- Starbucks ha annunciato che entro il 2020 eliminerà tutte le cannucce di plastica dai suoi locali. Il motivo? Inquinano l’ambiente. Si sono già portate avanti Disney, American airlines, McDonald’s e le grandi catene di alberghi.
- È partita la corsa ai materiali sostitutivi. Sui social spopolano immagini di influencer con varianti in metallo, bamboo, vetro o carta. Sarà un nuovo business tutto fatto di marketing
Lo speciale contiene due articoli.
Chi l’avrebbe mai detto che una semplice cannuccia di plastica potesse divenire in quattro e quattr’otto il più cattivo dei cattivi del mondo?
Per gli ambientalisti di tutto il mondo questo piccolo strumento che si utilizza, quasi senza pensarci, per gustare bevande non è altro che il principio di tutti i mali. Una sorta di emissario del demonio sceso sulla terra per distruggere tutto, inquinando e uccidendo lentamente ma inesorabilmente tutte le specie viventi.
Vi sembra una storia senza fondamento? Vi sbagliate. Negli ultimi mesi il «cannuccia-gate» è esploso un po’ in tutto il mondo con orde di ambientalisti che demonizzano l’utilizzo, a loro dire smodato, di quel tubicino di plastica leggera. «Quel che non capisce la gente» spiegano i militanti del progetto The Last Straw (L’ultima cannuccia) «è che una sola cannuccia impiega circa 200 anni prima di disperdersi nell’ambiente. Nel frattempo, la sua forma si modifica, viene assorbita dal terreno e spesso ingurgitata da animali inconsapevoli di quello che gli sta succedendo intorno». Ma non solo. «Spesso le cannucce non possono essere riciclate e viste le loro dimensioni minuscole sfuggono facilmente nei processi di compressione di grandi volumi di plastica» spiegano gli attivisti che ribadiscono come «una sola cannuccia è in grado di rilasciare agenti chimici che possono avvelenare le specie viventi».
A sostegno di questa campagna contro le cannucce, ecco comparire online foto strazianti di balene e delfini che sguazzano in acqua e plastica, immagini di ignari pesciolini che vengono pescati insieme a cumuli di plastichine colorate, uccelli morti stecchiti con il corpo pieno di residui plasticosi e, soprattutto, video di tartarughe marine a cui vengono estratte cannucce putrefatte dalle vie respiratorie. Sono proprio queste ultime le vere protagoniste di una battaglia estiva che, a furor di popolo, sta coinvolgendo aziende big di tutto il mondo. Peccato che quel video sia virale ormai da circa tre anni e che, ciclicamente, venga riproposto con lo slogan «la plastica fa male». E se nel 2015 era toccato ai sacchetti, quelli in cui si infila la spesa, di essere messi al bando quasi in tutto il mondo, quest’anno è il turno delle cannucce che da compagne di vita quotidiana sono diventate il male assoluto.
A differenza delle borse di plastica, abbandonate davvero solo in alcune aree del mondo, la crociata ambientalista, sembra aver attecchito. E anche bene.
La guerra alle cannucce inizia da Seattle. La città più grande dello stato di Washington dal primo luglio scorso è cannuccia di plastica-free. I più chic della città utilizzano la loro personale cannuccia in metallo che trasportano con cura, all’interno di pregiati astucci, da uno Starbucks all’altro. Per tutti gli altri, la soluzione è fatta da carta o materiali biodegradabili, come per esempio la pasta. Anche grandi brand, come Starbucks o McDonald’s, hanno annunciato che presto diranno addio alle cannucce di plastica. Rispettivamente entro il 2020 e il 2019. Carta e materiali biodegradabili saranno invece di casa nei parchi Disney che dal prossimo anno saranno sgomberi da ogni tipo di cannuccia di plastica. Anche le catene di hotel Hyatt e Marriott si sono unite nella battaglia dichiarando che le loro strutture «metteranno a disposizione valide alternative su richiesta». Un po’ come American Airlines che utilizzerà solo cannucce in bamboo o la compagnia di crociera Royal Caribbean che rimpiazzerà la plastica con carta.
Solo negli Stati Uniti si stima che vengano utilizzate quotidianamente circa 500 milioni di cannucce. Il tutto per un lasso di tempo mai superiore ai tre minuti e mezzo. Dopotutto, per bere una Coca Cola o un Frappuccino, non ci vuole di certo una vita. In Italia, i numeri sono più contenuti: 2 miliardi. Annuali. Complice forse l’assenza, per ora, di Starbucks che si classifica tra i più grandi consumatori di cannucce a livello mondiale. E che dire del business che ruota attorno alle cannucce? Si stima che Tetra Pak, l’azienda multinazionale svedese che si occupa di creare, tra le altre cose, il tanto chiacchierato oggetto, abbia incassato dalla vendita delle sue cannucce di plastica 11 miliardi di dollari. Solo nell’ultimo anno.
Ma il business è molto più ampio. E combattere l’utilizzo delle cannucce è diventato così di moda che anche Kim Kardashian, che del web è la regina indiscussa, sul suo profilo Instagram ha annunciato a un pubblico di oltre 115 milioni di persone che nella sua abitazione non si sarebbero mai più usato le cannucce. Ecco quindi che tutte le seguaci della casata Kardashian-Jenner hanno dichiarato guerra allo strumento bandito dal castello della regina. E che decine di brand si sono accodati alla decisione della più famosa del clan californiano e hanno scelto di dire addio alla cannuccia di plastica che, fino a ieri, utilizzavano senza chiedersi perché.
Che tutto questo clamore non sia altro che una moda estiva in un’estate in cui manca un vero e proprio tormentone? Forse. Susan Clayton, professoressa di psicologia al Wooster college, in Ohio, ha comparato il clamore attorno al «cannuccia-gate» a quello creato nel 2014 dall’ice bucket challege, la famosa sfida che spopolava sui social di tutto il mondo in cui la gente si versava sulla testa un secchio d’acqua ghiacciata e donava ingenti cifre in beneficienza. «Chi annuncia al mondo di aver smesso di utilizzare le cannucce semplicemente si “pulisce la coscienza”» ha spiegato la dottoressa Clayton «il risultato infatti non comporta un effettivo beneficio per la Terra, ci vorrebbe molto di più, ma funziona da palliativo e serve a sentirsi moralmente sollevati da qualsiasi ruolo nella distruzione del nostro Pianeta».
Insomma, sebbene l’allarme sia reale e al mondo si stimi che ogni anno muoiano a causa della plastica oltre un milione di uccelli marini e 100.000 animali acquatici, quella delle cannucce sembra essere l’ennesima moda. Che con le prime piogge autunnali verrà spazzata via e dimenticata. Almeno fino alla prossima estate.
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