore di Gomorra ha voluto ricordare il terremoto che colpì Casamicciola nel 1883 e di cui, scrive, la vittima più illustre fu il filosofo Benedetto Croce. Scrive Saviano che «uno degli scrittori veristi più talentuosi dell’epoca, Carlo Del Balzo, nel 1883 pubblicò a Napoli (per Tipografia Carluccio, De Blasio & C.) il libro Cronaca del tremuoto di Casamicciola dove scrisse: “Era anche a villa Verde tutta la famiglia Croce di Foggia. Erano nella loro camera la signora Croce e la figliuoletta, il sig. Croce e il primogenito, seduti presso un tavolino, scrivevano, in una stanza attigua; la porta di comunicazione era aperta. La signora Croce e la fanciullina cadono travolte nel pavimento, che crolla tutto: non un grido, non un lamento, muoiono istantaneamente. Al contrario, il sig. Croce, sebbene del tutto sepolto, parla di sotto le pietre. Il suo figliuolo gli è daccanto, coperto fino al collo dalle pietre e dai calcinacci. E il povero padre gli dice: offri centomila lire a chi ti salva; e parla col figlio, che non può fare nulla per sé, nulla pel babbo, tutta la notte!”».

Perché riportare una citazione così lunga? Forse non c’entra il caso. Proprio a quella storia su Croce, infatti, è legato un episodio molto singolare che ha visto coinvolto lo scrittore campano qualche anno fa. Era il novembre 2010, e Roberto partecipava alla trasmissione di Fabio Fazio, Vieni via con me. In quell’occasione (erano fresche le ferite aperte dal sisma dell’Aquila) recitò un monologo dedicato alla corruzione, male italiano endemico. Come esempio di radicamento del malcostume della borghesia nostrana, Saviano citò il particolare del padre di Croce e delle centomila lire da offrire a qualcuno per aver salva la vita.

Piccolo problema: il riferimento aneddotico infastidì notevolmente gli eredi di Benedetto Croce, in particolare Marta Herling, nipote del filosofo e figlia del grande romanziere Gustaw Herling. La Herling pubblicò una lettera sul Corriere del Mezzogiorno dal tono pacato ma ruvido. «Da dove l’autore di Gomorra ha tratto la ricostruzione di quella tragedia?», scrisse. «Dalla sua mente di profeta del passato e del futuro, di scrittore la cui celebrità meritata con la sua opera prima, è stata trascinata dall’onda mediatica e del mercato editoriale, al quale è concesso di non verificare la corrispondenza fra le parole e fatti, o come insegnano gli storici, fra il racconto, la narrazione degli eventi, e le fonti, i documenti che ne sono diretta testimonianza. Uno scrittore che vuole riscrivere quello che altri hanno scritto non con le sole parole ma con l’esperienza vissuta: dal terremoto di Casamicciola, ad Auschwitz, al gulag, alla Kolyma. Dove Saviano ha orecchiato la storia che racconta nell’incipit del suo monologo? Certo non dalla lettura del testo del suo protagonista principale poiché sopravvissuto, Benedetto Croce, testo che si è tramandato intatto senza una parola in più di commento o di spiegazione, nella nostra memoria famigliare e nelle biografie del filosofo, che lo riportano a illustrare quella pagina tragica della vita sua e dei suoi cari».

In sostanza, la Herling volle smentire l’aneddoto delle centomila lire. E pure le deduzioni moralistiche che ne traeva l’autore di Gomorra. «Nel messaggio che Saviano ci vuole comunicare e imporre, questo fa intendere: mazzette allora per i terremoti, mazzette oggi», proseguiva la Herling. «La storia si ripete e soprattutto si perpetuano i grandi mali del nostro Mezzogiorno, mali atavici dai quali non può essere immune nessuno di noi, che abitiamo queste terre e abbiamo vissuto i loro terremoti – ultimi quelli dell’Irpinia del 1980 e dell’Abruzzo del 2009 – proprio perché non ne sarebbe stato immune, anche se inconsapevolmente per la necessità imposta dalla tragedia, uno dei loro più illustri figli. Caro Saviano, mi dispiace, c’è anche chi non offre e non riceve “le mance e le mazzette”: questa è mistificazione della storia e della memoria».

Dopo la pubblicazione della lettera, le polemiche divamparono su tutti i media nazionali, e molti e validi cronisti presero a occuparsi del «caso delle centomila lire», portando alla luce una verità per lo meno sfumata. Sarebbe impossibile qui ricostruire integralmente la vicenda come ha fatto benissimo, anni fa, Giancristiano Desiderio in Vita intellettuale e affettiva di Benedetto Croce. Basti sapere che la fonte citata da Saviano non era la più autorevole, e che alcuni studiosi crociani, nel corso dei decenni, si sono interrogati sull’episodio del terremoto giungendo alla conclusione che la faccenda dei soldi da offrire «a chi ti salva» non fosse verificabile.

Per farla breve: non si può sapere, quindi, se si tratti di un pettegolezzo, di una invenzione o di un fatto realmente accaduto. Il che consiglierebbe, se non altro, prudenza nel raccontare la vicenda.

Ciò che sappiamo con certezza, però, è che Saviano non gradì il pandemonio mediatico suscitato dall’intervento della Herling. Ne fu così offeso da chiedere al Corriere del Mezzogiorno e ad altri intellettuali e cronisti (tra cui la stessa Herling e l’attuale ministro Gennaro Sangiuliano, a quel tempo giornalista Rai) un risarcimento mostruoso: ben 4,7 milioni di euro. A ricordarsene oggi si rimane abbastanza impressionati: lo scrittore che nelle ultime settimane accusa il governo di mettere a rischio la libertà di pensiero e di parola è lo stesso che chiedeva quasi 5 milioni di euro a un quotidiano e a intellettuali e giornalisti per lesa maestà.

Come sia finita esattamente quella vicenda non è dato sapere. Secondo varie fonti che abbiamo interpellato tutto si è risolto con una conciliazione o con un accordo privato. Il fatto che oggi Saviano riporti nel suo articolo su Ischia lo stesso aneddoto su Croce citato a Vieni via con me è forse segno dell’avvenuta pacificazione, e fa addirittura pensare che lo scrittore voglia prendersi una sorta di rivincita.

Resta il punto «politico». Che Saviano avesse o meno ragione su Croce (e non è semplicissimo stabilirlo), da parte di un auto eletto profeta della libertà di stampa non ci si aspetterebbero cause da milioni di euro intentate a giornali e cronisti. Soprattutto se poi quello che intenta le cause urla e strepita quando denunciano lui. Ma tant’è: in mezzo al dramma di Casamicciola ci sono anche le storie piccine come questa.

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