Un tempo erano quelli che si scagliavano contro «i poteri forti», che volevano forzare le stanze del comando con l’apriscatole, che sbandieravano la trasparenza contro le oscure trame ai danni dei cittadini. E adesso sentiteli: che retorica di prim’ordine, sono dei veri paladini delle istituzioni. Virginia Raggi è impegnata nella lotta partigiana: «A Roma scendono in piazza degli irresponsabili», tuona. «Negare la diffusione del coronavirus è uno sfregio a migliaia di vittime e a chi ha lottato in prima linea negli ospedali. Per i neofascisti che fomentano l’odio la risposta migliore è nel grande senso di comunità della nostra città».
Giuseppe Conte, giusto per alzare un po’ la tensione, ha pensato bene di aumentare a dismisura il numero dei morti per Covid. A un evento organizzato dal Fatto quotidiano se n’è uscito con la frase perentoria: «In Italia ci sono stati oltre 274.000 contagiati e 134-135.000 decessi. Punto». Solo che, per fortuna, i decessi sono stati 35.000, cioè 100.000 in meno.
Persino Luigi Di Maio, forse per non sfigurare, ha usato i toni del dramma: «I negazionisti parlano di guerra», ha detto, «di guerra che devono fare allo Stato contro queste misure, contro la mascherina. Io invece rispondo che la guerra l’abbiamo combattuta questo inverno e abbiamo perso sul campo decine di migliaia di italiani i cui familiari stanno ancora piangendo. Ai negazionisti chiedo di portare almeno rispetto per i familiari dei morti». Poi ha aggiunto: «Rabbrividisco all’idea che una serie di esponenti politici che vanno a dire in giro che la mascherina non serve e che il virus non esiste potevano stare al governo di questo Paese in questo momento».
Al netto della sintassi originale, il problema sta proprio qui: attualmente fanno parte della maggioranza di governo esponenti politici i quali hanno negato che le mascherine servissero e hanno invitato a non metterle, spingendo i cittadini ad affollare le strade nel momento di massima diffusione dell’epidemia.
Forse è questo il pensiero che dovrebbe far rabbrividire Di Maio: se ci sono dei «negazionisti» (termine abietto che sarebbe bene non utilizzare), beh, sono proprio fra i suoi compagnucci al potere. Ricordiamo – tanto per citarne due – Nicola Zingaretti, che incoraggiava la popolazione a fare l’aperitivo, e Giorgio Gori, che consigliava di affollare strade e piazze di Bergamo.
Anche Roberto Speranza, ministro della Salute, «rabbrividisce» alla vista dei contestatori in piazza, si vede che va di moda. Ci chiediamo perché, piuttosto, non si faccia venire la pelle d’oca pensando ai pasticci sulle mascherine. Il 25 febbraio scorso, sul sito del suo ministero, comparivano le seguenti parole: «La mascherina non è necessaria per la popolazione generale in assenza di sintomi di malattie respiratorie». Lo stesso giorno, durante una conferenza stampa, il super consulente governativo Walter Ricciardi ribadiva il messaggio: «Le mascherine alle persone sane non servono. Servono per proteggere le persone malate e servono per proteggere il personale sanitario». Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli Ordini dei farmacisti italiani, faceva eco: «Le mascherine sono necessarie a chi è già malato per evitare di diffondere i patogeni». Quando si fanno notare particolari come quelli sopra elencati, c’è sempre qualcuno che sbotta: «Ma mesi fa del virus si sapeva poco…». Beh, forse proprio perché le informazioni scarseggiavano sarebbe stata consigliabile una certa prudenza. Oggi che sul virus sappiamo qualcosina in più, invece, abbiamo il dovere di essere lucidi. Non necessariamente ottimisti né faciloni, però lucidi.
Dovremmo poi riflettere sulle parole pronunciate da Antonella Viola, immunologa dell’Università di Padova, che ha dichiarato a Rai 3: «Noi come scienziati dobbiamo fare un mea culpa perché abbiamo dato messaggi contraddittori». Ricordate? C’era la dottoressa che parlava di «influenza», quell’altro che invece gridava di chiudere i confini ma non veniva ascoltato… Ogni ora se ne sentiva una diversa.
Adesso, in aggiunta, dai verbali del Cts – che il governo voleva tenere segreti – apprendiamo che gli esperti, ancora il 13 marzo, scrivevano: «Tutte le raccomandazioni scientifiche elaborate internazionalmente riportano chiaramente che non vi è evidenza per raccomandare indiscriminatamente ai lavoratori di indossare mascherine chirurgiche». I tecnici dell’esecutivo sono forse pericolosi irresponsabili?
Giusto ieri, il dottor Fabrizio Pregliasco, citando una ricerca dell’Università di Oxford, spiegava che i test rilevano anche il virus morto, dunque i numeri della pandemia potrebbero essere sovrastimati. Che facciamo, accusiamo Pregliasco di negazionismo? Oppure ci rendiamo conto che nella comunità scientifica le certezze granitiche non sono all’ordine del giorno?
Gli stessi politici che – fino a ieri – hanno alimentato confusione e paranoia non si possono permettere, ora, di attribuire patenti di presentabilità. Dopo essere stati immersi in un caos spaventoso per mesi, i cittadini hanno il sacrosanto diritto di muovere critiche, di avanzare dubbi, e pure di protestare e scendere in piazza, se lo ritengono. E i rappresentanti delle istituzioni avrebbero il dovere di rispondere, di chiarire, di non creare altro panico. Ma preferiscono accusare di essere «fascista» chiunque non si sottometta all’istante ai diktat sanitari.
Giocano con le cifre, i nostri governanti. Sfruttano i morti per le loro filippiche, e intanto non mostrano alcun rispetto per i vivi. Per le persone a cui non hanno saputo dare risposte, e che adesso si permettono di trattare con sufficienza. Vogliono prendersela con i «negazionisti»? Allora litighino con lo specchio.
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