I giovani in piazza contro i potenti ricevono l’applauso di tutti i potenti
Ansa
  • In migliaia sfilano per il clima, elogiati dal solito giro di sinistra. Fu così anche con i no global, poi arrivarono gli sfasciavetrine.
  • A Firenze lo sciopero è obbligatorio. All’istituto Ghiberti la preside fa chiudere la scuola a metà mattina. Ma a molti non è piaciuto l’invito di Lorenzo Fioramonti a giustificare le assenze: «Non compete al ministro».

Lo speciale comprende due articoli.

«Destroy Capitalism». Scritto con la vernice rossa su cartelli che si confondono fra calembour e goliardia, lo slogan parte dai boulevard d’Europa e arriva dritto ai centri sociali. È un sottile filo elettrico che indica il solito obiettivo da raggiungere con metodi nuovi, magari parlando di clima. E con volti nuovi, magari quelli ignari dei ragazzi dei Fridays for future. Si comincia così e chi non è nato ieri lo sa. Si comincia così come accadde con il movimento no global e prima ancora con quello no nukes. Si comincia così fino a quando, un nefasto giorno, non compaiono i black bloc e i loro fiancheggiatori; fino a quando non si vedono «sordide mani lanciare i topi dai tombini» (copyright Giorgio Gaber). Perché se l’obiettivo palese con accenti da Mary Poppins è fermare il riscaldamento globale, quello strisciante antisistema è «destroy capitalism» o almeno conciario per le feste.

Il mezzo milione di giovani che affolla le piazze italiane (da Roma a Milano, da Torino a Napoli) nel giorno della giustificazione ministeriale rischia di diventare lo strumento di vecchi arnesi della politica che combattono da sempre con le stesse armi, quelle della persuasione di massa. Per ora è una festa, quindi nessun grillo parlante ha diritto di disturbarla. Il compito del giornalista collettivo è additare teneramente l’impegno dei figli che si ribellano all’ignavia dei padri (sai che novità), registrare l’oggettiva necessità di ridurre le emissioni industriali (soprattutto da parte di paesi come la Cina e gli Stati Uniti, che non le ridurranno) e dare conto degli striscioni più divertenti. Vince per la fantasia il milanese «Fate qualcosa porco Co2», per la leggerezza il veneto «Nel 2050 no ghè più giasso per lo Spriss», per l’approccio surreale il bergamasco «Salviamo la Terra, è l’unico pianeta dove gioca l’Atalanta», per la sincerità il romano «Cambiamo il sistema non il clima».

«Ci avete rotto i polmoni», gridano dalle prime file paralizzando il traffico. Con il risultato che migliaia di auto producono emissioni velenose col moltiplicatore sia dai tubi di scarico che dalle narici furenti dei conducenti. A Napoli si rischia la rissa fra manifestanti e automobilisti. A Palermo una trentina di facinorosi vestiti di nero tenta di spezzare in due il corteo, con il rischio di provocare la reazione degli agenti; la Digos indaga negli ambienti di estrema destra. A Milano l’estrema sinistra si è mossa giovedì nel silenzio generale, imbrattando muri con minacce anarchiche e devastando vetrine del quartiere Sant’Ambrogio per protestare contro l’arresto in Francia di Vincenzo Vecchi, latitante dai tempi del G8 di Genova, condannato a 11 anni di prigione.

Per le strade italiane c’è una gioventù variopinta e strumentalizzata, che sfila contro il potere senza accorgersi che proprio il potere sta cavalcando astutamente la sua indignazione. Il premier Giuseppe Conte è il primo a esprimere vicinanza: «L’immagine delle piazze piene è straordinaria. Da parte mia e del governo c’è il massimo impegno. Abbiamo tutti una grande responsabilità». Anche il ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti ha detto la sua: «Dobbiamo far appassionare i ragazzi ai mestieri del futuro che non sono l’informatica per far soldi ma per aiutare il pianeta e mettere l’intelligenza artificiale al servizio di queste cause».

Tutto bellissimo, se non fosse che entrambi sono espressione culturale del Movimento 5 stelle, in prima linea nel bloccare preventivamente le infrastrutture come la Tav, decisiva per togliere milioni di auto e camion dalle direttrici più congestionate; nel congelare i 900 milioni della metropolitana da Milano a Monza; nel dire no ai termovalorizzatori per la trasformazione dei rifiuti in energia pulita al Sud. Sottolinea il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli: «Bene la protesta dei nostri ragazzi, ma forse hanno sbagliato le piazze. Bastava che si concentrassero davanti a palazzo Chigi». Ripresasi in fretta dalla sgridata di Emmanuel Macron («Lei e gli altri vadano a pulire le spiagge della Corsica»), Greta Thurnberg ha mandato la benedizione dal Canada e la sua adepta italiana Miriam Martinelli l’ha tradotta in uno slogan in rima: «Milano presente/ è in piazza per l’ambiente». La Miriam non sale mai in auto, sta diventando vegana e avrà di sicuro successo: «Non mi interessa la scuola, voglio entrare in politica».

Nell’entusiastico slancio – supportato da Laura Boldrini e Pippo Civati in piazza, Alessandro Gassman e la consueta compagnia di giro cinematografico-artistico-letteraria su Twitter – i manifestanti di Milano hanno incendiato in piazza Duomo un mappamondo al grido «la nostra casa sta bruciando», producendo Co2 e sprigionando nell’atmosfera sostanze tossiche provenienti dalla combustione delle vernici. Ma fermi non si può stare e nella calca viene sete, così alla fine gli operatori ecologici hanno raccolto migliaia di bottigliette di plastica gettate per terra. È andata meglio a Bolzano dove i ragazzi hanno deciso di protestare con l’esempio e hanno raccolto i mozziconi dalle strade del centro. Denominatore comune della nuova contestazione, alla fine tutti in fila da McDonald’s. Greta potrebbe non apprezzare.


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